Archivio

Posts Tagged ‘messina’

If you want a little brother…

novembre 5, 2009 3 commenti
IMG_0030

sui muri del BDS di Via Garibaldi a Messina

Quiz – Che dirà ai messinesi?

ottobre 15, 2009 5 commenti

fanghi

Un grazie al mio amico Oliviero per il fatto di esistere e per la battuta.

Categorie: Uncategorized Etichette: , ,

Monnezza e Mundizza

ottobre 14, 2009 6 commenti

A Napoli puzzano, a Palermo e Messina pare di no. I rifiuti.

Risorsa, biomasse, potenziale energia: qui stanno tutti per terra a intossicare le città siciliane, e neanche un tg ad occuparsene oltre lo Stretto.
Quale differenza con quella Napoli che fece cadere Prodi più delle manovre di Mastella; quella spazzatura portata in riserve militarizzate, nonostante le barricate dei campani, di chi non voleva la “monnezza” del capoluogo. Emergenza affrontata con fare spietato dal nuovo governo di centro-destra laddove il centro-sinistra non aveva dato risposte.

Stupisce e non stupisce ora vedere la regione del 61 a zero con un capoluogo ai limiti del collasso. L’AMIA, la municipalizzata che raccoglie la spazzatura a Palermo, è al collasso dopo anni di gestione allegra  e voragini nei conti che solo 80 milioni delle nostre tasse avevano raddrizzato meno di un anno fa.
L’AMIA, un ente quasi comico se tutto ciò non fosse tragedia, che compra i cassonetti (costosissimi) per il riciclo che non si agganciano ai camion a disposizione.Ritardi nella raccolta, strade invase dalla “qualsiasi”.

La città galleggia su un mare di “rumenta”, ma l’Italia riserva indifferenza, così come il governo che non può certo creare un caso Napoli, non in una città “amica”, serbatoio immenso di “amicizia”.
L’altra anomalia (altrove, non qui), la città che sorge su un rivolo di torrenti ricoperti in maniera criminale per farne viali che si sbriciolano: Messina. In attesa di altra acqua che la tropicalizzazione dello Stretto le riserva per i prossimi mesi, si gode strade sozze e cumuli che nessuno raccoglie, con una raccolta differenziata che pare solo una promessa. Messinambiente forse aspetta che i soldi cadano dal cielo, di nuovo, come sempre, per riaprire le solite discariche che generose sanatorie renderanno agibili anche sulla soglia del disastro ambientale.

Che differenze con Napoli; qui non c’è un prodi da “sputtanare”, una sinistra fannullona a cui addossare colpe (non c’è una sinistra tout court). Difficile quindi che Studio Aperto 1, Studio Aperto due, Studioaperto italiauno, Studioaperto canalecinque, Studiofiga tiggiqqqquattro se ne accorgano.

La tragedia, le malattie, il disagio di tanti isolani. Tutto si consuma in silenzio.

Banana Republic – L’acida farsa di Giampilieri

ottobre 5, 2009 1 commento
nessun commento...

nessun commento...

Più che una tragedia, un’acida farsa. Con i media del grasso Nord che si permettono di fare facili ironie o ignorare la realtà dei fatti: Studio aperto ci deve parlare della giraffa Pallina o ci mostra la tromba d’aria di Mestre giugno 2007 e ce la spaccia per le immagini della Sicilia devastata. Fare informazione corretta è ormai un lusso, e la Sicilia oggi paga lo scotto dell’infamia.

Agli “organi di informazione” non conviene scavare troppo in una tragedia dai risvolti troppo “politici”.
A L’Aquila c’è stato un terremoto, e i terremoti non si possono impedire o prevenire (solo limitare i danni). Una frana si può invece fermare, i consolidamenti si possono fare, si possono evitare disboscamenti, si possono evitare abusi edilizi o reprimere quelli esistenti. Ma ci deve essere la volontà politica, in Sicilia, la terra del 61 a zero. Tze…

Il piazzista di pentole e tegami è arrivato, ha parlato ai poveracci due minuti ed ha fatto una gitarella in elicottero. Ha promesso di ricostruire come in Abruzzo, ma dove? Le poche lingue di pianura sono tutte occupate qui, restano solo le colline. Disboschiamo ancora?

Catastrofe annunciata, questo ci viene detto, il tutto mentre il sindaco di Messina dice di non aver saputo nulla di un allarme imminente, ma c’erano ordini di abbattimento per migliaia di abusi edilizi di cui doveva essere a conoscenza da anni: naturalmente, nessun ordine eseguito, si è “sanato” in allegria e fraternità… ma a differenza dello scudo fiscale che mette al riparo gli evasori, qui lo scudo cementizio non è servito a evitare alcuna catastrofe.

Ora la colpa è di tutti e di nessuno, una guerra fra ricchi (palazzinari e politici corrotti) e poveri (abusivi), una tragedia che si volge in acida farsa e che Paolo Colonnello su La stampa.it di oggi sintetizza efficacemente così:

Riassumendo: la Regione dà la colpa «alla gente che fa abusivismo»; la Protezione Civile siciliana «agli amministratori locali che non controllano»; gli amministratori locali ai politici importanti che non danno i soldi e i permessi; la Procura a chi i permessi li ha rilasciati; i vigili staccano multe che nessuno paga. E nel frattempo ogni tanto qualcuno muore, le case crollano, le montagne franano. E questa è già diventata una tragedia di serie B.

Banana Republic – Messina continua a morire

questo è il mio ricordo...

questo è il mio ricordo...

Guardo immagini di Giampilieri travolta dal fango, un paesino su cui incombe la montagna, così come incombe su tanti paesini costieri del Messinese. Sento le urla nere di chi ha perso tutto, la litania dei nomi delle vittime, le lacrime di coccodrillo di chi doveva fare e non ha fatto, l’elenco degli abusi edilizi che continuano imperterriti.
Rabbia, ma non sorpresa. Se abbattono i piloni dell’autostrada, figurarsi cosa fanno col resto…
Nel messinese non c’è spazio per costruire, si fendono quindi le colline e si disbosca e non solo nei paesini: basta guardare Messina dal ferryboat e chiedersi il perché di tante alture scempiate. Ci andasse Bertolaso sul ferryboat: da lontano si vedono tante cose, troppe.

E mentre la “città babba” muore, io la guardo ormai da lontano, scacciato da un ministero che non mi ci manda a insegnare. Mentre la gente muore col fango nei polmoni, la tv manda lo show di Papi (Enrico) con una che ancheggia e lui che urla, come se tutti avessero già dimenticato, casomai se ne fossero accorti.

Ma si vede che questi morti sono diversi dagli altri, quelli delle regioni dove fare il salvatore della patria tra le macerie: lì ci va il Piccolo Capo, qui ci mandano la Prestigiacomo, scintillante protagonista delle cronache di questi giorni.

E in questo vomito mentale, nel kipple che ci sommerge, mi devo sentire chi dice di amare le frane, perché non fanno arrivare a scuola gli insegnanti. E poi dicono che Mediaset non ci ha plasmati…

PS. Stasera a Striscia sono impazziti? Sembrano una manica di troizkisti (o come cavolo si scrive).

Qui festeggiano le disgrazie

dicembre 27, 2008 1 commento
il grafico di un rutto del messinese medio

il grafico di un rutto di Poseidone prima dello Tsunami 1908

Più ci sto, più Messina mi sconvolge.
Già mi stupisce che “festeggino” il centenario di un terremoto (che minkia festeggi?) ordinando nuovi arredi per un comune ormai sull’orlo della bancarotta (un immenso quadro celebrativo – Celebrativo [??]).
Poi fanno una manifestazione in Consiglio Comunale, ma i consiglieri se ne stanno a casa e parlano solo gli ospiti, mentre gli assenti si palpano i cabasisi e toccano ferro, aspettando il prossimo tsunami.

Estetica buddace – Cafon Street ep. 4

novembre 2, 2008 4 commenti

Un cartone animato in flash tutto in messinese. Speciale Halloween “I Motticini: la paura fa scantare”…

Mitico :D

Categorie: Uncategorized Etichette: , ,

Articoli da leggere

novembre 1, 2008 1 commento

Segnalo qualche spunto di riflessione

Gian Antonio Stella si occupa di Messina e del suo disgraziato Ateneo;

Sul Corriere c’è un dizionarietto di termini che mi rende quasi comprensibile la crisi finanziaria;

Per Schifani, se un operaio muore è colpa sua. Come dire: “non siamo noi razzisti, è lui che è negro”.

Caos cittadino!!

ottobre 4, 2008 8 commenti

Sabato giorno santo!!! Finalmente sono a casa dopo una settimana passata tra Palermo e Messina…La mia settimana comincia con un bel viaggio per Palermo. Decido di prendere il treno delle 8, un espresso che dovrebbe fare solo le seguenti fermate: Sant’Agata di Mlitello, Santo Stefano di Camastra, Cefalù, Termini Imerese, Palermo Centrale. Arrivo alla stazione e noto che ha già 5 minuti di ritardo (di routine penso). Il ritardo presto si tramuta in 10 minuti per poi diventare 15. E fin qui tutto ancora accettabile! Arriva il treno, salgo, sistemo la mia valigia e comincia il viaggio. Arrivati a Santo Stefano di Camastra viene annunciato: “Ci scusiamo per l’inconveniente, ma il treno espresso, proveniente da Messina, verrà trasformato in un Regionale ed effettuerà le seguenti fermate: Tusa, Pollina, San Mauro Castelverde, Cefalù, Lascari, Gratteri, Campofelice, Termini Imerese, Trabia, San Nicola Tonnara, Altavilla Milicia, Casteldaccia, Santa Flavia, Solunto, Porticello, Bagheria, Palermo Brancaccio, Palermo Centrale.” :’(

Arrivo a Pelrmo alle 11 meno un quarto (l’orario previsto era per le 9 e 55) corro a casa, che fortunatamente è vicina la stazione, poso la valigia e mi precipito in facoltà. Lunedì era una giornata abbastanza calda e soprattutto l’idea di farmi 15 minuti di camminata veloce x arrivare in facoltà non mi alletta (non volevo certo arrivare con fronte gocciolante di sudore), opto quindi x l’autobus. Ritorno alla stazione vedo il 234 e penso (che culo! almeno l’autobus lo becco preciso)! Salgo, oblitero il biglietto e il mezzo parte ( per modo di dire parte) comincia a muoversi lentamente e continuerà a tenere quest’andamento fino all’inizio dell’Università. Si soffocava, non riuscivi a muoverti, autobus pienissimo che andava a rilento. il viaggio è durato ben 50 minuti. Arriva al primo cancello dell’Università e scendo x disperata, nonostante io dovessi andare all’ultimo edificio di Viale delle Scienze, ripromettendomi di non prendere più un autobus a Palermo. Penso tra e me “prendo la navetta e arrivo”, ma guardo l’orologio ed erano le 12…la lezione era ormai finita, (oltretutto io non sapevo nemmeno di preciso se era quella la sede) quindi meglio andare solo in segreteria. Prendo il bigliettino prima di entrare, con il numero J55,arrivo e vedo il 12 (solo il numero senza alcuna lettera). “Vabbè ci sarà un pò da attendere” penso…passa quasi mezz’oretta e arriva il mio turno, ma in segreteria mi dicono: ”Non è il tuo turno” e  io : “Come?” “si lei è J, noi siamo arrivati alla H” “H??e dove è scritta?” “da nessuna parte ma è H, ci dispiace molto, ma cercheremo di fare in fretta”. Dopo la notizia mi cascano le braccia a terra, come si suol dire..mi aspettava chissà quanto di fila, il mio stomaco cominciava ad avere fame, e dovevo fare pure la spesa perchè non avevo nulla da mangiare..dopo tanto tempo arriva il mio turno “olè!” non oso nemmeno guardare l’ora xk sarei svenuta là vedendo quante ore di fila avevo fatto! Passo dunque la mia prima parte di settimana a Palermo, tra il caos del traffico cittadino e del caos unirvesitario (un’altra avventura è stata quella di “come e dove scoprire l’orario delle lezioni, ma soprattutto la sede..chiedi ovunque ma nessuno lo sa…tutti ti dicono mah…cominciano il primo ottobre le lezioni..non sappiamo nient’altro”).

La seconda metà di settimana la passo a Messina, per andare a trovare il mio ragazzo. Questa volta non prendo il treno, ma prendo un autobus diretto “Palermo-Messina”, e almeno questo arriva puntuale (evvai la prima cosa che funziona!!!) Arrivo a Messina e vedo la città come la vede tutta la gente che gira in macchina nel traffico cittadino. In questi due tre giorni ho notato che:

1. la gente non guarda il semaforo, in quanto aspetta che quello dietro suoni il clacson e poi parte in caso di verde;

2. il clacson a Messina è il pane quotidiano: attraversi alla strada e ti suonano, vai piano in macchina e ti suonano, vai veloce e ti suonano, giri a un incrocio e nonostante tu hai verde, ti suonano, e così via.

Torno finalmente a casa ieri sera, e mi godo questi due giorni di bella vita paesana, per poi ripartire domenica sera o lunedì mattina in cerca di nuove avventure (disavventure) a Palermo!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.