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Banana Republic – Baluardo al Gattopardo

febbraio 19, 2010 6 commenti

la fine

A furia di effetto serra, la Sicilia si è trasformata nei nuovi tropici, con una stagione delle piogge carica di nuvole grevi, di umidità che spacca le ossa e pioggia che dio la manda.
La terra non regge questa massa d’acqua che la Sicilia non ha mai conosciuto. Avrebbe forse retto qualche anno fa, con migliaia di palazzine abusive di meno, senza urbanizzazioni forzate, case in collina che deturpano il paesaggio senza che nessuno provi scandalo: siamo lontani dalla Toscana che difende anche il profilo delle dolci colline senesi dalla furia dei palazzinari, perché qui è tutto diverso. La stessa natura pare impolverata, piena di grumi di civiltà sparsi a casaccio, lampioni e immondizia: le villette a schiera quasi abbelliscono un paesaggio di alberi marci seppelliti dalla plastica.
La Settentrionale Sicula 113 si trasforma in un percorso accidentato, con costoni di roccia che crollano e isolano paesi anche importanti (Capo d’Orlando si raggiunge guadando un torrente che passa per una mulattiera, in mezzo a campicelli di limoni e capannoni industriali). La 117 verso Nicosia è ormai terra incognita, meglio munirsi di jeep. Longi la raggiungi in elicottero.

San Fratello, invece, è destinata a morte pressoché certa. Una preziosa isola linguistica, uno dei pochi comuni di lingua gallo celta del meridione, con i suoi cavalli, i maialini selvatici che attraversano la strada guardando prima a destra e poi a sinistra (autoptico: da allora decisi che non avrei mai viaggiato senza macchina fotografica), il suo strano dipanarsi quasi da vecchia signora rugosa. Morirà e basta, perché è la fine della sua tenace resistenza in mezzo ad una sicilia brutta e gattopardesca.

E mentre tutti gli altri attendono la manna dal cielo, sicuri che un Silvio o un Guido avrà sempre bisogno dei loro voti, i sanfratellani hanno scritto in cuor loro la parola fine per il luogo che chiamavano casa.

P.S.

Ma il buon super-Bertolaso non aveva promesso una new town dopo il disastro di Giampilieri dello scorso ottobre?

Banana Republic – L’acida farsa di Giampilieri

ottobre 5, 2009 1 commento
nessun commento...

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Più che una tragedia, un’acida farsa. Con i media del grasso Nord che si permettono di fare facili ironie o ignorare la realtà dei fatti: Studio aperto ci deve parlare della giraffa Pallina o ci mostra la tromba d’aria di Mestre giugno 2007 e ce la spaccia per le immagini della Sicilia devastata. Fare informazione corretta è ormai un lusso, e la Sicilia oggi paga lo scotto dell’infamia.

Agli “organi di informazione” non conviene scavare troppo in una tragedia dai risvolti troppo “politici”.
A L’Aquila c’è stato un terremoto, e i terremoti non si possono impedire o prevenire (solo limitare i danni). Una frana si può invece fermare, i consolidamenti si possono fare, si possono evitare disboscamenti, si possono evitare abusi edilizi o reprimere quelli esistenti. Ma ci deve essere la volontà politica, in Sicilia, la terra del 61 a zero. Tze…

Il piazzista di pentole e tegami è arrivato, ha parlato ai poveracci due minuti ed ha fatto una gitarella in elicottero. Ha promesso di ricostruire come in Abruzzo, ma dove? Le poche lingue di pianura sono tutte occupate qui, restano solo le colline. Disboschiamo ancora?

Catastrofe annunciata, questo ci viene detto, il tutto mentre il sindaco di Messina dice di non aver saputo nulla di un allarme imminente, ma c’erano ordini di abbattimento per migliaia di abusi edilizi di cui doveva essere a conoscenza da anni: naturalmente, nessun ordine eseguito, si è “sanato” in allegria e fraternità… ma a differenza dello scudo fiscale che mette al riparo gli evasori, qui lo scudo cementizio non è servito a evitare alcuna catastrofe.

Ora la colpa è di tutti e di nessuno, una guerra fra ricchi (palazzinari e politici corrotti) e poveri (abusivi), una tragedia che si volge in acida farsa e che Paolo Colonnello su La stampa.it di oggi sintetizza efficacemente così:

Riassumendo: la Regione dà la colpa «alla gente che fa abusivismo»; la Protezione Civile siciliana «agli amministratori locali che non controllano»; gli amministratori locali ai politici importanti che non danno i soldi e i permessi; la Procura a chi i permessi li ha rilasciati; i vigili staccano multe che nessuno paga. E nel frattempo ogni tanto qualcuno muore, le case crollano, le montagne franano. E questa è già diventata una tragedia di serie B.

Banana Republic – Messina continua a morire

questo è il mio ricordo...

questo è il mio ricordo...

Guardo immagini di Giampilieri travolta dal fango, un paesino su cui incombe la montagna, così come incombe su tanti paesini costieri del Messinese. Sento le urla nere di chi ha perso tutto, la litania dei nomi delle vittime, le lacrime di coccodrillo di chi doveva fare e non ha fatto, l’elenco degli abusi edilizi che continuano imperterriti.
Rabbia, ma non sorpresa. Se abbattono i piloni dell’autostrada, figurarsi cosa fanno col resto…
Nel messinese non c’è spazio per costruire, si fendono quindi le colline e si disbosca e non solo nei paesini: basta guardare Messina dal ferryboat e chiedersi il perché di tante alture scempiate. Ci andasse Bertolaso sul ferryboat: da lontano si vedono tante cose, troppe.

E mentre la “città babba” muore, io la guardo ormai da lontano, scacciato da un ministero che non mi ci manda a insegnare. Mentre la gente muore col fango nei polmoni, la tv manda lo show di Papi (Enrico) con una che ancheggia e lui che urla, come se tutti avessero già dimenticato, casomai se ne fossero accorti.

Ma si vede che questi morti sono diversi dagli altri, quelli delle regioni dove fare il salvatore della patria tra le macerie: lì ci va il Piccolo Capo, qui ci mandano la Prestigiacomo, scintillante protagonista delle cronache di questi giorni.

E in questo vomito mentale, nel kipple che ci sommerge, mi devo sentire chi dice di amare le frane, perché non fanno arrivare a scuola gli insegnanti. E poi dicono che Mediaset non ci ha plasmati…

PS. Stasera a Striscia sono impazziti? Sembrano una manica di troizkisti (o come cavolo si scrive).

Banana Republic – lodi lodi lodi dal csm

settembre 27, 2009 Lascia un commento

topolodo

Il 6 ottobre si discute il Lodo Alfano, che garantisce l’impunità alle prime cariche dello stato. Se il CSM accoglierà le istanze di incostituzionalità, il presidente-utilizzatorefinale sarà processato per brogli elettorali e per compravendita di diritti televisivi che nascondeva presunte evasioni fiscali. Bazzecole rispetto ai rapporti con la mafia che stanno uscendo fuori.

Ma c’è da nutrire fiducia nell’imparzialità di una corte i cui giudici vanno a cena con l’imputato? Anche il Quirinale se n’è lavato le mani. Prevedo lunga vita per Papi, che “casualmente” va a fare la pace col Papa, dato che lo Zio Monaco e la Zia Monaca si apprestano a fare giravolte come prima

Prevedo lunga vita per Papi e un luno inverno per questo Paese martoriato, ma spero sia come per i pronostici calcistici, dove non ci ho mai azzeccato molto.

Banana Republic – Messina muore

bandiera aggiornata

bandiera aggiornata

Accade che siamo nel paese delle banane e delle libertà. E vabè, fosse una cosa nuova: sto sempre a menarvela con il fatto che abbiamo un uomo diversamente democratico al comando e un Partito Disastrato all’opposizione.
In questo clima ognuno si prende la libertà di agire senza tenere conto degli interessi comuni, del bene di chi ci sta accanto. Ma nel sud di questo bananificio la barbarie di questo libertinismo del più forte si accoppia alle libertà dei più idioti.

Hai un terreno? edificalo. Trova una bella licenza, paga i camion, trasporta il cemento ed ergi le palazzine vicino a quelle colline che smottano anno dopo anno., tanto il fesso che le comprerà lo troverai. Ma la cosa stupenda è che in Banana Republic, zona Messina, abbattono pure un sostegno di un ponte autostradale per farlo: risultato, mezza provincia senza uno svincolo e vivibilità a prostitute… Tanto che ci fa… ci sono così tanti pilastri sotto il ponte, uno più uno meno.

Ah, ma al Tg2 devono parlare del prezzo delle zucchine: una città che muore così non è degna di alcuna pietà.

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