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Adotta un Patriota: La Caduta del Re Bomba

aprile 15, 2011 2 commenti

Che carinoooo @_____@

Mi capita sempre più spesso, a furia di veder esposti tricolori in mezzo alle ringhiere dei panni stesi, fra le mutande integrali stile Fantozzi e le lenzuola bucate, di sentire ritornare delle parole in mente quasi come una vecchia preghiera del catechismo, quelle che Carmelina mi imponeva dandomi dell’asino.
È una poesia, una filastrocca, non so… ma mi ricordo che stava sul libro di storia delle di mio fratello, un libro che mi salvava dalle ore di noia.
Ottonari semplici come le rime del Signor Bonaventura sul Corrierino, buffe storie di guerra, perché a un bambino la storia pare buffa, la guerra buffissima, specie se combattuta da gente con baffoni simili. Ne avevo dimenticato l’inizio e la fine, e quel libro di storia non l’ho più rivisto in giro.

Provo allora a googlare un paio di versi: una traccia, un libro scansito a Toronto* messo sulla Rete e finalmente trovo la poesia e scopro che erano i primi due versi ad essere scomparsi, mentre mi era rimasta impressa tutta storia di Re Bomba, Francesco II di Borbone, reuccio per pochi mesi e impotente di fronte ai moti popolari che cancellarono il Regno delle Due Sicilie sotto la spinta di Garibaldi. Di sua eminenza Antonelli e della caduta dal trono di Pio Nono mi ricordo una frazione di secondo dopo aver riletto i versi. Lo StarGate della memoria è ormai spalancato.

È un canto anonimo, “musa popolare” secondo l’autore del libro, di un’ingenuità velleitaria che fa ancora sorridere, che fa sognare orizzonti di felicità finalmente realizzata, di ideale finalmente concretato.

Dura solo un attimo: poi spegnano lo schermo, poniamo lo sguardo alle cose che ci circondano, e sono altri i versi che ci tornano alla mente: “Ahi serva Italia, di dolore ostello/ nave sanza nocchiere in gran tempesta/ non donna di province, ma bordello!” (Dante, Purg. V, 76-8).

LA CADUTA DEL RE BOMBA

Italiani, per memoria
Vi vuo’ dir tremenda istoria:
Garibaldi, a suon di tromba,
Giunse in casa del Re Bomba.
Alla vista dei nizzardi
Bersaglieri di Garibaldi,
Alla rea disperazione,
Che assaliva il Re Borbone,
L’orizzonte si oscurò,
Il Re Bomba tracollò.
Ed in fretta Francescone
Fece fare un gran cassone
Tutto pieno di moneta
Per fuggir dentro Gaeta.

Dunque scordati del trono,
Che a regnar non sei più buono;
Va’ a mangiare i maccheroni
Co’ tuoi figli lazzaroni.
Va’ all’inferno, al purgatorio,
Va’ a cercare il tuo papà;
Gli dirai che il gran Vittorio
Ci ha donata la libertà.

San Gennaro e il gran Pio nono
Son caduti dal suo trono.
San Gennaro non risponde,
Il Re Bomba si confonde
L’Antonelli dice: ohimè!
Siam caduti tutti e tre.

*Inni di guerra e canti patriottici del popolo italiano (1915) raccolti da Rinaldo Caddeo

Adotta un patriota: Benedetto e le señoritas

aprile 13, 2011 2 commenti

Benedetto Cairoli l’ho incontrato in un’afosa primavera.

Fino ad allora Cairoli era “quello là”, quello a cui avevano intitolato una piazza, confuso fra i “Corso Mazzini” e i “Piazzale Nino Bixio” che affollano i cartelli sulle strade (beh, in generale vie importanti, perlomeno… una volta ho visto una “Via John Lennon” che pare una favela di Rio, baracche comprese – povero John… r.i.p.-).

Baffo d'oro Cairoli, ammazza...

Insomma, il Cairoli me lo immaginavo un monarchico con una solenne barba e le medaglie al petto, mentre fa il filo alla regina Margherita immaginandosela ricoperta di mozzarella e pomodorini pachino.

Invece era un garibaldino tostissimo, buon combattente, mediocre politico, ma comunque uno di cui ricordarsi, con la camicia rosso fiammante e gli ideali di un adolescente in crisi ormonale, e mica immaginavo che era stato Presidente del Consiglio… cioè, una volta lo diventavi dopo che partecipavi alle guerre di indipendenza e rischiavi le galere austriache o la pelle, mentre ora basta mettersi un cappuccio in testa.

Dicevo, Cairoli e la primavera afosa, io e ‘sti colleghi da riportare in albergo dopo una giornata di lavoro e qualche birra a cena. Si va nella piazza intitolata al garibaldino baffone, all’albergo chiamato uguale, e si sta a cazzeggiare facendo noi maschi il filo alle colleghe carine.

uguale uguale!

Si avvicina una Uno bianca (macchina fatale) e ne escono un paio con l’alito degno delle fogne di Calcutta a chiederci: “Dove sono le signorine?”. Si vede che in quel posto che puzzava di fritto alle 5 di mattina e dove le reclute di una caserma sciamavano nei corridoi, c’era anche un giro di señoritas mercenarie, delle quali, tuttavia, nessuno di noi seppe mai trovare traccia. Ma il problema è un altro, cioè che un bravo ragazzo come il Cairoli sia ricordato da una generazione di intellettuali per questioni di bunga bunga, quando invece si era fatto il mazzo così sui campi di battaglia.

Questo post è una riparazione lontana e tardiva, caro Benedetto: d’ora in poi, ti metto accanto al ritratto di Che Guevara e ti tolgo dal pantheon negativo di Caligola, Zio Tibia e Lele Mora.

 

Adotta un patriota: Camillo si alza presto

aprile 5, 2011 7 commenti

Ma perché se cerco su Google "Cavour" mi esce fuori Anna Galiena?

psycostoria di quel poco che ho capito del Risorgimento e amenità varie

Raccontano che Cavour dicesse che era proprio bello svegliarsi la mattina presto. Sì, proprio quel Camillo Benso, quello con la barbetta che di unificare l’Italia aveva ben poca voglia, sissì, ma non divaghiamo….
Cioè, nelle valli nebbiose sotto le Alpi, Cavour preceduto dalla sua barbetta, inforcati gli occhialetti, si alzava e apriva la finestra, respirando a pieni polmoni l’odoroso strame delle vacche alpine (ossegnùr, direbbe Rox), guardava il sole che sorgeva e, incurante del freddo, qualcosa doveva fare a ‘sto punto: presumo non facesse le parole crociate e non guardasse le repliche mattutine di “Tempesta d’amore”.

ma fatti 'na risata, ahò...

Forse intingeva la penna nel calamaro (ops, la sua figura in sogno mi urla: “Calamaio, ‘gnurànt!!!”) e scriveva a Napoleone III di mandargli due chili di formaggio della Provenza, che a Mazzini piaceva tanto, che a odorarlo (il formaggio, non Mazzini) pure Garibaldi diventava monarchico.

sopracciglioni aerodinamici

Ah, mo’ che ricordo, pure che il presidente Carlo Azeglio Ciampi amava svegliarsi la mattina presto, ma credo perché gli prende tempo pettinarsi le sopracciglia (scherzo Presidè! tvb :*).

Alla fine, da baldo quindicenne, colpito da esempi di persone così meravigliose, cominciai a mettere la sveglia alle cinque di mattina, con l’unico risultato di procurarmi occhiaie degne di un panda cinese e senza che nessuno apprezzasse l’eroica impresa.

Adotta un patriota: I bimbi d’Italia si chiaman Balilla

marzo 19, 2011 1 commento

No Barilla… Balilla, quello del sasso, quello della rivolta di Genova, Giovambattista Coso. ah sì, GiovanBattista Perasso, quello che avevo sul sussidiario. Mi toccava studiare storia perché era l’unica cosa che si capiva e perché il maestro, oltre a mangiare grissini scadenti e a guardare la finestra con l’espressione di un fumatore d’oppio, dava un nuovo senso alla parola “Ignoranza” (s.f. “Iñorandza”)

E c’era sto Perasso che tira il sasso smargiasso contro l’Austriaco Brutto e Cattivo e io se solo mi azzardavo a tirare una pallina di carta eran giù smadonnate del maestro, ma ‘sto tizio era un eroe invece.
Però era bello il sussidiario, orpo, con quelle robe tutte colorate fluò, con dio (sezione religione cattolica prima parte pagine 1-25) che pareva Ufo Robot in volo.

dire che mi manchi è poco...

Scrivevo sui quaderni del Maledugatto pensieri e parole senza omissioni, con grande soddisfazione ad ogni punto e a capo, cosicché il Risorgimento era Bello e l’Italia Santa.

Bei Tempi e Beata Ignoranza: mi pareva che un sasso bastasse a distruggere il male.

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