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Posts Tagged ‘amantinustra’

Out intervista… Alessandra Gismondi (Pitch, Schonwald)

“Feeling immediato senza compromessi

Claudia Amantini intervista Alessandra Gismondi

Out. Cerchiamo di partire dall’inizio: Alessandra Gismondi è Pitch, e Pitch ci proietta direttamente in quella che è stata la “scena” italiana della seconda metà degli anni ’90. Cosa puoi raccontarci di quel periodo e del panorama attuale? I Pitch di allora, i Pitch di oggi.
Alessandra Gismondi. Da allora è cambiato praticamente tutto. La scena di fine anni novanta come le etichette e tutta la discografia hanno stravolto le dinamiche commerciali. La band stessa è stata rinnovata già dal 2004 con una nuova line up ed anche per quanto riguarda la proposta musicale sono ritornata alla lingua inglese come al mio esordio.

O. Nella “vecchia” storia dei Pitch ci sono due album importanti (uno a firma Bmg), un video che ricordo aveva creato scalpore per la presenza di Selen (che so essere tua amica), la collaborazione con Manuel Agnelli (per i suoi Afterhours tuo il testo di “lasciami leccare l’adrenalina”), tanta carne al fuoco. Ce ne puoi parlare?
A.G. L’importanza che mi vincola ad ogni mia uscita discografica non è legata al fatto di uscire per una major, in quegli anni lo è stato semplicemente perché girava così! Il video con Selen è stato un “gioco” promozionale ed ha funzionato mentre la collaborazione con Manuel è nata dalla nostra amicizia e dal fatto che lui faceva parte dell’organico della VOX POP che era l’etichetta che pubblicò BAMBINA ATOMICA.

O. Premesso che io già vi ascoltavo allora (n.b. ho ancora la maglietta blu col cuore spezzato), questa nuova fase Pitch la vedo più orientata verso l’estero, vuoi per il passaggio dall’italiano all’inglese, vuoi per la tipologia di sound. “Comme Un Flux” guarda molto a New York, forse il paragone con i Blonde Redhead ti è già stato fatto e forse ti ha pure stancato: cos’ha segnato il cambio di rotta? Esigenza di crescita, voglia di cambiare, trovare nuovi stimoli?

A.G. Penso fondamentalmente che l’ispirazione debba nascere da ciò che si ama e si apprezza. Sicuramente il cambio di rotta c’è stato anche per un fattore di crescita e di evoluzione all’interno del gruppo che ci ha dato anche la possibilità di suonare all’estero e rapportarsi con realtà musicali diverse che danno a loro volta nuovi stimoli.

O. Oltre ai Pitch il nuovo volto di Alessandra si chiama anche Vassel e Schonwald: ti va di parlarci di questi due progetti paralleli? Recentemente sei stata in tour a Berlino: che differenza c’è tra i palchi italiani e quelli stranieri? All’estero la musica “nuova” con che occhi viene vista?

A.G. Negli ultimi 3 anni sono stata attiva con 3 progetti molto diversi tra loro che se da un lato mi ha dato molte soddisfazioni, dall’altro mi ha anche “spremuto” parecchio perché da parte mia non ho mai considerato PITCH il progetto principale mentre SCHONWALD e VESSEL i progetti paralleli ma tutti sullo stesso livello perché ogni progetto non deve essere considerato in secondo piano rispetto all’altro od un semplice passatempo. Sono appena rientrata da Berlino con SCHONWALD dove abbiamo suonato 6 volte nel giro di 3 anni e ti posso confermare che le cose funzionano davvero in maniera potente e questo ci ha gratificato e confermato che anche le realtà “nuove” sono ben recepite.

O. Vessel, correggimi: due album alle spalle, due cover, una di Leonard Cohen e una di Serge Gainsbourg, dal vivo pure De Andrè. Cosa pensi di questi tre artisti?
A.G.Per quello che mi riguarda ascolto da sempre Cohen e Gainsbourg, De Andrè lo conosco da pochi anni ma li stimo tutti.

O. Schonwald, tu e Luca Bandini, compagni di musica e nella vita: cosa significa per te suonare con lui?
A.S. Significa capirsi con un solo sguardo ed avere anche musicalmente un feeling immediato senza compromessi.

O. Parlando con Pablo Euchaurren, pittore che adoro, ma pure noto appassionato/collezionista di bassi, è saltata fuori la figura del bassista. Solitamente uno non nasce bassista, generalmente il bassista è un “chitarrista prestato”. Tu, da che ricordo io, sei sempre stata fedele al basso. Come mai la scelta del basso come strumento? Questione di polpastrelli?
A.G.In realtà ho iniziato come chitarrista all’età di 12 anni, solo con PITCH ho sentito l’esigenza di suonare il basso perché il chitarrista c’era già.

O. Visto che sei autrice dei testi delle tue canzoni: che differenza c’è tra scrivere un testo in italiano ed uno in inglese? Musicalmente parlando?
A.G.L’inglese è la lingua musicale per eccellenza con una metrica ideale per il songwriting. Anche se trovo che il francese sia di una musicalità straordinaria. Scrivere in italiano è stata solo una scommessa che mi ha divertito ma che non ripeterei.

O. Qual è la musica che per te ha significato tanto? Cosa ascolti e cosa adori.
A.S. La musica classica perché vengo da tanti anni di studio di danza classica, in particolare modo sono molto legata ai compositori russi : Prokofiev, Rachmaninov, Stravinsky e Shostakovic.

O. Tuoi progetti futuri? L’Ale tornerà all’italiano o l’ascolteremo solo in veste “straniera”?
A.G. Al momento sono impegnata solo con SCHONWALD. E’ previsto un ep in uscita a primavera ed a seguire un nuovo album per l’etichetta di Chicago HozAc Records, quindi solo in veste “straniera”.

Recensione: Temple of Venus, “Messiah Complex”

gennaio 15, 2012 2 commenti

Un Concept Electropop – by Claudia Amantini

È un piacere ricevere pacchetti per posta, specialmente se non sei Equitalia, specialmente per il contenuto. È così che mi sono ritrovata tra le mani “Messiah Complex”, ultima fatica dei Temple of Venus.

Digipack bello a vedersi, veste grafica che sembra tutto un programma: al primo impatto l’illustrazione di copertina mi ha fatto pensare a Stefano Ricci, invece il tutto è opera di Luca Nieddu, autore capace di soddisfare l’occhio, occhio che, come sempre, vuole la sua parte. E la veste grafica soddisfa, non solo per la copertina, ma per l’intero vestitino (interni, libretto, etc.).
I Temple of Venus sono una band bolognese attiva dal 1984, matrice new-wave, paragoni che riportano, inevitabilmente, a Joy Division e New Order (e che bei paragoni…). Il nuovo album unisce la new wave all’electro-pop, con ottimi risultati. E se lo dico io, fan dei suoni rock…
“Messiah Complex”  è un album autoprodotto e stampato a Londra, dove i ToV hanno fatto un tour promozionale.  Un concept album, nove brani in rigoroso inglese, un ritmo sostenuto da tastiere, basso, chitarre, drum machine, programmazioni.  Un suono anni ’80 che guarda al moderno.  Diverse le atmosfere contenute:  malinconia, rabbia, cupezza… si parte decisi con “Across the stars”, si distende il tappeto malinconico/cupo con “Hide & Seek” e “Goodnight”, si alzano i toni con “Sugar Sadman” e “Hey Stranger”; ogni brano sembra avere una propria identità, poi, si sa, ognuno si creerà i propri “preferiti” in un percorso di ascolto personalizzato. I Temple of Venus hanno una formazione essenziale, un duo: Piero Lonardo, tra i fondatori, voce, synth e basso micidiale e Alessandro Montillo, chitarre e drum programming. Un duo capace di creare ottima musica.
Insomma: Out consiglia… i Temple of Venus!
Messia Complex è disponibile per l’acquisto su iTunes Music Store; in rete su cdbaby.com, www.templeofvenus.it e rockit.it; in alcuni negozi selezionati tra cui Disco d’Oro, Discorama e Semm Music Store a Bologna.

PAGINA FB: http://www.facebook.com/templeofvenus?ref=ts

Music Report: Baraldi+Zamboni in tour

settembre 6, 2011 4 commenti

SOLO UNA TERAPIA: DAI CCCP ALL’ESTINZIONE
by Claudia Amantini
Sant’Arcangelo di Romagna, 4 settembre 2011

Serata particolare quella di Sant’Arcangelo, per l’ambientazione, per la musica, per non so manco io cosa. “Siete voi la Terapia”, così Massimo (Zamboni) ha detto dal palco, tra una canzone e l’altra.
Casolare, viti, prati in cui sedersi. Pagare un concerto 12 euro sembra ridicolo, almeno per i prezzi che girano oggi. Prezzo popolare, prezzo molto popolare visto che nelle 12 euro era compresa una consumazione e un piatto di porchetta accompagnato da fettine di pane. È come pagarsi una cena, con in regalo della musica. Forse anche questo fa parte della “terapia”.

backstage fra le viti

Per chi come me ha seguito i Csi dai primi passi (ultimo Cccp in poi), per chi come me si è vista un sacco di concerti loro, per chi come me si è rifiutata di andare a vedere il concerto del “nuovo” Ferretti (questione di ideologia: non puoi ricantare il tuo passato, se in quel passato non ci credi più o lo rinneghi addirittura) la terapia è ritrovarsi in una situazione come quella di ierisera.
Massimo Zamboni era lo “schivo” dei Csi, Massimo Zamboni era la chitarra-grattugia dei Cccp. Come ho avuto modo di dirgli di persona, è bello ritrovarselo sul palco, è bello sapere che qualcuno rimasto “fedele alla linea” ancora c’è.  La linea che non c’è ma che c’è. Terapia per tutti.

Angela Baraldi con le nostre Clà e Lally ^^

Bellissimo il concerto, tra inediti, Cccp revival (da “Emilia paranoica” a “Io sto bene”, da “Allarme” a “Curami”,  “Annarella”, “Mi ami?”), Csi (“Del mondo”, “Cupe vampe”, “M’importa ‘na sega”), canzoni tratte dagli album solisti di Zamboni (“Miccia prende fuoco su tutte”, la mia preferita).
Brava, anzi bravissima, Angela Baraldi. “Sostituire” Ferretti non è impresa facile, questione di voce, questione di “affezione” (chi è abituato al repertorio Cccp/Csi, ha la voce di Ferretti nelle orecchie). Angela che assieme agli altri cenava lì, che ha scambiato volentieri due chiacchiere, Angela con indosso la maglietta di Patti Smith, Angela che si è messa maglietta rossa, forse per rimanere a tema Cccp, durante l’esibizione. E come la sacerdotessa del rock, pure la Baraldi sa tenere il palco, animale da palcoscenico.  Nulla da rimpiangere, performance incredibile, voce che sa imporsi/conquistare.
La Terapia era sul palco, la terapia era sotto il palco.


La Terapia è seguita pure dopo il concerto, quando per andare in bagno ti ritrovi praticamente dentro il camerino, ti ritrovi con un gruppo di persone lì in piedi, c’è Massimo, c’è Angela, ci sono gli altri musicisti, c’è quel Gigi Cavalli Cocchi già presente nei Csi, c’è anche Giorgio Canali, c’è Simone degli ormai “furono” Ustmamò. Si aveva l’impressione di essere dentro una rimpatriata di famiglia. Una Grande Famiglia.
Non so se la location ha reso ancora più “casareccio” l’evento, ma di fatto l’impressione era quella di essere ad una grande festa tra amici. Tutti parlano con tutti, niente snobismi, niente arie da vip.
Sarà stata “solo una terapia”, ma di sicuro una gran bella terapia!

Pablo Echaurren: Pittura e fumetto, artista perfetto

settembre 3, 2011 5 commenti

Intervista a Pablo Echaurren

by Claudia Amantini e Rosanna Bernacchia

Artista a tutto tondo, Pablo Echaurren ha attraversato varie facce dell’Arte, perché l’arte non ha confini: pittura, fumetto, ceramiche, illustrazioni, collage… musica. Figlio del pittore Sebastian Matta, quarant’anni di attività, sguardo curioso, ironia pungente. Un grande artista contemporaneo.

OUT. Out è una fanzine, al suo interno ci sono anche fumetti. Echaurren ha collaborato con Linus, Frigidaire, Tango, Comic Art, Alter Alter… Negli anni ’80, sulle riviste di fumetti, nascevano artisti come Dino Battaglia, Sergio Toppi, Alberto Breccia, Andrea Pazienza e tanti altri. Su quelle che venivano chiamate “riviste contenitore” c’era la possibilità di “sperimentare”, di promuovere artisti emergenti. Tu, che puoi essere definito padre di un fumetto d’avanguardia, cosa pensi del fumetto di allora e del fumetto di oggi? Come lo vedi oggi il Fumetto?

PABLO ECHAURREN - Penso che l’Italia abbia perso una grande occasione. Fu un periodo intenso, di grande sperimentazione, di totale capovolgimento. E noi eravamo alla guida del movimento. Nel mondo. Non c’erano altri “Frigidaire”. Ma il pubblico, come spesso succede, non ha premiato questa rivoluzione. E tutto si è ripiegato su se stesso. Un intera avanguardia fu mandata a spasso. A dimostrazione della cecità che affliggeva il mondo del fumetto. Ora non conosco la situazione. Ma credo molto nell’autoproduzione. E ho visto cose egregie in questa direzione.

O. In quarant’anni di carriera hai attraversato diversi aspetti dell’Arte, indubbio il tuo legame con il futurismo. Cosa pensi del futurismo? Come collochi i tuoi collage.

P.E. Il Futurismo è stato un secondo Rinascimento. L’unico momento, in secoli e secoli, in cui l’Italia ha dimostrato di poter condurre le danze. E’ stato. Non può essere riportato in vita. Ma può essere uno stimolo. Per me lo è. Inoltre il futurismo ha significato il diritto di ciascuno di fare avanguardia senza passare nel salotto buono. Per Marinetti bastava dichiararsi futuristi e lo si diventava. Anche senza sapere fare granché. Per questo considero il futurismo una sorta di pre-punk.

O. Pittura… Le tue tele sono anche di dimensioni notevoli, partendo dalla tela bianca come procedi per poi “ricoprirla”? Hai già in mente ciò che uscirà o procedi per bozzetti? Da chi ti senti, anche indirettamente, influenzato?

P.E. La gran parte nasce al telefono. Dagli scarabocchi fatti senza pensarci. È nei momenti di allentamento dell’attenzione che nascono le cose migliori. Poi si perfezionano, si limano, si correggono. Ma lo scarabocchio è alla base.

O. Prediligi colori molto forti, colori di grande impatto. Come scegli gli accostamenti? Preferisci l’olio o l’acrilico?

P.E. Mai usato l’olio. Sono uno rozzo, del tutto digiuno di tecnica, per cui l’acrilico è l’ideale.

O. Hai realizzato copertine di diversi libri, tra cui il celebre “Porci con le Ali”. Un libro-manifesto. Cosa pensi della politica?

P.E. In realtà la politica intesa come militanza mi ha sempre annoiato. Ma mi ci sono calato per provare l’effetto che fa. Comunque al dogma preferivo il magma.

O. Parlaci del tuo rapporto con Roma. Alla mostra al Museo della Fondazione Roma, c’era una sezione dedicata alla tua città.

P.E. Malgrado il nome sono romano. Sento Roma è un enorme collage. Sovrapposizione di strati, ere, culture, stili. Sicuramente una grande cipolla da sfogliare strato dopo strato. The Great Onion. Certamente più fascinosa della Great Apple. Girare per le chiese e scoprire i capolavori nascosti è un’esperienza che tutti dovrebbero fare.

O. Un’altra città per te fondamentale è sicuramente Faenza, Faenza che ci riporta alle ceramiche, al blu, alle figure “grottesche”… Pablo e le ceramiche. Che ci racconti?

P.E. La ceramica è un’attività che corre in parallelo. Un modo per coniugare il fare solitario dell’artista con il laboratorio, con la grandiosa perizia degli artigiani. Il p-artigiano Pablo.

O. Di te Achille Bonito Oliva ha scritto: “Pablo riconosce fertilità a tutti i territori della comunicazione, quelli alti della Storia dell’Arte e quelli cosidetti bassi dei fumetti”. Cosa lega la tua Arte Alta (i dipinti) alla tua Arte Bassa (i fumetti)? Tu credi ci sia un’Arte Alta e un’Arte Bassa?

P.E. Da piccolo in camera avevo sia il poster di Guernica che quelli di Disney. Anche qualcosa di Mirò, avevo. E mi pareva che le forme a tinte piatte e tondeggianti di Mirò avessero qualcosa di Topolino con quelle grosse orecchie tonde e nere. E i bottoni delle bretelle gialle e i pantaloni rossi. Mirò e Mickey Mouse si sovrapponevano. Pittura e fumetto, artista perfetto.

O. Bassa… bassi. Sei un collezionista di bassi elettrici… da dove nasce questa passione? Credo sia risaputo che sei un estimatore dei Ramones e sappiamo che hai avuto modo di conoscere questo gruppo. Quando e dove li hai incontrati per la prima volta?

P.E. Da adolescente avevo, come tutti gli adolescenti, un gruppetto di scalcinati. “Suonavo” il basso. Un Hofner. Volevo essere il quinto Beatle. Non mi hanno preso. Mi sono buttato sulla pittura. E molto dopo sui Ramones. No, ho conosciuto solo Marky. Marky Ramone. Mi ha fatto una sorpresa presentandosi a una mia mostra. Direttamente da NY. Ancora devo riprendermi.

O. Hai avuto modo di frequentare musicisti che hanno suonato durante gli anni ’70 e ’80? Com’era la scena musicale in quel periodo?

con Marky Ramones

con Marky Ramone

P.E. Molto viva. Stimolante anche se deprimente paragonata alla scena internazionale. Fondamentale fu il Piper Club. L’unico luogo in cui si sentiva musica dal vivo. Prima del Piper era il deserto. Ma io parlo degli anni ’60. Molto prima dei ‘70 e degli ‘80. Sono ormai un pensionato. Ah, no… è vero, hanno innalzato l’età del pensionamento. Bè comunque quasi.

O. Sei d’accordo quando alcuni critici musicali dicono che i Ramones furono il primo ed unico gruppo punk ?

P.E. Certo che lo sono. Il primo in assoluto. E il migliore. Quelli che sostengo che il punk è Sex Pistola sono dei revisionisti storici. Non esiste.

O. Da “Ramones ” del 1976 a “Road to Ruin” e finendo con “Animal Boy” del 1986, qual è il tuo disco preferito del gruppo e perché?

P.E. Sicuramente i primi tre (“Ramones”, “Leaving home”, “Rocket to Russia”). Ma perle ci sono in ogni loro disco. Anzi sta per uscire (Arcana editrice) un mio libercolo in cui affronto la loro discografia pezzo dopo pezzo. Senza tralasciarne uno.

O. Secondo te quali gruppi attuali hanno raccolto l’eredità musicale dei Ramones?

P.E. I Green Day mi paiono tra i pochi capaci di miscelare punk con melodia. Ma se la domanda è ardua, la risposta è impossibile. Come non ci sono eredi dei Beatles o di Picasso. Il genio è unico e irripetibile. Ci possono essere altri geni, ma per esserlo devono essere differenti. Totalmente differenti. Il genio non ammette imitazioni. Ogni imitazione è un plagio.

VIDEOCLIP: Tenedle – La cura del suono

giugno 22, 2011 7 commenti

A furia di bazzicare vecchie e nuove “indie”, convinti che il rock e i rocker italiani non siano solo cinquantenni che godono così così o per cui basti poco, ma costituiscano invece un tessuto sotterraneo non privo di fascino, i redattori del blog raccolgono qualche cosa che forse merita più di un ascolto distratto. Comincia Amantinustra nostra… Forza Clà, a te la parola.

NEW MODEL LABEL: TENEDLE

New Model Label è una giovane etichetta discografica e casa editrice musicale. Distribuita da Audioglobe, si muove sotto l’insegna di produzioni di esordienti, nell’area “alternativa”.

Visto il nostro interesse per la musica, RadioOut ne è prova tangibile, allarghiamo gli orizzonti, battezziamo questa giovane etichetta e vi proponiamo il video di Dimitri Niccolai, in arte Tenedle, con il singolo “La Cura del suono”, tratto dall’album “Grancassa”.

Buon ascolto!

Claudia Amantini

Playlist 07 – Clà & Company (rock e soldatini!)

marzo 8, 2011 15 commenti

La nostra Amantinustra, megadirettore galattico di Out fanzine, subcomandante Clà, vince la sua proverbiale timidezza, fa una playlist e… manda al microfono qualcun altro! Grande, scaricabarilismo a palla, ma bellissima trasmissione!

La sua email dice tutto…

Ecco fatto: voce di Angelo, Gianfranco che ha aggiustato il programmino e… eccoti i file delle nostre registrazioni vocali, la trasmissione la chiamiamo “cla&company”, sono divise in 4 parti, io compaio giusto alla fine…
Eccoti l’elenco-ordine brani :

1) Inger Lorre – Thief without the take
2) Solex+Cristina Martinez+Jon Spencer – Too much, too fast
3) P.J.Harvey – Down by the water

eh,eh… mò si ride!
ciao clà
(più i due soldatini)!

PRESS PLAY


SCARICA L’MP3 COL TASTO DESTRO (salva come oggetto) DA QUESTO LINK

PS by WM
Traccia Bonus per gli amici pugliesi che ci hanno dato una mano con pazienza:
4) Caparezza – Vieni a ballare in Puglia!

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M’invurnisco d’immenso

mumble mumble

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un pezzullo della nostra mitica Clà.

Spesso mi capita di far confusione, di perdermi, di non capire, di capire cose che non ci stanno.

Eppoi il mio essere anti-tecnologica (che stress il computer, che belle le foto fatte con pellicola altroché digitale, che bello l’analogico…), anti-inglese (eccheccàvolo… vivo in Italia, non so manco l’italiano e devo sapere un’altra lingua?), anti-musicale (mi “invurnisce” la radio, faccio zapping peggio che con la tivvù, i concerti mi stanno diventando noiosi, avrei bisogno di un bel concerto che “spacca”, che ti fa star lì, in piena estasi canzone dopo canzone ed invece mi accorgo che non mi pigliano più di tanto). Forse è la mia essenza ad essere “anti”. È già qualcosa.

Pure coi libri mi capita di andare indietro invece che avanti. Tempo fa mi era capitato sotto “Per sempre giovane” di Biondillo e m’ero detta “toh, qualcuno che scrive una storia”, perché di leggere saggi come consolazione mi ero un po’ stufata. Tondelli è morto, amen, non ci sarà un altro “camere separate” o “altri libertini”. Della Campo ho già letto quasi tutto.

Fumetti: della Coconino non capisco alcune scelte, la Vertigo m’è sempre piaciuta (vuoi per Gaiman, vuoi per McKean…), le novità però anche qui latitano.

why so serious?

Mi diventa sempre più difficile entusiasmarmi… la politica è tasto dolente, meglio lasciar perdere. Calcio? Come tifosa non sono brava, da sempre juventina (zitti un po’…), ma più per partito preso. Quando stavo a Roma tifavo Roma (poi un pomeriggio a zonzo a Piazza del Popolo e in men che non si dica circondata da bandiere laziali… non ho ancora capito, proprio non me lo ricordo, se la Lazio aveva vinto lo scudetto o chissà che partita, mi son ritrovata lì in mezzo a gente festante che m’ha offerto pure da bere… e allora W Lazio!). Però mo tifo San Marino (che è pure estero, và), ma solo perché ci gioca mio fratello (che se cambia squadra, prevedo che cambio tifo).

Nonsense dovuto dal sole pigliato in testa. Forse è meglio che vado al mare. Però se si vota, cosa che mi manda in crisi mistica… è difficile mettere la crocetta, dal mare torno. È un principio. Indipendentemente da chi o da cosa, la mia crocetta la voglio mettere.

E poi di nuovo… tutti al mare. Buone vacanze (e buona estate).

Ps1: L’evento B.I.R.R.A. (Bagarre Internazionale di Riviste Alternative) che si è tenuto a Giugno a Bologna, ha visto l’interessamento del quotidiano Repubblica (non il classico trafiletto, ma un lungo articolo per le pagine di “cultura”). Ovviamente sulla carta dovevamo esserci anche noi con Out ma… mai nome scelto è più azzeccato: a Bologna non c’eravamo, sulle pagine di Repubblica nemmeno. Tanto per rimanere… Out!

Ps2: Gradito ritorno: la Redeghieri, cantante Ustmamò, è ritornata sulle scene. A parte il fatto che se gli Ustmamò avessero chiuso con “Ust” era meglio (un po’ come i Disciplinatha con “Primigenia”). Comunque si è ridata alla musica popolare-rivolta-sindacale… meglio delle canzonette da Sanremo (anche se poi un po’ di basso-chitarra-batteria mica ci stavano male). Ad ogni modo bella voce.

Claudia Amantini

Voci su Outbook – Recensione di Claudia Amantini

luglio 18, 2010 4 commenti

Scrivere di un libro non è facile, specie se nel libro in questione si è fortemente coinvolti, specie se lo si è partorito.

Difficile parlare in maniera obiettiva di qualcosa di cui si è seguito passo per passo ogni singolo movimento: l’idea (concretizzare i presupposti, pensare ad un bando di concorso), la raccolta (niente grano… pagine scritte che si accumulavano per posta tradizionale o per mail), la votazione (è per chi non è un critico letterario come me, si seguono le sensazioni, gli umori, i gusti, gli odori…), la “correzione/omologazione” (meno male che il lavoro vero di editing l’ha fatto qualcun altro), ed infine la parte forse più “noiosa”, quella burocratica…

E poi cercare di mantenere il piede in due scarpe (o forse più): rapporti con il mecenate (qualcuno disposto a pagare, e non poco, per un progetto comunque “ambizioso”), rapporti con gli editori (prima di approdare in Edarc sul tavolo ne avevamo altri), rapporti con gli autori (e votata all’autoproduzione come sono, facile l’identificazione con chi sta dall’altra parte), rapporti consolatori per sbattimenti, chiusure, ritardi con tutti gli altri del Gruppo Out…

Un libro quindi faticoso, un libro che mi ha stancato, un libro che ora, ad averlo in mano, ricompensa. Sono soddisfazioni.

Pace per chi ne è rimasto fuori.

Dicevo, averlo in mano ricompensa, gratifica. Un’impronta Out l’abbiamo data. Forse di impronte ne abbiamo lasciate due. La prima riguarda l’abito: ci è stato concesso di avere carta bianca sull’impostazione grafica, e la copertina ricollega al nostro essere Out (come per la fanza, come per il Deluxe by Cagliostro). La seconda è il contenuto: i racconti che sono finiti dentro rispecchiano i nostri gusti, se ci fossero capitati sotto, senza il libro, molto probabilmente li avremmo pubblicati sulla nostra fanzine.

Tornando al libro, ai suoi racconti, ognuno di noi ha la sua visione. Ognuno di noi ha i suoi “preferiti”. Mettendomi dall’altra parte, a questo giro dalla parte di chi guarda ad un “progetto”, c’era la volontà di mischiare le carte, di allargare quello che era partito come filo-conduttore per contaminare l’amore, per mostrare più facce dell’amore…

Ho gradito il racconto di Belloni, perché “sporco”, carnale, diretto.

Mi sono piaciuti Misiti e Occhionero, carichi di quell’ironia che ne avessi solo la metà sarei felice.

Intriganti Bernacchia e Padilla, perché affrontano l’omosessualità con tocco leggero, donando ritmica e delicatezza.

Belle le pagine della Sbrana, capaci di farti entrare la tristezza nelle ossa.

La fantascienza non è il mio forte (più che con Asimov io sono cresciuta con Tondelli, Bukowski e compagnia beat), ma pure questa è ben rappresentata (Cattaneo-Tanci-Piccoli-Zanini).

Sarò pure autocelebrativa, ma come ho già avuto modo di dire, questo OutBook a me piace così com’è.

Out a zonzo – Un’Estate Diabolika (Cervia)

luglio 18, 2010 6 commenti

Gianluca "Bastiancontrario" Umiliacchi

A zonzo per il Paese (paese-Italia) ci sono figure meravigliose…
Non è una questione di età, non è una questione di gusto. Magari, per citare quello che ascoltavo tanto tempo fa, è semplicemente una “questione privata” o di qualità.
Gianluca “bastiancontrario” Umiliacchi è una di queste figure. Battuta sempre pronta, accento tipicamente romagnolo -guai se vi scappa detto “emiliano”-, incasinato in mille e più progetti.
Quest’estate ha messo in piedi (come, con chi, per cosa… chiedete a lui) quello che si può definire un lungo omaggio a Diabolik. Dal 1 all’11 Luglio, in quel di Cervia (Ra), l’Antica Pescheria di Piazza Pisacane ha ospitato tavole, esposizioni, mostre, incontri…
La personale di Stefano Babini, le fotografie di Sandra e Urbano, la partecipazione di Patricia Martinelli, Paolo Forni, Giorgio Franzaroli,…
E l’esposizione degli “omaggi” a Diabolik.

Foto di gruppo con omaggi

Come Gruppo Out abbiamo partecipato agli “omaggi”: illustrazione rivisitata dei famosi occhi-diabolik (Laura Canti) e una tela con un bacio (io, la scelta di cadere su un bacio forse è derivata dal filo “amore” di Outbook… solitamente odio i “romanticismi”).

Il "Bacio" di Claudia Amantini

Ed è stato un piacere ritrovare lì anche altri omaggi, omaggi di persone ormai “out”: Claudio Cardinali, Egle Guerini, Claudia Piccolo (complimenti, ragazzuoli!).
L’ultimo giorno di questa “estate diabolica”, come da programma, c’è stata l’Asta di Beneficenza, vendita degli Omaggi Diabolik con l’intero incasso (e come ha sottolineato Gianlù, attenzione alla beneficenza: intero incasso è tutt’altra storia rispetto ad intero ricavato… bisogna prestare attenzione alle parole!) devoluto alla Pubblica Assistenza di Cervia.
Per ovvie ragioni (di geografia) sono passata per un saluto, per la cena con Gianluca e Sergio (grazie), ma poi, questione di km, non ho potuto assistere all’asta.
Quello stesso giorno, l’11, finale dei mondiali.
Poco romantica e poco calcistica… però contenta che, a “chiudere” la giornata, sia stata la Spagna.

(Claudia Amantini)

Out a zonzo – Castelverde Rock (Roma est)

luglio 12, 2010 4 commenti

Sempre a zonzo. Un altro reportage dalla nostra megaredattrice  galattica, questa volta da un bel festival polimusicale. Vai, Clà!

OUT A ROMA EST – di Claudia Amantini

Antonio Nastasi, tastierista e arrangiatore, è una tra le più belle e “anomale” figure del rock indipendente italiano. Lo dico perché è amico mio? Sì. Lo dico perché è davvero bravo? Sì. Antonio è anche un “tuttocittà” vivente (altroché navigatori…), con lui, in qualsiasi parte di Roma, potete star tranquilli che non vi perderete!

Dania Alemanno è invece un tuttofare che tutto quello che fa gli scappa fuori bene: fonica di palco, massaggi shiatsu, piatti prelibati (Dania cara, mi hai fatto crescere la pancetta!),…

Dania e Antonio, ormai per tradizione, ormai perché mi sopportano, ormai perché amo sostare da loro, sono il mio approdo sicuro ogni volta che passo da Roma.

Capitemi… mi trovo a Frosinone per una presentazione Out, non dico Milano o Bologna, ma proprio Frosinone, praticamente a “due passi” da Roma… e volete che un “salto” nella capitale non lo faccio? E così è stato. Dopo Ithaca (di cui ringrazio tutti per l’ospitalità e la possibilità di lasciare copie Out), mi sono ritrovata catapultata a Castelverde Rock, manifestazione di tre giorni, con Antonio fonico e Dania padrona degli allacci sul palco. E io? Io mi sono presa uno spazio per appendere le stampe Out, un tavolino per esporre le copie di Out… In un’atmosfera di musica e cibo.

Quasi-quasi ci torno pure il prossimo anno…

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