
addio, non mi mancherai...
Chi si ricorda cos’è stato davvero il Tg2, non può che sorridere amaramente di fronte alle lamentele del suo comitato di redazione contenute in un accorato e drammatico comunicato: il comitato di redazione si lamenta dell’esilio sul digitale terrestre e del declino di questo tg in termini di ascolti e qualità.
Chi si ricorda del suo fondatore, Andrea Barbato, lucido e valente giornalista laico e di molti suoi direttori e giornalisti, come Garimberti, Mentana da giovane (“mitraglietta”), di Santalmassi e carmen La Sorella, ha negli occhi un tg semplice, informativo, forse troppo craxiano, ma interessante, un ottimo complemento al mitico Tg3 di Sandro Curzi.
Anni di devastazione ed asservimento, sotto la pessima direzione di Clemente Mimun (poi passato a fare danni al Tg5) e Mauro Mazza (ora mandato ad affossare il Tg1), lo hanno appesantito di gossip e notizie inutili, tanto da farlo rivaleggiare con lo stupidario subumano di Studio Aperto, ripieno com’è di sagre del parmigiano e servizi sui cuccioli, Amanda e Sollecito, le creme solari.
Perché? Perché “tengono famiglia”. “Nel tricolore andrebbe scritto: tengo famiglia”, questo diceva Leo Longanesi. Aveva tristemente ragione.
Una categoria già tendenzialmente serva, di fronte al ricatto dell’esclusione e della perdita del proprio posto di lavoro si piega a qualunque cosa: i tg hanno oscurato le vicende di Papi, che ormai abbiamo scoperto non essere un playboy, ma solo uno che avrebbe pagato le mignotte come un trippone di mezz’età qualsiasi; il tg5 ci parla invece del traffico dello squalo surgelato con toni scandalizzati, quasi che degli squali ce ne dovesse impippare qualche cosa così come siamo conciati. Accennano solo a “un’inchesta” in svolgimento a Bari, quasi si trattasse di una stupida bagattella, facendoci però ascoltare le urla indignate del premier a tutto volume e a tutte le ore…
Tengono famiglia, perdonateli.
Tuttavia, i giornalisti del Tg2, ricordandosi di avere una dignità, scrivono in questo documento parole amare, un documento che non leggerà nessuno e forse sarà recitato alla fine del tg con la velocità di uno speaker in una pubblicità di un antibiotico. Leggiamone un passo vagamente lirico:
“La sabbia che ci copre può essere soltanto un paradosso, ma non troppo. . Occorre scrollarsi di dosso la vecchia stagione con le sue mareggiate e coltivare quella nuova. Una stagione dove tornino protagoniste le notizie, le regole della professione, il rispetto per chi ci guarda”
segno che ci hanno preso per il culo da parecchio tempo, dato che anche loro “tengono famiglia”. Basta questo pensiero per augurare un sereno fallimento alla loro testata.
Hanno sparlato di noi