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Posts Tagged ‘poesia’

Recensione: Giovanni Peli, “il passato che non resta” (raccolta di poesie, 2012)

febbraio 19, 2013 Lascia un commento

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Confido incautamente all’Autore che il libro è labirintico. Il poeta, letta la mia frase sullo schermo, avrà strabuzzato gli occhi e forse sorriso, chissà. Di sicuro avrà pensato che il suo sforzo di condensare versi e parole musicanti ha incontrato il muro di gomma di un recensore ottuso.
Eppure il libro fila semplice, tenuto saldamente da un filo sicuro, la recherche di ciò che non può essere ritrovato, il tempo del passato vissuto come un fugace scintillio di forme che passano senza possibilità di fissarle, a meno che di non accontentarsi di ritratti dai colori falbi o ingrigiti. (Le tavolate col vino, e tante storie da raccontarsi/ davanti a quelle sei corde vigliacche (…)/ trovare nella memoria la parola da ridere/ quando il giorno dopo non sarai più lo stesso – “Zichi-pachi zichi-pu”). La semplicità del poeta confonde il lettore e lo costringe ad addentrarsi nel labirinto.

Prima sezione – Il passato che non resta
Il passato come terra straniera, come il titolo di un romanzo di Carofiglio, semplice permanere nel presente attraverso i segni, le striature delle rughe, gli oggetti che restano, i cocci rotti, ma che si apre ad un’improvviso lirismo non appena si tocca il tema del passato-persona. Verso la fine della prima sezione, l’attento sguardo del poeta, lucido e analitico come un entomologo che osserva l’oggetto della sua analisi senza partecipazione, decide di non conservare più ma di vivere liricamente il ricordo-persona, il passato legato al “calore del non pensabile” e si scioglie quasi in canto, quasi perché ancora mantiene un certo ritegno a disvelare e disvelarsi: (sempre sulla figura del padre: e l’odore di officina dentro/ e mai mai nomi per le stelle/ solo confondere col suo nero la sua notte). Un colpo di coda finale: (Quello che ricompare è un passato/ da rendere mutevole/e polvere sui libri (…) domani avremo un passato migliore/ di questo – “Corriamo dietro ai gatti”). Postilla: il tema dell’ubi sunt che ricorre in “Soltanto dei nomi” non lo vedevo in poesia dal Medioevo.

_DSC0391Seconda sezione – Canzoni d’amore
Mantiene quello che promette: canto. Il canto modula i sentimenti, e la musa che fa capolino ogni tanto fra i versi e nei titoli portano il poeta ad accenti sentimentali e sensuali che non ti aspetteresti dal lucido razionalismo della prima sezione. Emergono le venature sanguigne e i tormenti della contraddizione, si perde in paesaggio e si guadagna in ritratto (Sarò bambino ed il suo mostro./ Sarò il suo corpo – “Sarò per Elle”). L’amore parte, l’amore si disperde: l’abbandono (Ho rotto alcuni oggetti/ ma nessuno dei tuoi) è ben rappresentato così come il trovarsi degli esordi (Cosa ci potrà mai dividere? (…) non i cannoni, non il vento forte/ non il silenzio del sole). Il “Sonetto” della seconda sezione anticipa l’abbandono e il tema della terza: Canto la resa, la celebrazione/ dell’indifeso, le frasi incomplete.

Terza sezione – La Celebrazione dell’Indifeso
Come nei Trionfi di Petrarca, la sezione successiva sussume, supera dialetticamente quella precedente; l’amore aveva superato liricamente il passato, l’Indifeso, l’abbandonato richiude l’uscio alle persone e si riapre alle cose, alla visione degli spazi e alle geometrie del mondo (Contavi troppe volte/ i centimetri/ da qui ai continenti migliori – “Avere in mano”) alla ricerca di una possibile misurazione del mondo e di una sua inclusione in un’orizzonte di senso (Ma io vivo bene/ ed è la verità/ per il difetto agli occhi/ (…)che alle luci fa alone/ dà ai colori ingenuità/ e moltiplica le stelle). Il tono si abbassa, il lessico si semplifica (La domenica i pedoni/ attraversano in diagonale/ e fanno ombra come possono – “Domenica”). La chiusura, come un crepuscolo, abbrevia e attutisce definitivamente quasi come un sonno che sostituisce lentamente la logica e il fluire delle cose e del logos della veglia.

Qualche osservazione.
Il verso è perlopiù libero, il tono in generale è prosaico, come nelle Sature di Montale, raro l’uso di rime; seguendo il solco della tradizione del Novecento, la poesia di Peli privilegia assonanze e consonanze, una costruzione scarsa di figure retoriche di posizione e un’abile collocazione del verso spezzato a sottolineare i passaggi più densi di senso. Poesia quasi come brevi correnti di flussi di coscienza. D’altronde, non ci si può più appellare ad una poesia strutturata e formalmente quadrata se la visione del mondo è caleidoscopica.

Un libro labirintico, come dissi a suo tempo a Giovanni (mi permetto la confidenza e la caduta del formale “lei” perché ormai mi illudo che il poeta mi abbia aperto la porta e accolto, mentre l’altro lobo del cervello mi avvisa che ogni ritratto è parziale, ogni autorappresentazione è finzione, ogni visione di se stessi è un testamento verso il mondo che ci deve conoscere attraverso le visioni che noi produciamo, teste Petrarca). Anche dopo molte riletture, mi pare di averne solo sfiorato la superficie: ma in fondo il mio compito era solo recensire, invogliare alla lettura. I successivi dialoghi tra me e il testo interessano solo me perché divengono me, ed io non farò (per vostra fortuna) alcun altro accenno alle visioni suddette. Il poeta è Giovanni Peli, chi ha coraggio di parlare e lui e la sua voce è “Il passato che non resta”: leggerlo sarebbe ringraziare il fatto che esistano ancora gente da chiamare “poeti”.

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Poesia – Ilenia Volpe

agosto 11, 2011 4 commenti

Ilenia Volpe è un’artista, una cantautrice che stiamo imparando ad apprezzare non solo come rocker dalla voce intensa che ci scuote, ma anche come poetessa di squarci metropolitani e intimisti, fulminanti come la verità delle sue parole. Le abbiamo chiesto qualche sua poesia, che traiamo dal suo blog su MySpace.
Respirare e leggere, non c’è bisogno d’altro: buon ascolto della vostra voce.

foto di Mike Dean

Consigli per gli acquisti

Mi dissero: “andrai dove vuoi, ma ricordati di contenere le rivoluzioni”
di indottrinarti fino alla morte
di non passare mai inosservata
di lasciar vivere per vivere.
Mi dissero: “Saresti un buon esempio” se solo non esistesse il condizionale.

Ho verniciato di blu l’asfalto

Che dio ci protegga dalle prime volte
Dal rumore dei tergicristalli quando piove poco
Dalle idiozie, dagli altari, dagli inverni
Dai predicatori, dai mal di testa, dalle stronzate
Dalla tua bocca, dai luoghi troppo grandi, dalle piogge ostinate
Dalle risate quando il mio mondo sta esplodendo
Dagli asfalti, dalle rose blu, dal denaro
Da quella vacca di tua madre, dagli uffici, dal mattino
Da tutte quelle cose che mai avrei voluto sentire o vedere
Dal bisogno, dai ricordi rubati, dall’amore
Dalla tua malattia, dall’adolescenza, dal perdono
Dagli ignoranti, dagli incoerenti, dai finalizzatori di idiozie
Dal fango, dai mal di testa, dai troppi volti
Dalle rinunce, dai conti perfetti, dalle parentesi
Dalle rughe mai vissute, dai  vuoti violati
Dal futuro recitato come una  preghiera

Il Mondo al Contrario

sprofondiamo i piedi negli abissi
che tanto solo li c’è il mondo che vogliamo

dove la musica è intelligente e crudele
dove il mare copre ogni angolo ed ogni angolo sputa sangue

questa storia del sentirsi grandi è solo uno stupido pretesto
ma tanto a cosa serve se tutti vogliono essere capiti
se tutti vogliono urlare e farsi sentire
se tutti vogliono figli e i figli poi qui non ci vogliono stare

guarda lì, lo vedi che non c’è la sofferenza?
lo vedi che tutti fanno finta di volersi bene?
che cadono aerei, palazzi, stelle, certezze?
ma cosa saranno poi queste maledette certezze?

qui è pieno di gobbi, di matti, sfregiati e malfamati
tutti in fila per dire addio
e nemmeno il tempo di lanciare un bacio
nemmeno un attimo per dire che è tutto troppo vero

guarda ancora, guarda.. lo vedi che lì non esiste il dolore?
ci raccontano dei loro amori
ma cos’è l’amore senza il delirio, l’odio, la sporcizia?
senza le ferite infette, i cromatismi, senza di te?
mio dio, senza di te..

non esisteranno più le stelle, il mare, le parole,
i colori, le montagne, i bambini, le urla
non ci saranno più le mani, le premesse e le promesse, le vene, i matti
tutti in fila per dire addio
e nemmeno il tempo di lanciarti un bacio

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Recensione: Francesco Vitellini, “Ronde Poetiche”

Le menti dei poeti, da come me le figuro, o sono nascoste e lineari, o esplose e contorte.
Leggo le liriche di una persona che conosco benissimo, che come prima cosa mi mandò a farla in biiip in tedesco e fu l’inizio di una grande amicizia (si sa, i grandi amori nascono da un sonoro vaffanculo). Scopro di saperne meno di quanto pensassi…

Passo alle sue poesie, e scopro, o riscopro, tanti pensieri e parole di cui ero più o meno a conoscenza, sepolte in una memoria piena di troppe cose. Memoria ed essere vengono richiamate lirica dopo lirica, e scopro che il grande amico è anche un grande talento, che il grande borbottatore ostrogoto è un abile affabulatore, che oltre ad essere un fine traduttore è anche poeta in più lingue dal talento polimorfo.

Vi consiglio perciò le sue Ronde Poetiche (qui il link per prenderlo da kataweb), ma migliore vetrina saranno i suoi versi. Traggo qualche strofa dalla lirica “A chi rimane” di ispirazione crepuscolare:

ti lascio la mia mente,
incubatrice di sogni,
il mio pensiero
attento a non smarrirtici
non esistono istruzioni
nessuna guida tranne l’intuito
“mente contorta, incomprensibile”
cazzone di un monterosso
non avete capito niente

ti lascio il mio cuore
fomentatore di dolori e gioie
l’unica mia parte
che si nutre di assoluti
odi et amo… esattamente…!
divoratore di emozioni,
sepolto nel mio petto
nero dal troppo fumo
nondum amabam
et amare amabam

ti lascio i miei amici
quattro gatti… ma validi…!
non li trascurare
hanno parte in quello che sono

Piccole prove poetiche – by Silvia Laganà

novembre 28, 2010 13 commenti

Mentre apprendo con raccapriccio che Sgarbi vuole fare un programma alla Saviano (CAPRE! CAPRE!) e che dopo il bunga bunga c’è il Bondi Bondi, Silvia Laganà ci trae d’impaccio e ci porta tre piccoli frammenti di poesia, tre omaggi poetici a tre persone diverse ma importanti. A lei la parola, anzi la Parola…

a Cristina

Ancora una volta, vieni qui,
e rimani,vai via, ma resti, qui, con me.

Corre il pensiero,
rapido come la follia,
divisa a metà fra due ere,
fra due sentimenti,
fra due forti
chiusa
in un abisso profondo,
profondo una scelta:

amare?

 

 

A Carlo

Testardo,
parole e ricordi mai dimenticati,
di persone sempre amate,
echeggiano

Distrutto ma intatto.
Integro scudiero della passione:
amico altero.

Sorriso delicato,
mano forte, ma gentile,
grazie per me ad altri mille
(sempre a te).

 

 

 

A Davide

Concentrato, assorto,
ballerino dei suoi tempi.

Presente e mai passato,
Musa e Maestro della sua vita,
amico innamorato,
ma tenero amante geloso.

 

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Poet’s Corner

agosto 22, 2010 1 commento

Riceviamo una bella segnalazione da parte di Sergio Cavicchi su una nuova iniziativa culturale a Cesenatico.

Propongo una serata dedicata alla declamazione di testi e poesie inedite, se possibile. Giovedì 26 alle 21, presso la p.zza delle Conserve di Cesenatico si svolgerà Poet’s corner… not alone. Può partecipare chiunque voglia proporre testi, prosa o poesia, che voglia fare conoscere.La nostra associazione ha or…ganizzato questo evento per ricercare autori emergenti, non per forza giovani, che abbiano voglia di mettersi in gioco. E’ una possibilità a costo zero che potrebbe ritornare utile per fare curriculum!

Chi volesse iscriversi può telefonare al 3482307080 o mandare email a lanuovaredazione@libero.it. Tanto per non scherzare saranno distribuiti volantini e locandine promozionali, nel luogo dell’evento microfono e musica di sottofondo, regolari permessi comune e Siae.

Sergio Cavicchi Presidente di NOMS Onlus Cesenatico

Ottave: ode robotica

Piccola ode alla casellante robotica che mi accoglie dolcemente quasi ogni mattina.

Rispondi gentile
soave fringuello,
rifletto: “che stile!
di tutti l’ostello”.
Par d’esser d’aprile,
che tutto è più bello:
a me che d’autostrada sono ostaggio,
costretto a lungo e faticoso viaggio…

Mi porti l’aurora
e mi chiedi il biglietto,
t’osservo da prora
ti prendo di petto,
il soldo ad ogn’ora,
consegno al cassetto.
Squilla la tersa voce casellante
tenera e vispa ed amorosa amante!

Out 14 – nuova uscita della fanzine

giugno 9, 2010 8 commenti

splendida copertina di Antonio Flocco

Finalmente Out n.14 si è concretizzato.
L’autoproduzione, si sa, gioca con l’aperiodicità. Ad ogni modo questo nuovo numero è sempre più nutrito e propone, come al solito, cose da dire, raccontare, focalizzare. Numero molto ricco, fumetti e illustrazioni, articoli e racconti, poesie e riflessioni. Un altro numero per far convivere il nostro universo, fatto di parole e di immagini.

ARTICOLI
- La gente vogliono di F. Misiti: sguardo disincantato e ironico su quelli che potrebbero essere luoghi comuni ma, ahinoi, tristemente reali
- Diabolic di Bi.Di.Esse : c’è un fumetto che è anche una splendida parodia di un noto personaggio in calzamaglia (calzamaglia made in italy, no supereroi americani), con la solita scrittura irriverente il nostro Bi.Di.Esse ci illumina su questa produzione
- Da FanzineItaliane alla Fanzinoteca di Gianluca Umiliacchi

Magari conosciamo le biblioteche. Magari non sappiamo (noi e molti di voi si presume di sì) cosa siano le fanzine. Piccola “favola” di un grande personaggio (perché Gianluca è sì un caro amico, ma un personaggio a tutti gli effetti) che, dopo aver messo in piedi l’associazione Fanzine Italiane, è anche capace di creare, in quel di Forlì, una biblioteca delle fanzine

POESIE
Intimiste o provocatorie, sensuali o malinconiche… a libera interpretazione di chi scrive (e di chi legge). Nomi già conosciuti sulle pagine di Out e nomi nuovi: Rizzi, Sbrana, Laganà, Pereira, Donaudi, Occhionero, Crovella, Vitellini

FUMETTI & STRIP
- Fuggitivo di A. Rizzi & C. Amantini: sogno/incubo, emozioni interne delineate da un bianco e nero netto.
- Il Pedone di Max Capa: irriverente e dallo stile molto (se ci passate le etichette) “underground”
- Pulci di C. Cardinali: capace di strappare più di un sorriso
- Gattacci di G. Campana: mai i gatti ci sono stati così simpatici, delizioso l’omaggio ad Alda Merini.
- Corvo Morto di Grillo&Skiribilla: accattivante, ironico, di grande impatto visivo
- Goccia di F. Misiti: state molto attenti quando rispondete al telefono… ma soprattutto a chi telefonate!
- In the name of love di Baldo & L. Canti: delicato e rincuorante per i buoni propositi
- Il profumo / Elevazione di C. Piccolo: animali per descrivere l’animo umano, delicato nei disegni, piacevole come una carezza.
- BEEP! Di B. Di Stefano & E. Raffaelli & C. Amantini: storia a tinte noir con il b/n sfumato in acrilico.
- Pianura di S. Fabbri: storia di terra e di acqua, con mezzetinte che tendono all’acqua
- Atac di C. Parentela: non servono parole, essenzialmente muto ma facile da intendersi
- L’Angolino del Flok: ormai un classico appuntamento, la nostra finestra critica…

RACCONTI
- Parlava alle stelle di F. Vitellini: viaggio tra i sentimenti, tra la terraferma e il cielo.
- Nonno Mario di S. Sbrana: storia personale fatta di ricordi e di tradizione.
- Giornata Atipica di F. Colabella: per capire cosa vuol dire catena di montaggio.
- Chaaaarles di G. Brodolini: personaggi che creano un immaginario.
- Secondo Movimento di R. Bernacchia: la musica che accompagna atti quotidiani (?).

ILLUSTRAZIONI
Per rendere ancor più belle le parole, le visioni oniriche di Egle Guerini, quelle sghembe di Claudio Parentela e quella graffiante di Valentina Crisante

BuonOut!

Haiku

gennaio 2, 2010 3 commenti

Io terrorista

In quanto dipietrista

E miscredente

Categorie: attualità, poesia, Resistenze Etichette: ,

Chi ride mostra i denti

caxxoridi?Nella lettura di una poderosa antologia dei sonetti romaneschi di Gioacchino Belli, tanti sono gli spunti , i versi e i ritratti che in pochi versi questo immenso poeta ha elaborato con penna leggera e tagliente. Ma nessuno è più vero del 320esimo “Er papa ride…”.

Er Papa ride? Male, amico! E’ segno
ch’a momenti er zu popolo ha da piagne.
Le risatine che sto bon padregno
pe noi fijastri so sempre compagne.


Ste facciacce che porteno er triregno
s’assommijeno tutte a le castagne:
belle de fora, eppoi, peddio de legno,
muffe de drento e piene de magnagne.


Er Papa ghigna ? Ce so guai per aria:
tanto più ch’er zu ride de sti tempi
nun me pare una cosa necessaria.


Fiji mii cari, state bene attenti,
Sovrani in alegria so brutti esempi.
Chi ride cosa fa? Mostra li denti.

La Zia Monaca

agosto 29, 2009 4 commenti

Nel leggere l’editoriale di Mario Calabresi su La Stampa di oggi, strane associazioni di idee si mettevano in moto assieme ad una vecchia filastrocca

La zi’ monaca sutt’a l’umbra,
Lu zi’ monacu puru da
ca facienu cozzutumbula
chi si potenu struppijà.
(1)

Cornelis van Haarlem: Monaco e Monaca (1591)
Cornelis van Haarlem: Monaco e Monaca (1591)

L’Utilizzatore Finale e la Chiesa mi sono sempre sembrati lo Zio Monaco e la Zia Monaca, copulanti nel peccato e sicuri da ogni turbamento, finché qualcuno non fa un reportage sui peccati del monaco suddetto e tutte le verginelle gridano allo scandalo.
Fastidio e stupore, questo pare trasparire dal mondo cattolico: il fastidio lo comprendo, lo stupore no, perché nell’ipotesi migliore tutto ciò è interessata miopia, interessata al controllo sulle leggi sull’inizio e la fine della vita o l’otto per mille.
Finisco però con lo stupirmi anch’io se un navigato principe machiavelliano, sia golpe che lione, che ha in bocca religione mentre qualcuna lo aspetta nel “letto grande“(2), tenta quella che Il Manifesto di ieri (ebbene sì) chiama una “scristianizzazione” del paese.

Ma forse Zio Monaco e Zia Monaca stanno solo studiando le reciproche posizioni, stanchi forse della solita posizione del Missionario.

(1) Per la gioia di intellettuali come Calderoli e Zaja, che non ci avranno capito un cespo, traduco: “La zia monaca se ne sta all’ombra e pure lo zio monaco sta lì, e fanno tante di quelle giravolte che si potevano pure far male”.

(2) Ma guarda tu se devo pure sembrare uno che elogia Papi. Si legga il paragrafetto in questione a denti stretti e con aria corrucciata.

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