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Posts Tagged ‘Fotografia’

Out intervista… Andrea Costantini, fotografo

gennaio 21, 2013 4 commenti

Self Portrait by Andrea CostantiniPare che il futuro della fotografia, della pittura e della computer-grafica vadano a congiungersi in un unico sentiero dove passato e futuro dialogano intensamente per aprire nuove finestre sulle cose e sull’uomo. Siamo quindi lieti di ospitare un artista come Andrea Costantini e di scoprirne l’estro e la fulminante abilità visiva e lo ringraziamo per la traduzione in inglese dei testi. A Corredo dell’intervista, presentiamo alcune sue opere tratte da due progetti  ([AntiQueFuture] Project e The [reflective spoon] Anthology) di cui diamo alcune notizie nei commenti al post.

Perché rifiutare il dono del digitale?
Intervista ad Andrea Costantini, fotografo di Claudia Amantini
 (Italiano/English)
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[reflective spoon] The Guitarist | Tribute to Escher 11x14

[reflective spoon] Jesus | Tribute to Escher 11x14

Out. Com’è iniziata la tua storia con la fotografia? Che tipo di formazione hai avuto e in che modo ti sei affacciato nel mondo professionale?  (How did your story begin with photography? What kind of training did you have and how you facing the professional world?)
Andrea Costantini.
La mia formazione in fotografia è iniziata negli anni 90, all’istituto d’arte di Pescara. Allora tutto era analogico e “reale” e l’apprendimento si svolgeva tra pellicole, emulsioni, camere oscure e tavoli luminosi. Dopo un iniziale percorso formativo che mi ha consentito di acquisire e perfezionare le tecniche delle arti grafiche e della fotografia ho alternato negli anni una grande passione da autodidatta alla volontà di impreziosire il mio curriculum con specializzazioni in Photoshop e Illustrator che mi hanno permesso di diventare un “Adobe Certified Expert” nell’utilizzo dei software di fotoritocco e grafica vettoriale. Ho conseguito le specializzazioni a Madrid e Parigi e grazie a queste esperienze sono entrato in contatto con altri professionisti, ne ho assorbito esperienze e consigli e ho trasformato la mia passione in una professione diventando un illustratore e graphic designer. Negli stessi anni ho iniziato ad occuparmi di fotografia. Combinando queste due arti sono nate le mie creazioni e grazie alla rete e ai social network il mondo professionale mi ha definitivamente aperto le sue porte. La mia ultima sfida è stata quella di creare un magazine di fotografia on line: Photographize.org, di cui sono editore e curatore e che ha avuto l’onore di pubblicare lavori di alcuni tra i migliori artisti e fotografi contemporanei.
(My training in photography started in the 90’s at the Art Institute of Pescara. At that time everything was analogic and “real” and the learning process was about photographic films, emulsions, dark rooms and light tables. My training allowed me to acquire the techniques of graphic arts and photography. Over the years I mixed a great passion and the desire to improve my resume. I became an “Adobe Certified Expert” in the use of photo editing software and vector graphics.I have achieved these specializations in Madrid and Paris and through these experiences I got in touch with other professionals. I have absorbed their experiences and advices and I turned my passion into a profession becoming illustrator and graphic designer. In the same years I started working in photography.)

Il Giardino delle Delizie [Hortus Deliciarum] (The Garden of Earthly Delights) Tribute to Hieronymus Bosch

O.Vivi negli Stati Uniti, come mai questa scelta? Come definiresti il tuo percorso professionale? (You live in the US; why this choice? How would you describe your career path?)
A.C. La scelta di vivere negli Stati Uniti è nata inizialmente dal trasferimento, per motivi lavorativi, di mia moglie e dalla voglia di sperimentare e assaporare nuove atmosfere. Vivo e lavoro a Washington DC dal 2009. La multietnicità e i contrasti di questo paese hanno dato una nuova impronta alla mia arte e sono stati finora fonte di nuove ed eccitanti ispirazioni. Questo paese è aperto al mondo dell’arte e a nuove proposte e quest’aspetto è stato determinante nella mia scelta di continuare qui il mio percorso professionale che definirei quello di un autodidatta col vezzo della tecnica e una grande tenacia. I miei traguardi sono stati raggiunti a piccoli passi, alternando estro e metodo ma il mio percorso è ancora in evoluzione.
(Initially, I moved in US because my wife got a new job here. The choice of living in the United States was founded on the desire to taste new atmospheres. I live and work in Washington DC since 2009. The multi-ethnicity and contrasts in this country have given a new imprinting to my art and so far have been a source of new and exciting inspiration. This country is open to the world of art and to new perspectives, this was foundamental for my decision to continue my career here. I think about myself as a self-educated with the habit of the technique and a great tenacity. My goals have been achieved in small steps, alternating inspiration and method, but my journey is still evolving.)

Improvvisamente [Ex abrupto]

Ogni cosa a suo tempoO. Raccontaci che attrezzatura usi, che tipo di rapporto hai con le tecnologie digitali, cosa pensi della fotografia nell’era moderna. (Tell us what equipment you use, what kind of relationship you have with digital technology, what do you think of photography in the modern era.)
A.C. Per la fotografia mi affido alla mia inseparabile Canon Eos 60D, al mio obiettivo zoom grandangolare EF 16-35mm f/2.8L USM (il mio preferito!). Uso anche un fisheye, un teleobiettivo e l’ultima arrivata, una piccola “pancake lens” da 40mm! Un flash e un paio di cavalletti completano la famiglia…fino al prossimo acquisto! Per la postproduzione delle immagini, le illustrazioni e la grafica digitale utilizzo i software Adobe di ultima generazione e una tavola grafica Wacom e mi affido all’hardware del mio MacPro 3. Credo che la fotografia nell’era moderna abbia ricevuto il dono del digitale. Può servirsene per esprimersi al meglio sfruttando le tecnologie più avanzate ma può talvolta scegliere di allontanarsene per tornare all’odore delle emulsioni, alla scelta manuale delle esposizioni e ai fogli e le matite che nel mio caso accompagnano la nascita di un nuovo progetto. Sono bozzetti, appunti, post-it e foglietti vari che trasformano in ispirazione e in immagini ciò che mi circonda. Le tecnologie digitali hanno aperto alla fotografia nuovi orizzonti, senza impedirle di mantenere la sua identità.
(When I shoot I rely on my inseparable Canon Eos 60D and on my wide zoom lens EF 16-35mm f/2.8L USM (my favorite one). I also use a fisheye lens, a telephoto lens and the latest addition, a small “pancake lens” 40mm! I have a flash and a couple of tripods to complete the family… until the next purchase! For post production, illustrations and computer graphics I love the Adobe softwares and the latest generation of graphics tablet Wacom, and I process everything with my MacPro 3. I believe that photography in the modern era has received the gift of digital. You may use it to express yourself and you can take advantage of the most advanced technologies. Then, sometimes, you can choose to go back to the smell of emulsions and to the choice of manual exposure. Papers and pencils accompany the birth of a my projects. Sketches, notes, post-it notes and various leaflets turn into inspiration and images. Digital technologies have opened new horizons to photography without preventing it from maintaining its identity.)

Voce di popolo, voce di Dio (Vox populi, vox Dei)

Fatti, non parole [Facta non verba]O. Qui presentiamo due tuoi progetti, attualmente invece a cosa stai lavorando? (Here we present two of your projects, but what you’re currently working on?)
A.C. Qualcosa di nuovo bolle in pentola! Non vorrei dire molto sul mio prossimo lavoro ma il mio studio dei volti e dei segreti che un viso nasconde sarà il leitmotiv della mia prossima esperienza fotografica. Se restate sintonizzati il prossimo marzo 2013 potrete avere un assaggio delle novità.
(Something new is brewing! I would not say much about my next work, but my study of faces and the curiosity for secrets hidden bihind any face will be the leitmotiv of my next photographic experience. If you stay tuned for the upcoming March 2013 you will get something new.)

 RIMANDIAMO ALLE PAGINE CURATE DA ANDREA COSTANTINI PER UNA PRESENTAZIONE PIU’ AMPIA E DOCUMENTATA DELLE SUE OPERE.

www.constantinarts.com
www.photographize.org
https://www.facebook.com/pages/C-O-N-S-T-A-N-T-I-N-a-r-t-/135264913215665
https://www.facebook.com/pages/Photographizeorg/304966166010

Out segnala: Nicoletta Tortone (fotografa), “io e le Donne”

novembre 14, 2012 Lascia un commento

Riceviamo e pubblichiamo una galleria di scatti della fotografa Nicoletta Tortone (www.nicolettatortone.com) della serie “Io e le Donne”, tra pellicola e arte concreta.

Immaginate ognuna delle mie foto come l’ultimo capitolo di una storia dove c’è passato, futuro, emozione, dolore, amore, paura, corpo, gioia e sogno. Le storie prima si vivono, poi si mettono a posto secondo il nostro modo di averle “sentite”, poi si raccontano e infine si scrivono. Ecco, le mie foto hanno dentro tutti questi passaggi. Ognuna è come un libro, solo che al posto delle parole c’è pelle, voce, memoria e amore. (testo di Giulia Capotorto).

L’immagine esprime il desiderio di scendere nelle profondità dell’io aggirando codificate consuetudini critiche, o al contrario, esplorandole a fondo con ragionata coerenza.È una sorta di equazione che si può esprime nella formula FOTOGRAFIA = ARTE = PENSIERO: aspirazione a rintracciare connessivi complessi attraverso un’immersione nel profondo tale da superare ogni contemporaneità. La macchina fotografica per Nicoletta Tortone è strumento di conoscenza e di dialogo con realtà diverse nel rispetto della memoria, condizione fondamentale di umanità. (testo di Francesco Gallea)

Out intervista… Francesca Galliani, fotografa (seconda parte)

Intervista a Francesca Galliani di Claudia Amantini e Rosanna Bernacchia

(SECONDA PARTE)
link per la prima parte dell’intervista

OUT. Guardando le tue opere possiamo suddividerle in “categorie” (più per semplificare che per altro): corpi, movimento, città.  Partiamo dalla fase incentrata sui corpi. Sulla donna come oggetto del desiderio, erotismo e spiritualità. Francesca e le donne. Cosa ci racconti? In alcuni tuoi lavori i soggetti sono dei trans, cosa che un po’ ha creato “scalpore”.  Secondo te siamo ancora “indietro” su certi argomenti, come l’omosessualità? (We can divide your work into  categories: bodies, cities, movement. Let’s start with bodies.The image  of women , for instance, is conveyed through a sense of desire, erotism and spirituality. What do you think about women? Some of your works are about transsexuals. What do you think about homosexuality? Do you think today’s society is still behind with it?)
Francesca Galliani. I nudi sono per affermare la bellezza della sessualità femminile in tutte le sue forme. Libertà di espressione senza vergognarsi di ciò che si è: eterosessuali, bisessuali, transessuali. I miei nudi esprimono l’amore che provo per le donne e come questo è stato tradotto per me nella realtà. Diciamo che le foto sono autobiografiche. Penso che il modo in cui viene vista l’omosessualità e la transessualità sia ancora piuttosto antiquato. La comunità transgender si trova esattamente dove si trovava quella omosessuale prima dello Stonewall mouvement a New York. (The nudes are about affirming the beauty of female sexuality in all its forms. Freedom of expression without any shame for whatever their sexuality may be: heterosexual, bisexual, transgender. My nudes are about the love I have for women and how it has translated for me in reality. Let’s say that they are autobiographal. I think we are definitely behind in the way homosexuality and transgenderism in all its beauty and power is viewed. The transgender community finds itself just about where homosexuals were well before the Stonewall movement in NY.)

O. Movimento e danza. Probabilmente il movimento è difficile da “fermare” con uno scatto, da un certo punto di vista è più “funzionale” in altri campi (quello del Cinema o del Disegno animato),  anche se i risultati a cui sei giunta li definirei ottimi. Fermare il Movimento per fermare il Tempo? (Movement and dance. Movement is not simple to stop in a picture but you did it perfectly. Do you think that  stopping  the movement could somehow contribute to fix time?)
F.G. Il movimento è sempre stato uno dei miei soggetti preferiti. Corpi in movimento, danze, ritmo, musica, per me tutto ciò è espressione di gioia e di vita. Quando lo scopro in una cultura che è sopravvissuta attraverso i secoli anche a grandi difficoltà , allora la cosa mi tocca da vicino e comincia a delinearsi una straordinaria storia tra me e I miei soggetti. Una storia di profondo rispetto e apprezzamento di un popolo che capisce cosa può significare un momento di danza; il momento in cui liberi lo spirito da tutti gli affanni e le paure. Leggerezza e gioia è tutto ciò che rimane e ciò che essi mi permettono di catturare e quindi condividere con gli spettatori e gli amanti dell’arte. (Movement has long been one of my preferred subject matters. Bodies in movement, dance, rhytm, music, all that to me is an expression of joy, of life. When i find that in a culture which has gone through decades, even centuries of severe trauma, it touches me in a very special way and an extraordinary story starts unfolding between me and my subjects. A story of deep respect and appreciation of a people who truly understand what a moment of dance means. That moment of freeing your spirit of all cares, fears and burdens. Lightness and joy are what remain and that is what they allow me to capture and subsequently share with my spectators and art lovers.)

O. Ed ecco le città, il paesaggio urbano. I turisti immortalano monumenti-simbolo delle città, tu lo fai a “modo tuo”, cosa ci puoi raccontare di tutto questo? (And now let’s talk about other images:  cities and urban landscape. Tourists take pictures of monuments which are symbols of the cities. You also do it your way. Can you tell us how you do it?)
F.G.
Scorro le mie foto e le stampo in grande su tela. Intervengo manualmente con colori acrilici, pittura ad olio, carboncini, grafite e collage. Mi piace isolare parole ed aggiungerle all’immagine perché penso che se isolate il loro significato venga trasmesso a livello più profondo, completando l’essenza dell’immagine. (I scan my negatives, print them in larger scale on canvas and intervene manually with acrylic paint, oil pastel, charcoal, graphite and elements of collage. I like to isolate words and add them to the image, as i believe their meaning in isolation is transported to a deeper level, complimenting the essence of my images.)

O. E per concludere, chi sono gli artisti (in più campi, fotografia, cinema, pittura, musica, etc) che piacciono a Francesca Galliani? (In conclusion,who are the  photography, cinema, painting , music artists you like the best?)
F.G. Robert Mapplethorpe, Kusama, Rauschenberg, Almodovar, Lina Wertmüller, Patti Smith, Janis Joplin, Led Zeppelin….. Diciamo che mi piacciono gli anni ’70 (Robert Mapplethorpe, Kusama, Rauschenberg, Almodovar, Lina Wertmüller, Patti Smith, Janis Joplin, Led Zeppelin….. Let’s say I love the 70′)

O. Quando sarà possibile vedere una tua mostra in Italia? (Will we see your exhibitions in Italy?)
F.G. La mia prossima mostra sarà a Milano il 17 di Gennaio alla galleria della Barbara Frigerio
(exhibition will be on the 17th of January at Galleria della Barbara Frigerio)

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Ringraziamo Francesca Galliani non solo per la sua arte, ma anche per la sua disponibilità nel rispondere alle nostre domande. Per chi volesse esplorare meglio il suo mondo, eccovi i suoi link:

LINKS UTILI

PAGINA FACEBOOK: www.facebook.com/francescagalliani.artist
SITO: www.gallianiphoto.com

Out intervista… Francesca Galliani, fotografa (prima parte)

Intervista a Francesca Galliani di Claudia Amantini e Rosanna Bernacchia

(PRIMA PARTE)

Francesca Galliani, italiana ma d’adozione americana, si trasferisce negli Stati Uniti dove si laurea in Belle Arti alla Corcoran School of Art di Washington DC. La sua carriera inizia a New York, mostre, premi, riviste di moda. Oggi più che fotografa possiamo definirla Artista a tutto tondo. (Italian but American by adoption, she moved to the United States where she graduated in Fine Arts at the Corcoran School of Art in Washington DC. She started her career in New York, with exhibitions, awards, and working for fashion magazines. Today, more than a photographer we can define her allround artist.)

Out. La prima domanda è anche la più “scontata”. Sei italiana ma giovanissima sei partita per gli Stati Uniti. Inseguivi il “Sogno Americano” o era più l’esigenza di scappare da un Paese che sentivi “stretto”? Le cronache dicono che vivi tra New York e Milano… ma cosa pensi ora dell’Italia, con l’occhio di chi la vede da “fuori”? (The first question is a little bit expected: you left Italy and went to the USA when you were very young. Did you leave your country of origin because it didn’t suit you anymore or were you fascinated by the American dream? What ‘s your opinion about Italy today?).
Francesca Galliani. Sono andata via dall’Italia perché sentivo il bisogno di conoscere altri luoghi ed ero affascinata dall’America. Inoltre non mi sentivo a mio agio in Italia poiché il mio modo di essere non era quello propriamente detto delle donne. Crescendo mi sono resa invisibile. Quando andai a vivere a Washington – città molto più liberale – riuscii ad uscire dal guscio ed iniziai ad essere me stessa.(I left Italy because I needed to explore other places and I was fascinated by America… I also felt I didn’t fit in my own country because of my way of being that didn’t fit the role of a woman. Growing up I rendered myself invisible. When I went to Washington D.C  I was able to come out of my shell and celebrate who I was, having landed in a town that was much more liberal. It is also important to add that there is a big difference between the U.S coasts and any other part of America. They are like two separate worlds.)

O. Solitamente si chiede se si preferisce la fotografia in b/n o a colori. Oggi dovrei chiederti se ami di più la pellicola o il digitale. C’è anche la “moda” delle fotografie tramite cellulare, anni addietro, per l’immediatezza dell’immagine, c’era la Polaroid.  Francesca, nell’era moderna,  con cosa ama fotografare? (Do you prefer  film camera or digital? Some  years ago pictures could be taken by Polaroid and today there are cell phones. How do you like taking pictures today?)
F.G.
Ho fotografato in analogico fino ad un paio di anni fa. Il digitale l’ho cominciato ad usare da due anni a questa parte e per pura convenienza. Preferisco senza dubbio la pellicola. Ha una sua tridimensionalità, profondità di campo e ricchezza che il digitale non ha. (I shot analogue till a couple of years ago. Digital has been introduced into my life only for the last 2 years mainly for convenience. I definitely prefer film. It has a tridimensionality, depth of field and richness that digital doesn’t have.)

O. Sei nata come fotografa per giornali di moda, sei stata scelta da Levi’s per la campagna della linea “blue”, anche se ora la sola dicitura “fotografa” sembra calzarti stretta: le tue opere sono un mix tra fotografia, pittura, collages… da dove nasce la tua passione per la fotografia? Cosa colpisce il tuo occhio e cosa lo influenza per creare quello che crei? (You started your career as  fashion  photographer and you were chosen for  one of the Levi’s advertising campaigns. Your works seem to be a perfect mix of photography, painting, collage. Where was your love for photography born? What strikes you and influences you the most?)
F.G.Iniziai la mia carriera come fotografa di accademia di belle arti. Dopo aver frequentato per 5 anni la Corcoan School of Arts presi il diploma ed infine cominciai a frequentare il mondo della moda. Il mio amore per la fotografia iniziò frequentando un corso base. Poiché volevo imparare ad usare l’obiettivo finii per innamorarmi pazzamente della fotografia. Volevo passare tutto il mio tempo a fotografare e stare nella camera oscura. Oggi ciò che più mi ispira sono le esperienze della mia vita.
(I did start my career as a fine art photographer. After attending the Corcoran School of Art for five years getting my bachelor degree in fine arts, I eventually started to enter the fashion world.My love of photgraphy started when I took a class in basic photography. Wanting to learn how to use a camera I fell madly in love with photography and ended up wanting to spend all my time either shooting or being in the darkroom. Today, what influences me most is my life experience.)

O. Diciamoo “opere” perché dire solo fotografia mi pare riduttivo, visto il risultato finale.  I tuoi inserti pittorici&collages si basano su colori forti (mi viene in mente il rosso) e le scritte sembrano slogan, frasi /parole non “appoggiate” a caso. Due elementi che si accavallano all’immagine fotografica, arricchendola, donandole maggiore forza emotiva . Attualmente la tua Arte è quella di fotografare, stampare su tela e poi apportare “modifiche”, come sei giunta a questa soluzione? (Your works are true work of art, your collage are painted with strong colours and you use words and slogans as well. Colours and words are two elements which give great emotional power to images. You print your pictures on canvas and then you work on it. Do you also modify the negative? How did you get to this  technique?)
F.G.
È stato durante gli anni della Art School che ho iniziato a sperimentare le varie tecniche di stampa. Da allora ho sempre voluto spingermi oltrei limiti della sperimentazione, riuscendo ad elaborare una mia propria tecnica ed intervenire manualmente sulle mie foto, dandogli il senso della pittura. Mi è sempre piaciuto scoprire nuove superfici fino a stampare su grandi tele o dipingere sulle immagini, aggiungendo strati di colori o elementi di collage. E’ stato un processo che si è evoluto attraverso gli anni. (It was in art school that I started experimenting with different techniques in printing and with negatives. Since then I have always loved to push the limits of experimentation, coming up with my own techniques and starting to manually intervene in my photographs, giving them a painterly feelingI have always loved to discover new grounds which also led me to printing on large canvas and starting to paint on my images, adding layers and elements of collage. It was a process that evolved throughout the years..)

(CONTINUA 1.)

LINKS UTILI

PAGINA FACEBOOK: www.facebook.com/francescagalliani.artist
SITO: www.gallianiphoto.com

Suona Visioni – Io tra di Voi

Valeria Pierini del gruppo Suona Visioni ci invia un suo progetto sospeso tra arte fotografica e musica, con i suoi scatti che indagano la luce e le ombre dei luoghi dove nascono musica e armonia. Fotografia e musica, questo è Suona Visioni.

Enjoy ^^ (CLICCA SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRE)

Out intervista… Marina Misiti

novembre 1, 2011 2 commenti

Un nuovo viaggio alla scoperta dei fotografi italiani di talento, by Claudia Amantini.

Out. Fotografia, per te una passione o un lavoro? Com’è nato il tuo interesse per la fotografia?
Marina Misiti. Viaggiando già da piccola… La passione per le immagini, i documentari e la fotografia in effetti è nata alle elementari con il regalo della prima macchinetta, e si è evoluta professionalmente accanto a quella per la scrittura e il fotoreportage: poi da quando venti anni fa sono diventata giornalista professionista e travel writer, non ho mai viaggiato senza una macchina fotografica al collo.

O. Come per la pittura si cerca di “identificare” un filone, visi/corpi, squarci di paesaggio, situazioni urbane: a Marina cosa piace fotografare?
M.M. Situazioni urbane, direi… I miei studi antropologici e la gavetta in cronaca di un quotidiano hanno influenzato il mio sguardo e fatto di me innanzitutto una documentary photographer. Solo dal 2005 sono passata ai progetti più artistici, ma sempre a cavallo tra estetica e antropologia: l’amore per i luoghi-non luoghi urbani in trasformazione, per i nuovi distretti dell’arte, per esempio, sono divenuti i soggetti di uno dei miei format fotografici più noti, recensiti ed esibiti, in Italia e all’estero: le Mappe Urbane Personali/MUP (www.muppress.com), oltre che dei mie tre libri fotografici sui colori dei “tessuti” urbani di New York, Tokyo e Londra (Urban Colors Collection).

O. Oggi quasi chiunque si “improvvisa” fotografo, vuoi per i passi avanti fatti dalla tecnologia, vuoi per il “mezzo” utilizzato… le foto scattate da cellulare sono quasi una moda-mania. Telefonini, iPhone; tu stessa curi un sito (http://www.scoop.it/t/iphoneography-style) che ruota attorno a questo tipo di fotografie. Che differenza c’è da una foto realizzata con “normale” macchina fotografica e una nata da un iPhone?
M.M. Ben vengano le nuove tecnologie accessibili a tutti, il divertimento e la sperimentazione, a patto però di mantenere la misura e consapevolezza di sé e dei propri limiti. Così come con la scrittura, oggi tutti pensano di saper fotografare, ma la realtà è ben diversa: è l’occhio, il gusto, la ricerca, il lavoro dietro a un’immagine, e quindi il talento a fare una foto. E si “vede”. Conoscere le regole, anche dell’iphoneografia, resta fondamentale per un percorso da professionista. Anche per sapere come e quando infrangerle.

O. La bellezza di una foto può nascere sia dalla pellicola che dal digitale… ma cos’è meglio? Sempre che esista un “meglio”.
M.M. Pellicola o digitale è relativo, secondo me, non vedo un “meglio” assoluto: la mobile art, ad esempio, mi permette più sperimentazioni, improvvisazioni e libertà di altri strumenti. Spesso la mia post produzione è fatta addirittura con colori e pennelli sulla stampa fotografica.

scatto iphonografico da "Rome by Bus" di Marina Misiti

O. Marina Misiti mi ricorda un blog, Donneconlavaligia… cosa ci racconti in proposito? Ci parli dei tuoi progetti sul web?
M.M. Nel 2008 ho ideato un blog dove ho postato foto e articoli di lifestyle dalle città del mondo, insieme ai miei Carnet de voyages e alle mappe urbane.Ha avuto molto successo e ne è nato anche un libretto, un Little Pink Book (“Donne con la valigia”, Astraea editrice, 2009). Oggi, seguendo l’evoluzione del new web, sono approdata agli e-zine condivisi su piattaforme scoop e convozine, e presto alle app: le mie ricerche visive però vanno avanti come sempre, si possono ancora consultare sul mio sito (www.marinamisiti.com), a cambiare sono solo i modi di diffonderle…

O. L’Italia è un Paese che apprezza la fotografia? Noto difficoltà nel realizzare mostre di quadri (ovviamente mi riferisco a pittori non propriamente “famosissimi”, se parliamo di Picasso, Espressionisti, Dalì, Caravaggio, etc… i musei raccolgono vasto pubblico), una mostra di fotografia a cosa va incontro? Tu attualmente hai mostre in programma?
M.M. Mi chiedi se all’estero venga apprezzata di più? Se le logiche e le modalità siano diverse? Dalla mia esperienza, sì. In Italia ho esposto già diverse volte in Festival, musei, gallerie ma a Londra, per esempio, o a New York dove negli ultimi anni ho realizzato quattro mostre, le gallerie erano piene di gente, le opere si vendevano e le quotazioni delle mie foto sono salite parecchio… Attualmente ho in corso due mostre in Brasile, a Florianopolis, dove espongo opere di iphoneografia dalla serie “Rome-by-bus 87/70″. Anche le mie immagini di mobile art sono state richieste di più all’estero e stanno ottenendo un buon successo.

O. Forse questa domanda avrei dovuta farla all’inizio… ma io e il resto della “banda” ci definiamo Out, per cui… Marina cosa ci racconta di Marina? Oltre alla fotografia quali sono i tuoi interessi?
M.M. Mi definirei una persona eclettica e con molti interessi, dalla moda al design, ad esempio, ma in fondo sono una “raccoglitrice di storie” che ama spaziare dall’antropologia al giornalismo, dalla visual art alla realizzazione di libri, dalle consulenze come interior stylist alle mostre e ai workshop di iphoneography… E mi fermo qui. Almeno per ora, domani chissà…

Suona Visioni: nice to meet you!

settembre 28, 2011 3 commenti

Serate fatte di musica, di qualche birra in più e a volte di incontri. Come per Suona Visioni, che ci hanno incuriosito, e perciò chiediamo loro qualche notizia in più.

foto di Alessandra Baldoni

Suona visioni è un gruppo creativo formato da quattro fotografi umbri e toscani che si occupano di musica (foto di live e tour, artwork, foto di booking). Nato nel 2010 ha all’attivo numerose collaborazioni con band del panorama underground nazionale nonché numerose pubblicazioni e collaborazioni con i principali festival estivi tra l’Umbria e la Toscana. Suona visioni si occupa anche di divulgazione tramite i suoi workshop di storia e analisi dell’immagine musicale.


Email
: suonavisioni@gmail.com – Facebook: suona visioni

Luca Farini
L’incontro con la fotografia avviene nel 2005 ma la passione sboccia nel 2008 con l’acquisto della prima reflex. Sperimenta varie tecniche e alcuni tipi di fotografia prima di concentrarsi definitivamente su quella artistica e musicale.

Beatrice Gjergji
Inizia a fotografare con una Canon A1 nel 2006. Partecipa a svariati concorsi qualificandosi tra i primi posti. Oggi continua la sua attività con Suona visioni.

Giacomo Ciolfi
Inizia nel 2009 con la Praktica del babbo e sperimenta la camera oscura b/n. La ricerca di qualcosa di più lo porta a frequentare alcuni corsi di fotografia artistica e musicale. Da qui nasce l’incontro con i soci di Suona Visioni.

Valeria Pierini
Fotografa da più di 10 anni, ha partecipato a numerose collettive e fotografato decine di band italiane e straniere. Alla fotografia musicale affianca la ricerca concettuale usando la fotografia e la scrittura. Attualmente insieme all’attività artistica svolge quella di insegnante nei corsi organizzati da Suona visioni.

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