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Articoli taggati ‘Claudia Amantini’

Music Report- Betty Poison al Rising Love (Roma 2-3-12)

marzo 4, 2012 4 commenti

Un report fatto di foto, sensazioni e colori by Claudia Amantini

Un concerto solitamente è scarica di adrenalina e ogni concerto è a sé. I concerti dei Betty Poison diventano ogni volta scarica di emozioni, una “reunion” dove ritrovare anche amici che è da molto che non si vedono, una sorta di festa nella festa, come ogni evento deve saper essere.

Il concerto diventa esperienza viva, cumulo di sensazioni e i tre betty (lucia, nunzio e mirko) brillano di luce propria.

Attimi che si cercano di immortalare, nelle orecchie le canzoni che scivolano una dietro l’altra…
Negli occhi immagini di tre persone su un palco, tre persone che, tra luci e ombre, sanno tenerlo bene quel palco
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e le emozioni trasudano sopra e sotto, perché non ci sono barriere quando è presente amicizia e stima, perché un abbraccio ha significati forti…
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perché ci sono tante croci da portare, perché sono tanti i Cristi messi in croce… come dalla copertina di “Beauty is over”, ultimo splendido album dei Betty Poison, un richiamo ad una “misticità-religiosa” può crearsi ovunque, senza bisogno di luoghi predefiniti.
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Perché la vita si nutre di amore, di bellezza e di sbavature (lucia ha già commentato che deve provvedere all’acquisto di un rossetto a lunga durata)!
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…e anche se la stanchezza arriva, se la palpebra tende a calare… ci si ritrova alla fine, tutti assieme, come una grande famiglia allargata.
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Recensione: Hyper Evel (album omonimo) – 2012

marzo 1, 2012 2 commenti

by Claudia Amantini

2 Marzo 2012, data di uscita dell’album d’esordio omonimo degli Hyper Evel. Un trio bresciano che strizza l’occhio allo stoner farcendolo di noise con echi di blues: questa la ricetta. Una ricetta colma di suoni potenti e testi che si potrebbero definire “ambientalisti”, più che altro per l’analisi che viene fatta, quella di un paese allo sbando, del guadagno facile e ad ogni costo, di milioni di animali torturati e ammazzati. Atmosfere cupe, rabbiose, riflessive. Voglia di cambiare tutto, esigenza di scontrarsi. Conflitti, pensieri critici.

Dieci brani, chitarra-basso-batteria, esplosione sonora con riff di chiatarra, basso potente e batteria incalzante. Si parte con “Silly”, dove il blues fa capolino per l’armonica e non solo, si prosegue con alternanza di brani più orientati al rock (“Lost Generation” disegna splendidi riff, “Open Every Cage” ha quel non so che che mi porta alla mente Alice in Chains, “Ethical” è pressante), e altri più cupi (“Invisible”, “Desertica”). Voce profonda, calda, a tratti lugubre. Di tanto in tanto fanno capolino armonica, sassofono, trombone. Come a ridisegnare nuove aperture.

I tre Hyper Evel (Cristian Barbieri, chitarra e voce; Riccardo Rauseo, basso; Gioele Serena, batteria) hanno messo in cantiere un’ottimo album. Disco prodotto dalla neonata Baddy Records in collaborazione con l’etichetta indipendente Kandinsky Records e distribuito in Italia da Audioglobe.

GRUPPO FACEBOOK: HYPER EVEL

Recensione: H10, “Lei è nostra” (EP)

by Claudia Amantini

“Fondamentalmente so che non ho tempo, fondamentalmente io non mi diverto”. Questa l’auto-presentazione, “ritornello” del brano “Lei è nostra”, frase che dice tutto.

Nascono nel 2007 come cover band; vicissitudini varie e all’ormai duo (Nico Sanitate, chitarra&voce, e Mario Mucedola, basso), con l’ingresso di Ida alla batteria, si compone il nucleo-trio definitivo.

Influenze varie, suono di matrice rock-punk con devianze in altri terreni, testi provocatori ma ricchi di ironia, un “vademecum” alla Pier Vittorio Tondelli, ricco di skazzi e smaronamenti. LEI E’ NOSTRA, ep della band foggiana, mostra tutto questo , con i due brani: “Lei è nostra” e “Blues A”. I due brani che anticipano l’uscita a breve del disco per Il Suono del Tacco.

SOUNDCLOUD: http://souncloud.com/accaten
BLOG: http://nonvisserofeliciecontenti.blogspot.com
FACEBOOK: http://www.facebook.com/accaten

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Out intervista… Alessandra Gismondi (Pitch, Schonwald)

“Feeling immediato senza compromessi

Claudia Amantini intervista Alessandra Gismondi

Out. Cerchiamo di partire dall’inizio: Alessandra Gismondi è Pitch, e Pitch ci proietta direttamente in quella che è stata la “scena” italiana della seconda metà degli anni ’90. Cosa puoi raccontarci di quel periodo e del panorama attuale? I Pitch di allora, i Pitch di oggi.
Alessandra Gismondi. Da allora è cambiato praticamente tutto. La scena di fine anni novanta come le etichette e tutta la discografia hanno stravolto le dinamiche commerciali. La band stessa è stata rinnovata già dal 2004 con una nuova line up ed anche per quanto riguarda la proposta musicale sono ritornata alla lingua inglese come al mio esordio.

O. Nella “vecchia” storia dei Pitch ci sono due album importanti (uno a firma Bmg), un video che ricordo aveva creato scalpore per la presenza di Selen (che so essere tua amica), la collaborazione con Manuel Agnelli (per i suoi Afterhours tuo il testo di “lasciami leccare l’adrenalina”), tanta carne al fuoco. Ce ne puoi parlare?
A.G. L’importanza che mi vincola ad ogni mia uscita discografica non è legata al fatto di uscire per una major, in quegli anni lo è stato semplicemente perché girava così! Il video con Selen è stato un “gioco” promozionale ed ha funzionato mentre la collaborazione con Manuel è nata dalla nostra amicizia e dal fatto che lui faceva parte dell’organico della VOX POP che era l’etichetta che pubblicò BAMBINA ATOMICA.

O. Premesso che io già vi ascoltavo allora (n.b. ho ancora la maglietta blu col cuore spezzato), questa nuova fase Pitch la vedo più orientata verso l’estero, vuoi per il passaggio dall’italiano all’inglese, vuoi per la tipologia di sound. “Comme Un Flux” guarda molto a New York, forse il paragone con i Blonde Redhead ti è già stato fatto e forse ti ha pure stancato: cos’ha segnato il cambio di rotta? Esigenza di crescita, voglia di cambiare, trovare nuovi stimoli?

A.G. Penso fondamentalmente che l’ispirazione debba nascere da ciò che si ama e si apprezza. Sicuramente il cambio di rotta c’è stato anche per un fattore di crescita e di evoluzione all’interno del gruppo che ci ha dato anche la possibilità di suonare all’estero e rapportarsi con realtà musicali diverse che danno a loro volta nuovi stimoli.

O. Oltre ai Pitch il nuovo volto di Alessandra si chiama anche Vassel e Schonwald: ti va di parlarci di questi due progetti paralleli? Recentemente sei stata in tour a Berlino: che differenza c’è tra i palchi italiani e quelli stranieri? All’estero la musica “nuova” con che occhi viene vista?

A.G. Negli ultimi 3 anni sono stata attiva con 3 progetti molto diversi tra loro che se da un lato mi ha dato molte soddisfazioni, dall’altro mi ha anche “spremuto” parecchio perché da parte mia non ho mai considerato PITCH il progetto principale mentre SCHONWALD e VESSEL i progetti paralleli ma tutti sullo stesso livello perché ogni progetto non deve essere considerato in secondo piano rispetto all’altro od un semplice passatempo. Sono appena rientrata da Berlino con SCHONWALD dove abbiamo suonato 6 volte nel giro di 3 anni e ti posso confermare che le cose funzionano davvero in maniera potente e questo ci ha gratificato e confermato che anche le realtà “nuove” sono ben recepite.

O. Vessel, correggimi: due album alle spalle, due cover, una di Leonard Cohen e una di Serge Gainsbourg, dal vivo pure De Andrè. Cosa pensi di questi tre artisti?
A.G.Per quello che mi riguarda ascolto da sempre Cohen e Gainsbourg, De Andrè lo conosco da pochi anni ma li stimo tutti.

O. Schonwald, tu e Luca Bandini, compagni di musica e nella vita: cosa significa per te suonare con lui?
A.S. Significa capirsi con un solo sguardo ed avere anche musicalmente un feeling immediato senza compromessi.

O. Parlando con Pablo Euchaurren, pittore che adoro, ma pure noto appassionato/collezionista di bassi, è saltata fuori la figura del bassista. Solitamente uno non nasce bassista, generalmente il bassista è un “chitarrista prestato”. Tu, da che ricordo io, sei sempre stata fedele al basso. Come mai la scelta del basso come strumento? Questione di polpastrelli?
A.G.In realtà ho iniziato come chitarrista all’età di 12 anni, solo con PITCH ho sentito l’esigenza di suonare il basso perché il chitarrista c’era già.

O. Visto che sei autrice dei testi delle tue canzoni: che differenza c’è tra scrivere un testo in italiano ed uno in inglese? Musicalmente parlando?
A.G.L’inglese è la lingua musicale per eccellenza con una metrica ideale per il songwriting. Anche se trovo che il francese sia di una musicalità straordinaria. Scrivere in italiano è stata solo una scommessa che mi ha divertito ma che non ripeterei.

O. Qual è la musica che per te ha significato tanto? Cosa ascolti e cosa adori.
A.S. La musica classica perché vengo da tanti anni di studio di danza classica, in particolare modo sono molto legata ai compositori russi : Prokofiev, Rachmaninov, Stravinsky e Shostakovic.

O. Tuoi progetti futuri? L’Ale tornerà all’italiano o l’ascolteremo solo in veste “straniera”?
A.G. Al momento sono impegnata solo con SCHONWALD. E’ previsto un ep in uscita a primavera ed a seguire un nuovo album per l’etichetta di Chicago HozAc Records, quindi solo in veste “straniera”.

Out segnala… Kandinsky Records

febbraio 7, 2012 2 commenti

Gli artisti della Kandinsky Records
di Claudia Amantini e Francesco Misiti

Un’etichetta che ha come territorio principale la scena bresciana. In principio negozio di musica indipendente & alternativa, poi associazione culturale (Bandsyndicate) attiva nell’organizzazione di eventi. Ora tutte e tre le cose.
La Kandinsky Records non si pone limiti di territorio, linguaggio o genere; vi proponiamo una breve panoramica degli artisti al momento presenti in catalogo e un futuro in attesa di folgorazioni perché come disse un tempo Miles Davis: non c’è un buon genere musicale ed uno cattivo al limite solo buona e cattiva musica.

Andiamo a sbirciare tra le nuove uscite

Il 13 Gennaio è stato presentato “In Compagnia degli umani” di Jet Set Roger: pop-rock in italiano, bei testi, un sound intriso di sonorità glam-rock dei migliori anni ’70. Per ascoltare l’album andate qui. PAGINA FACEBOOK.

Il 6 Febbraio il cantautore Giovanni Peli ha presentato “Tutto ciò che si poteva cantare” che coniuga un bel songwriting (“Viene la notte” ) con un gusto musicale in bilico fra suoni acustici e analogici di un certo spessore. Per un ascolto, questo link. PAGINA FACEBOOK.

Il 2 Marzo al CARMEN TOWN di Via Fratelli Bandiera a Brescia gli Hyper Evel presenteranno il loro album omonimo, una manciata di tracce di rock venato di blues davvero gagliarde e volitive, grande tensione elettrica e liriche in inglese (l’arrangiamento di “Lost Generation” vale più di un ascolto). Insomma, la presentazione si prospetta davvero interessante… se siete nei dintorni sapete cosa fare il 2 Marzo alle 22. PAGINA FACEBOOK.

Recensione: Temple of Venus, “Messiah Complex”

gennaio 15, 2012 2 commenti

Un Concept Electropop – by Claudia Amantini

È un piacere ricevere pacchetti per posta, specialmente se non sei Equitalia, specialmente per il contenuto. È così che mi sono ritrovata tra le mani “Messiah Complex”, ultima fatica dei Temple of Venus.

Digipack bello a vedersi, veste grafica che sembra tutto un programma: al primo impatto l’illustrazione di copertina mi ha fatto pensare a Stefano Ricci, invece il tutto è opera di Luca Nieddu, autore capace di soddisfare l’occhio, occhio che, come sempre, vuole la sua parte. E la veste grafica soddisfa, non solo per la copertina, ma per l’intero vestitino (interni, libretto, etc.).
I Temple of Venus sono una band bolognese attiva dal 1984, matrice new-wave, paragoni che riportano, inevitabilmente, a Joy Division e New Order (e che bei paragoni…). Il nuovo album unisce la new wave all’electro-pop, con ottimi risultati. E se lo dico io, fan dei suoni rock…
“Messiah Complex”  è un album autoprodotto e stampato a Londra, dove i ToV hanno fatto un tour promozionale.  Un concept album, nove brani in rigoroso inglese, un ritmo sostenuto da tastiere, basso, chitarre, drum machine, programmazioni.  Un suono anni ’80 che guarda al moderno.  Diverse le atmosfere contenute:  malinconia, rabbia, cupezza… si parte decisi con “Across the stars”, si distende il tappeto malinconico/cupo con “Hide & Seek” e “Goodnight”, si alzano i toni con “Sugar Sadman” e “Hey Stranger”; ogni brano sembra avere una propria identità, poi, si sa, ognuno si creerà i propri “preferiti” in un percorso di ascolto personalizzato. I Temple of Venus hanno una formazione essenziale, un duo: Piero Lonardo, tra i fondatori, voce, synth e basso micidiale e Alessandro Montillo, chitarre e drum programming. Un duo capace di creare ottima musica.
Insomma: Out consiglia… i Temple of Venus!
Messia Complex è disponibile per l’acquisto su iTunes Music Store; in rete su cdbaby.com, www.templeofvenus.it e rockit.it; in alcuni negozi selezionati tra cui Disco d’Oro, Discorama e Semm Music Store a Bologna.

PAGINA FB: http://www.facebook.com/templeofvenus?ref=ts

Music Report – THE ZEN CIRCUS, Vidia Club, Cesena, 18-11.2011

novembre 19, 2011 3 commenti

THE ZEN CIRCUS, Vidia Club, Cesena, 18-11.2011
NATI PER SUBIRE TOUR
(by Claudia Amantini)

Con in testa due brani, quel tipo di brani che rimangono impressi (Gente di merda e Vuoti a perdere, la prima perché diventa un po’ vangelo, la seconda per la collaborazione con Nada, voce sempre più interessante… vedi pure la splendida Miccia prende fuoco su primo disco solista dello Zamboni), parte il viaggio.

Al Vidia Club c’ero stata tipo 10 anni fa, a vedermi Lacuna Coil, bel concerto pure quella volta. Unico problema: ricordarsi la strada. Per chi è anti-tecnologica il navigatore non esiste… meglio perdersi, per poi ritrovarsi. Teoria tutta mia. E devo dire che mi è andata pure bene, trovato subito. Un po’ di “fortuna” lasciatemela, visto che per tutto il resto non c’è manco la Carta!
Prima cosa bella: il prezzo d’ingresso. Sarà che ultimamente i prezzi dei concerti hanno lievitato in modo pazzesco, ma a me pagare ancora 12 euro sembra utopia (con due gruppi che suonano). Voglio proprio vedere quanto costerà il ticket per le date italiane dei Radiohead!
Seconda cosa bella: la gente. Fauna vasta e diversificata, per età e tipologie. Bel mix davvero. E ho rivisto pure il Davide, per me bravissimo fotografo. E tutte e due abbiamo pensato ad una cosa: quand’è che c’andiamo a mangiare pasta e fagioli da Ilenia Volpe?
Terza cosa bella: banchetto cd. Oh, anche qui i cd che li paghi al giusto prezzo! Ecchecavolo!

Eppoi… poi bello pure il concerto. Ad aprire le danze Fast Animals and Slow Kids, direttamente da Perugia. Gruppo particolare ed interessante. Un demo alle spalle e l’album “Cavalli” prodotto da Andrea Appino, ovviamente non poteva mancare un brano dedicato al “cioccolatino” (eh, Perugia l’è famosa per la cioccolata), ma i quattro ragazzi, giovanissimi, sanno sfoderare un’autoironia piacevole, un “rock sbilenco”, brani interessanti (oltre alla cioccolata di cui prima anche “Lei” e “Copernico” hanno un che di bello) ed “illuminati”, sicuramente lasceranno traccia.

Eppoi, dopo i quattro, arrivano i tre: Andrea Appino, Ufo, Karim. Un gruppo che esiste dal ’98, anche se è grazie all’album del 2009 che ci sono andata a “sbattere”, forse per il titolo: “Andate tutti affanculo”. Un bel titolo. E si apre il Circo Zen: passato e presente a braccetto, anche qui ironia, anche qui riflessione. Brani che filano via lisci, uno più bello dell’altro (e in ordine sparso, perché la mia memoria non mi permette di memorizzare l’ordine esatto della scaletta): da Gente di Merda a L’egoista, da Canzone di Natale a Vent’anni, da L’Amorale a La democrazia semplicemente non funziona…. Bello show, scarno e diretto. Tour di “Nati per Subire”, ultima fatica, bellissimo album fresco-fresco, è uscito l’11 ottobre.

Penultima cosa bella: musicisti che non se la tirano. Chi si da arie e si crede chissà chi mi indispone, mi crea un conflitto. Prima e dopo il concerto fauna unica. Musicisti in mezzo alla gente, perché i musicisti son persone, non alieni. Ultima cosa bella: Francesca Paolini, molto più brava di me a raccontar di musica, si ritroverà con ottimi vicini di casa in quel di Pisa… e io, per tornar a casa a fine serata, non mi sono neanche persa! Bella serata davvero.

Music Report: Dal Col+Canali+Baraldi play JOY DIVISION

settembre 24, 2011 9 commenti

Love will tear us apart (again)
by Claudia Amantini

 

Serata dedicata ai Joy Division con Angela Baraldi (voce), Steve Dal Col e Giorgio Canali (chitarre).

Rimini solitamente fa pensare, almeno a me, a qualcosa legato al “modaiolo”. L’estate e la riviera romagnola, Rimini e Riccione come simboli di colori, discoteche, mare, divertimento, moda, superficialità. Meno male che Rimini vuol dire anche Federico Fellini, meno male che c’è “Rimini” di Pier Vittorio Tondelli.

E oggi meno male che c’è il Neon Caffè. Proprio in centro. Definiamolo bar, definiamolo rimessa di fauna interessante. E poi a Settembre il “casino” estivo inizia a diminuire. E poi è uno spettacolo rivedere Angela Baraldi, prima con Zamboni, con Giorgio Canali.

Rimini, Neon Caffè, Baraldi, Canali, Dal Col… Ecco un bel vedere. E un bel sentire. Tutto torna. La colonna sonora sono i Joy Division. Love will tear us apart. Omaggio a Ian Curtis e ai suoi Joy Division.

Serate così fanno bene al cuore (e alle orecchie)!

Music Report: Baraldi+Zamboni in tour

settembre 6, 2011 4 commenti

SOLO UNA TERAPIA: DAI CCCP ALL’ESTINZIONE
by Claudia Amantini
Sant’Arcangelo di Romagna, 4 settembre 2011

Serata particolare quella di Sant’Arcangelo, per l’ambientazione, per la musica, per non so manco io cosa. “Siete voi la Terapia”, così Massimo (Zamboni) ha detto dal palco, tra una canzone e l’altra.
Casolare, viti, prati in cui sedersi. Pagare un concerto 12 euro sembra ridicolo, almeno per i prezzi che girano oggi. Prezzo popolare, prezzo molto popolare visto che nelle 12 euro era compresa una consumazione e un piatto di porchetta accompagnato da fettine di pane. È come pagarsi una cena, con in regalo della musica. Forse anche questo fa parte della “terapia”.

backstage fra le viti

Per chi come me ha seguito i Csi dai primi passi (ultimo Cccp in poi), per chi come me si è vista un sacco di concerti loro, per chi come me si è rifiutata di andare a vedere il concerto del “nuovo” Ferretti (questione di ideologia: non puoi ricantare il tuo passato, se in quel passato non ci credi più o lo rinneghi addirittura) la terapia è ritrovarsi in una situazione come quella di ierisera.
Massimo Zamboni era lo “schivo” dei Csi, Massimo Zamboni era la chitarra-grattugia dei Cccp. Come ho avuto modo di dirgli di persona, è bello ritrovarselo sul palco, è bello sapere che qualcuno rimasto “fedele alla linea” ancora c’è.  La linea che non c’è ma che c’è. Terapia per tutti.

Angela Baraldi con le nostre Clà e Lally ^^

Bellissimo il concerto, tra inediti, Cccp revival (da “Emilia paranoica” a “Io sto bene”, da “Allarme” a “Curami”,  “Annarella”, “Mi ami?”), Csi (“Del mondo”, “Cupe vampe”, “M’importa ‘na sega”), canzoni tratte dagli album solisti di Zamboni (“Miccia prende fuoco su tutte”, la mia preferita).
Brava, anzi bravissima, Angela Baraldi. “Sostituire” Ferretti non è impresa facile, questione di voce, questione di “affezione” (chi è abituato al repertorio Cccp/Csi, ha la voce di Ferretti nelle orecchie). Angela che assieme agli altri cenava lì, che ha scambiato volentieri due chiacchiere, Angela con indosso la maglietta di Patti Smith, Angela che si è messa maglietta rossa, forse per rimanere a tema Cccp, durante l’esibizione. E come la sacerdotessa del rock, pure la Baraldi sa tenere il palco, animale da palcoscenico.  Nulla da rimpiangere, performance incredibile, voce che sa imporsi/conquistare.
La Terapia era sul palco, la terapia era sotto il palco.


La Terapia è seguita pure dopo il concerto, quando per andare in bagno ti ritrovi praticamente dentro il camerino, ti ritrovi con un gruppo di persone lì in piedi, c’è Massimo, c’è Angela, ci sono gli altri musicisti, c’è quel Gigi Cavalli Cocchi già presente nei Csi, c’è anche Giorgio Canali, c’è Simone degli ormai “furono” Ustmamò. Si aveva l’impressione di essere dentro una rimpatriata di famiglia. Una Grande Famiglia.
Non so se la location ha reso ancora più “casareccio” l’evento, ma di fatto l’impressione era quella di essere ad una grande festa tra amici. Tutti parlano con tutti, niente snobismi, niente arie da vip.
Sarà stata “solo una terapia”, ma di sicuro una gran bella terapia!

Pablo Echaurren: Pittura e fumetto, artista perfetto

settembre 3, 2011 5 commenti

Intervista a Pablo Echaurren

by Claudia Amantini e Rosanna Bernacchia

Artista a tutto tondo, Pablo Echaurren ha attraversato varie facce dell’Arte, perché l’arte non ha confini: pittura, fumetto, ceramiche, illustrazioni, collage… musica. Figlio del pittore Sebastian Matta, quarant’anni di attività, sguardo curioso, ironia pungente. Un grande artista contemporaneo.

OUT. Out è una fanzine, al suo interno ci sono anche fumetti. Echaurren ha collaborato con Linus, Frigidaire, Tango, Comic Art, Alter Alter… Negli anni ’80, sulle riviste di fumetti, nascevano artisti come Dino Battaglia, Sergio Toppi, Alberto Breccia, Andrea Pazienza e tanti altri. Su quelle che venivano chiamate “riviste contenitore” c’era la possibilità di “sperimentare”, di promuovere artisti emergenti. Tu, che puoi essere definito padre di un fumetto d’avanguardia, cosa pensi del fumetto di allora e del fumetto di oggi? Come lo vedi oggi il Fumetto?

PABLO ECHAURREN - Penso che l’Italia abbia perso una grande occasione. Fu un periodo intenso, di grande sperimentazione, di totale capovolgimento. E noi eravamo alla guida del movimento. Nel mondo. Non c’erano altri “Frigidaire”. Ma il pubblico, come spesso succede, non ha premiato questa rivoluzione. E tutto si è ripiegato su se stesso. Un intera avanguardia fu mandata a spasso. A dimostrazione della cecità che affliggeva il mondo del fumetto. Ora non conosco la situazione. Ma credo molto nell’autoproduzione. E ho visto cose egregie in questa direzione.

O. In quarant’anni di carriera hai attraversato diversi aspetti dell’Arte, indubbio il tuo legame con il futurismo. Cosa pensi del futurismo? Come collochi i tuoi collage.

P.E. Il Futurismo è stato un secondo Rinascimento. L’unico momento, in secoli e secoli, in cui l’Italia ha dimostrato di poter condurre le danze. E’ stato. Non può essere riportato in vita. Ma può essere uno stimolo. Per me lo è. Inoltre il futurismo ha significato il diritto di ciascuno di fare avanguardia senza passare nel salotto buono. Per Marinetti bastava dichiararsi futuristi e lo si diventava. Anche senza sapere fare granché. Per questo considero il futurismo una sorta di pre-punk.

O. Pittura… Le tue tele sono anche di dimensioni notevoli, partendo dalla tela bianca come procedi per poi “ricoprirla”? Hai già in mente ciò che uscirà o procedi per bozzetti? Da chi ti senti, anche indirettamente, influenzato?

P.E. La gran parte nasce al telefono. Dagli scarabocchi fatti senza pensarci. È nei momenti di allentamento dell’attenzione che nascono le cose migliori. Poi si perfezionano, si limano, si correggono. Ma lo scarabocchio è alla base.

O. Prediligi colori molto forti, colori di grande impatto. Come scegli gli accostamenti? Preferisci l’olio o l’acrilico?

P.E. Mai usato l’olio. Sono uno rozzo, del tutto digiuno di tecnica, per cui l’acrilico è l’ideale.

O. Hai realizzato copertine di diversi libri, tra cui il celebre “Porci con le Ali”. Un libro-manifesto. Cosa pensi della politica?

P.E. In realtà la politica intesa come militanza mi ha sempre annoiato. Ma mi ci sono calato per provare l’effetto che fa. Comunque al dogma preferivo il magma.

O. Parlaci del tuo rapporto con Roma. Alla mostra al Museo della Fondazione Roma, c’era una sezione dedicata alla tua città.

P.E. Malgrado il nome sono romano. Sento Roma è un enorme collage. Sovrapposizione di strati, ere, culture, stili. Sicuramente una grande cipolla da sfogliare strato dopo strato. The Great Onion. Certamente più fascinosa della Great Apple. Girare per le chiese e scoprire i capolavori nascosti è un’esperienza che tutti dovrebbero fare.

O. Un’altra città per te fondamentale è sicuramente Faenza, Faenza che ci riporta alle ceramiche, al blu, alle figure “grottesche”… Pablo e le ceramiche. Che ci racconti?

P.E. La ceramica è un’attività che corre in parallelo. Un modo per coniugare il fare solitario dell’artista con il laboratorio, con la grandiosa perizia degli artigiani. Il p-artigiano Pablo.

O. Di te Achille Bonito Oliva ha scritto: “Pablo riconosce fertilità a tutti i territori della comunicazione, quelli alti della Storia dell’Arte e quelli cosidetti bassi dei fumetti”. Cosa lega la tua Arte Alta (i dipinti) alla tua Arte Bassa (i fumetti)? Tu credi ci sia un’Arte Alta e un’Arte Bassa?

P.E. Da piccolo in camera avevo sia il poster di Guernica che quelli di Disney. Anche qualcosa di Mirò, avevo. E mi pareva che le forme a tinte piatte e tondeggianti di Mirò avessero qualcosa di Topolino con quelle grosse orecchie tonde e nere. E i bottoni delle bretelle gialle e i pantaloni rossi. Mirò e Mickey Mouse si sovrapponevano. Pittura e fumetto, artista perfetto.

O. Bassa… bassi. Sei un collezionista di bassi elettrici… da dove nasce questa passione? Credo sia risaputo che sei un estimatore dei Ramones e sappiamo che hai avuto modo di conoscere questo gruppo. Quando e dove li hai incontrati per la prima volta?

P.E. Da adolescente avevo, come tutti gli adolescenti, un gruppetto di scalcinati. “Suonavo” il basso. Un Hofner. Volevo essere il quinto Beatle. Non mi hanno preso. Mi sono buttato sulla pittura. E molto dopo sui Ramones. No, ho conosciuto solo Marky. Marky Ramone. Mi ha fatto una sorpresa presentandosi a una mia mostra. Direttamente da NY. Ancora devo riprendermi.

O. Hai avuto modo di frequentare musicisti che hanno suonato durante gli anni ’70 e ’80? Com’era la scena musicale in quel periodo?

con Marky Ramones

con Marky Ramone

P.E. Molto viva. Stimolante anche se deprimente paragonata alla scena internazionale. Fondamentale fu il Piper Club. L’unico luogo in cui si sentiva musica dal vivo. Prima del Piper era il deserto. Ma io parlo degli anni ’60. Molto prima dei ‘70 e degli ‘80. Sono ormai un pensionato. Ah, no… è vero, hanno innalzato l’età del pensionamento. Bè comunque quasi.

O. Sei d’accordo quando alcuni critici musicali dicono che i Ramones furono il primo ed unico gruppo punk ?

P.E. Certo che lo sono. Il primo in assoluto. E il migliore. Quelli che sostengo che il punk è Sex Pistola sono dei revisionisti storici. Non esiste.

O. Da “Ramones ” del 1976 a “Road to Ruin” e finendo con “Animal Boy” del 1986, qual è il tuo disco preferito del gruppo e perché?

P.E. Sicuramente i primi tre (“Ramones”, “Leaving home”, “Rocket to Russia”). Ma perle ci sono in ogni loro disco. Anzi sta per uscire (Arcana editrice) un mio libercolo in cui affronto la loro discografia pezzo dopo pezzo. Senza tralasciarne uno.

O. Secondo te quali gruppi attuali hanno raccolto l’eredità musicale dei Ramones?

P.E. I Green Day mi paiono tra i pochi capaci di miscelare punk con melodia. Ma se la domanda è ardua, la risposta è impossibile. Come non ci sono eredi dei Beatles o di Picasso. Il genio è unico e irripetibile. Ci possono essere altri geni, ma per esserlo devono essere differenti. Totalmente differenti. Il genio non ammette imitazioni. Ogni imitazione è un plagio.

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