Questa casa è un albergo
Mi sveglio ormai con la sensazione di non sapere dove sto. Cambio così tanti letti, così tanti luoghi che questa pseudovacanza estiva lascerà il posto a una routine più riposante, fatta di un letto solo dove le caprette mi fanno ciao, i cavalli pascolano fra le case e i cuscini sono scomodi.
Naturalmente sono nelle Calabrie. Dove alle 7 di mattina passa il pescivendolo e invade il mio passo carrabile facendo un casino che neanche al mercato, dove fanno uno prete e fanno il palco giusto sotto casa mia e alla fine mi becco pure l’indulgenza plenaria mandata dal papa, nonostante provi in tutti i modi a schivarla come il pianista che suonava nei saloon del vecchio West.
Mondato da tutti i miei peccati (un’indulgenza mi ha colpito di striscio, nonostante i miei sforzi), mi metterei pure a rilassarmi in salotto, ma inizia la visita dei Chicazzè, quindi mi tocca un libro in terrazzo, ma zia Eufrasia ha occupato pur quello, ché da lì si vede bene il palco della messa.

tira al volo pirla! ma che hai mangiato, pastina in brodo???
Mi accorgo con orrore di non essermi portato un libro dietro, ma mi salvano le vecchie riviste in un cassetto, piene di videogames che mi hanno fatto sognare e mi hanno cresciuto tutto sommato benino (nonostante tutti gli alieni blastati a Mega Apocalypse e i goals segnati a Microprose Soccer direi che sono venuto su un tipino a modo). Riviste dal 1985 al 1991, quando mi bastavano pochi pixel per essere romantico (ho ancora il calendario dove segnavo gli high scores – se non baravo direi che ero pure bravino).
Ma l’invasione dei Chicazzè ormai è inarrestabile. Mani da stringere, baci da distribuire, amuchina “a lavare”. Sembra la hall di un albergo, solo che è uno sgabuzzino al pianoterra e io ci dovrei fare pure colazione o perlomeno leggermi due pagine di Televideo, ma sarebbe sconveniente. E mentre sogno l’estinzione della razza umana, mi consolo come i Blues Brothers, perché ho il serbatoio pieno e mezzo pacchetto di sigarette in tasca: si parte!
“Bisogna tenere alta la tutela della tenzione della lotta alle mafie”. Intanto vorrei sapere che significa ‘sta frase, signor Ministro Alfano amatissimo (da Papi, che ama solo chi ha meno capelli di lui).



Da sottolineare la splendida voce di “U rrrRagnu” che qui spacca davvero, le chitarre del Misiti, che manco gli Shadows (gli suggerirei di chiedere loro il copyright…) e il delicato commento del maestro Toscano alla fisa.
Allora. Rosarno, nel Reggino, primi anni ’60. Quattro musicisti in sala di registrazione si dicono fra di loro: “La rifacciamo Vitti na crozza alla calabrese? Ci mettiamo una canzone d’amore, qualche verso tradizionale, San Francesco di Paola che prende a colpi di bastone chi fa il cretino”. I quattro riscrivono le parole, e decidono di levare il tirullallerullallà (“troppo siculo”) e di tirare su un ritmo che pare quasi un up tempo jamaicano.
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Hanno sparlato di noi