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Rrröööaaarrr: Immortal

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by Doom

Nella patria del black metal, la Norvegia, incontriamo i truci Immortal, band di black metal, nata a Bergen nel 1990 per iniziativa di Abbath e Demonaz Doom Occulta. Gli Immortal fanno parte dei gruppi della ‘seconda ondata del black metal’, nata per mano dei Mayhem nel 1987 e poi sviluppatasi anche grazie a gruppi norvegesi come appunto gli Immortal, oltre a Satyricon, Darkthrone, Emperor, Burzum e Gorgoroth. La band, si è sempre considerata fuori dagli schemi della scena black metal norvegese, e in particolare dall’Inner Circle.

Iniziano alla fine degli anni ottanta con il nome di Satanael, insieme a Varg Vikernes dei Burzum. Band dedita ad un death metal molto sporco e ruvido; i tre fanno anche parte di un’altra band death metal molto nota nell’ underground norvergese gli Old Funeral. Nel 1989 Demonaz e Abbath escono dai Satanael per fondare gli Amputation, che pubblicano due demo, ‘Achieve the Mutilation’ e ‘Slaughtered in the Arms of Go, tra il 1989 e il 1990.

oldfotoFinita l’esperienza Amputation, Demonaz decide di fondare gli Immortal assieme ad Abbath, al chitarrista Jørn Inge Tunsberg e al batterista Armagedda, influenzati principalmente da Bathory, Possessed e Celtic Frost e dai Mayhem. I quattro pubblicano la demo, intitolata ‘The Northern Upins Death’. La band viene notata dall’etichetta francese Listenable Records, che propone ai nostri la registrazione di un 7 pollici; nel 1991 pubblicano l’Ep ‘Immortal’ con una tiratura di sole mille copie. Il disco notato dall’etichetta Osmose Productions, che propone subito un contratto e nel 1992 esce ‘Diabolical Fullmoon Mysticism‘. Il disco presenta alcune caratteristiche che lo discostano da molti dei gruppi black del periodo, come l’ampio utilizzo di chitarre acustiche e i tempi lenti e atmosferici, oltre a una maggiore presenza di melodia. Dal punto di vista dei testi il disco presenta anomalie da quelli che erano i temi dei principali gruppi black metal del periodo, non trattando temi satanici, bensì l’inverno e le leggende nordiche, come quella del Blashyrkh, regno immaginario ideato da Abbath e Demonaz in cui regna il “Mighty Ravendark”, ossia il “Corvoscuro”. Nel 1993 gli Immortal pubblicano ‘Pure Holocaust’. Lavoro oscuro, tecnico e potente. Nel 1995 esce ‘Battles in the North’. Il disco presenta una sfuriata di black metal semplice, veloce e aggressivo in netta controtendenza con i lavori precedenti. ‘Blizzard Beasts’ vede la luce nel 1997. Questo fu l’ultimo lavoro della band assieme al chitarrista Demonaz, che fu costretto ad abbandonare la band a causa di una tendinite alle braccia . ‘At the Heart of Winter’ viene partorito nel dicembre 1999. Il disco presenta un notevole cambiamento stilistico, e fu lodato da molti critici per la fusione di elementi black e thrash metal. Lavoro molto epico e progressivo. Il sesto disco ‘Damned in Black’ apparve nei negozi nel 2000. Il disco presenta sonorità molto estreme e glaciali e anche l’ultimo album con la Osmose Productions, e gli Immortal dopo poco firmano e si accasano alla Nuclear Blast.

newfotoNel 2002 pubblicano il seguito di Damned in Black: ‘Sons of Northern Darkness’. Il disco ottiene la nomination in due diversi premi, gli Alarm Awards e gli Spellemann Awards norvegesi. Considerato uno dei migliori lavori della band. Nel luglio 2003, poco dopo che Horgh e Iscariah avevano fondato i Grimfist, inizia a circolare la voce che gli Immortal fossero sul punto di sciogliersi. Inizialmente la Nuclear Blast nega la notizia, dichiarando che si trattava invece solo di una pausa, ma gli stessi Immortal confermarono lo scioglimento. Nel 2009 dopo l’avvenuta reunion nel 2007, esce ‘All Shall Fall’. Uno dei migliori lavori del 2009.

Numerose sono state le bands ispirate da Abbath e soci, come per esempio la band viking metal Enslaved.

Chiunque sia interessato al black metal dovrebbe comprare almeno uno dei primi quattro album degli Immortal.

 

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Rrröööaaarrr: Slayer

« I loro ritmi oscuri, i loro riff cattivi, i loro testi violenti e le loro tetre copertine hanno formato gli standard per dozzine di gruppi thrash metal emergenti e la musica degli Slayer è direttamente responsabile della nascita del death metal. » by DOOM

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Gli Slayer sono una band di thrash metal americana (All’epoca girano voci che Slayer sia l’acronimo di ‘Satan Laughs As You Eternally Rot’ (Satana ride mentre tu marcisci eternamente). La band smentì che il nome della band derivasse da ciò. Dall’inizio della loro carriera, sono sempre stati al centro di polemiche molto aspre, per presunte idolatrie naziste e sataniste). Furono a lungo osteggiati negli Stati Uniti per molti anni dalla Parents Music Resource Center ‘PMRC’ di Tipper Gore moglie di Al Gore per i contenuti scabrosi delle liriche).

Fondata nel 1981 ad Huntington Park, un sobborgo sudorientale di Los Angeles, da Kerry King(chitarra) e Jeff Hanneman (chitarra) vengono reclutati per completare la band Tom Araya(Basso e voce) e Dave Lombardo (Batteria). Pubblicano il primo demo nel 1983, il quale contiene pezzi storici come: ‘Fight ‘Til Death’, ‘Black Magic’ e ‘The Antichrist’; in seguito, inseriti nel loro disco d’esordio. Notati e contattati durante una esibizione live da Brian Slagel, titolare della neonata Metal Blade Records. Firmato il contratto con la Metal Blade, gli Slayer pubblicano sembre 1983, ‘Show No Mercy’, album di debutto fortemente influenzato, da Venom, Judas Priest, Iron Maiden e Mercyful Fate.

band2Nel 1984 danno alle stampe due lavori: ‘Live Undead’ e Haunting the Chapel, un EP di tre pezzi. In entrambe le produzioni, si inizia a notare un ulteriore irrobustimento nel loro sound, con le chitarre abbassate di tonalità e con l’adozione della doppia cassa, che in Show No Mercy non c’era. Nel 1985, esce il secondo album in studio, ‘Hell Awaits’. La produzione è più pulita ed il suono diviene ancor più veloce e possente. Se Haunting the Chapel iniziò a distaccarsi dalle influenze della NWOBHM contenute in Show No Mercy, Hell Awaits delineò lo stile per cui gli Slayer sono noti al giorno d’oggi, uno stile che sarà da esempio per varie formazioni estreme venute dopo.

Il 1986 vede l’uscita di ‘Reign in Blood’. Uno dei più grandi dischi della storia del thrash metal. (La rivista Kerrang! lo definì ‘l’album più pesante di tutti i tempi’) A differenza di lavori come ‘Master of Puppets’ dei Metallica e ‘Peace Sells…But Who’s Buying’ dei Megadeth, entrambi i dischi molto tecnici e melodici, Reign in Blood si distingue per la sua velocità esecutiva e per la sua brutalità sonora. Alla sua uscita, il gruppo ricevette una moltitudine di accuse da parte dei media per via dei testi molto espliciti. Nonostante le critiche, l’importanza di Reign in Blood fu tale da essere tra i dischi che hanno dato vita al death metal e influenzato molte band thrash e black metal venuti dopo. L’album contiene classici immortali come Angel of Death, Altar of Sacrifice, Criminally Insane, Postmortem e Raining Blood.

band1Nel 1988, gli Slayer pubblicano il quarto album, ‘South of Heaven’. Il disco segna un ulteriore cambiamento nel sound: vengono rallentate le ritmiche e viene dato un piccolo spazio alla melodia, mantenendo però il sound sempre incisivo e violento. Nel 1990 esce ‘Seasons in the Abyss’. Il pezzoWar Ensemble diviene un punto fisso di ‘Headbangers Ball’, trasmesso da MTV in quel periodo. Con questo lavoro, si conferma la formula adottata per South of Heaven, brani con ritmiche sia veloci che più lente e spazio per sprazzi di melodia.

Dopo un lungo periodo di pausa e cambi di batteristi, nel 1994 esce ‘Divine Intervention’ dietro alla batteria siede Paul Bostaph(ex Forbidden, ex Testament) dopo l’abbandono di Dave Lombardo. Lavoro decisamente più aggressivo di Seasons in the Abyss.Diabolus in Musica’ esce 1998.I pezzi di questo nuovo lavoro sono più lenti e oscuri, vengono sperimentate sonorità groove metal. Delle ritmiche thrash, che avevano contraddistinto il marchio di fabbrica fino a quel momento, rimane qualche traccia. Lavoro criticato da molti fans della vecchia guardia. Dopo questo esperimento poco gradito da fans e critica, esce nel 2001 ‘God Hates Us All’, nel nuovo lavoro la band decide di abbandonare la nuova formula adottata in Diabolus in Musica e di riprendere le vecchie sonorità che hanno reso gli Slayer celebri in tutto il mondo. ‘Christ Illusion’ esce nel 2006 album immediatamente attaccato dalle comunità ecclesiastiche, per i suoi contenuti anti-religiosi. ‘World Painted Blood’ esce nel 2009, lavoro molto apprezzato da critica e fans. Tom Araya, ha dichiarato che questo sarà probabilmente l’ultimo disco della loro carriera. Speriamo di no!

 

 

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RadioOut: Sotterranei 05

febbraio 15, 2013 Lascia un commento

3quietmen

Coadiuvati stavolta dall’amica Valentina, andiamo ad esplorare il sottobosco delle migliori band italiane presentando le loro uscite più recenti in una nuova trasmissione di SOtterranei: ritroviamo qui nomi di cui ci siamo già occupati, come i Sonatin for a Jazz Funeral, Jet Set Roger e i 3quietmen, affiancati da tre interessantissime scoperte, Kyrie, Mardi Gras e Porta Vittoria. Sotterranei dipinge un quadro che ci fa ben sperare per la ricerca musicale italiana degli anni ’10, che sta facendo emergere band di tutto rispetto.

Cosa aspettate? premete PLAY! o cliccate qui per i dispositivi mobili


PLAYLIST

Mardi Gras – Feel alright
Porta Vittoria – World Crashing Down
Sonatin for a Jazz Funeral – Wilco
Kyrie – Informazioni sparse
3quietmen – The Quiet Revolution
Jet Set Roger – Ucciditi o Crea

Rrröööaaarrr: Cradle of Filth

In questa puntata parleremo dei Cradle of Filth, band di symphonic black metal (i loro lavori e le scelte promozionali sono stati spesso oggetto di critiche. Per anni additati come band blasfema) che insieme ai norvegesi Dimmu Borgir sono le band di maggior successo di questo genere.

Cradle of Filth by Doom

cradleUfilthUmidianUmusicSono nati nel Suffolk in Inghilterra nel 1991 per mano di Dani Filth(cantante) e Paul Allender (chitarra).La musica dei Cradle of Filth risulta difficilmente etichettabile: è stato molto importante l’influsso della scena black e melodic death metal scandinava (Bathory, Emperor, Darkthrone, Immortal, At the Gates, Dark Tranquillity). A tutto ciò però sono stati fusi elementi teatrali (dove è evidente anche l’ispirazione dagli italiani Death SS). Il sound dei quattro demo: Invoking the Unclean, Orgiastic Pleasures Foul, A Pungent and Sexual Miasma usciti nel 1992 e Total Fucking Darkness del 1993,sono orientati verso un death metal canonico di matrice americana. L’uscita del primo album The Principle of Evil Made Flesh pubblicato 1994, ebbe un grandissimo succeso di critica e di pubblico tale da sollevare di un gradino l’Inghilterra sulla lunga scala del puro Black metal norvegese.

24_photoCol passare degli anni lo stile dei COF assumerà venature sempre più gothic. Infatti i COF hanno reso personale il loro sound applicando a tutte queste influenze una forte componente gothic messa in risalto da una voce femminile che accompagna le due parti, scream e growl, e da un impatto sinfonico significativo; questo per cercare di creare atmosfere misteriose e dark che ben si amalgamano con l’aspetto lirico, incentrato sul tema del vampiro (figura molto importante nella letteratura gotica). Col procedere degli anni i temi sono mutati, concentrando l’attenzione sulla mitologia e le leggende. Il secondo album Dusk… and Her Embrace pubblicato 1996 è indiscutibilmente definito dalla critica come l’apice compositivo nella carriera della band, raggiunto solo attraverso un’accurata mescolanza del black metal delle origini con una presenza maggiore di elementi sinfonici e gotici. Il successivo Cruelty and the Beast, pubblicato nel 1998, contribuisce anche ad aumentare la popolarità della band nella scena metal mondiale.

Cradle+of+Filth+Cradle_of_Filth_4Nel 2000 esce Midian. La critica considera il periodo migliore della band quello risalente fino al 2000. Il “periodo d’oro” dunque può essere concluso facendo un accenno a Vempire or Dark Faerytales in Phallustein del 1996 e From the Cradle to Enslave del 1999, due EP che racchiudono tutto il sapere di una band che ha sempre saputo far parlare di sé. Una lieve commercializzazione inizia col quinto album, Damnation and a Day pubblicato nel 2003. Con il successivo Nymphetamine, uscito nel 2004 il registro musicale cambi. L’album è una massa di inserti sinfonici riconducibili ad un gothic metal estremizzato dal sound dei capitoli precedenti. Thornography (2006) si cambia di nuovo. Questo nuovo capitolo musicale è zeppo influenze Thrash/Death e per molti critici resta tuttora l’album meno riuscito della band. Nel 2008 i COF pubblicano Godspeed on the Devil’s Thunder un piccolo passo avanti per recuperare le aspettative dei fan rimasti fedeli ai primi lavori, cui segue nel 2010 l’ultimo Darkly, Darkly, Venus Aversa una definitiva e buona rinascita musicale all’insegna dell’extreme metal.

Recensione: Black Capricorn, “Born under the Capricorn” (2013)

by Doom

[Cover] Black Capricorn - Born Under the CapricornDalla gaia Sardegna arrivano i neri ed empi Black Capricorn, band di doom metal marcio. Nati nel 2008 a Cagliari. Debuttano il 2011 con ‘Black Capricorn’ uscito per la 12th Records. Pronto sulla pista di lancio il nuovo ed atteso‘Born Under the Capricorn’ in uscita tra febbraio e marzo 2013. Vinile limitato a 300 copie in due differenti colori. Distribuito e stampato grazie a due etichette tedesche: ‘Stone Stallion Rex’/Funeral Industries’ e ‘Voice of Azram’.

La loro proposta musicale colpisce per il pathos e dall’energia catramosa, (grazie anche all’accordatura soffocata che ha fatto del genere un punto di forza), che emanano i 5 pezzi in scaletta. Le ritmiche sinistre avvolgono l’ascoltatore in un vortice primordiale e melmoso. Ritmiche che si amalgamo alla perfezione al suono fangoso e morboso del basso. La voce malsana del cantante e ben dosata tra parti di voce pulita e parti di voce catarrosa. I nostri cattivi doomster cagliaritani sono influenzati dai mostri sacri del genere come Black Sabbath, i tossici Electric Wizard ei magici Cathedral il tutto mescolato sapientemente alla maniera Black Capricorn. I cinque pezzi scorrono via che un piacere come bere una buona bottiglia di vino rosso dopo un buon pranzo. Pezzi ben suonati, i ragazzi ci sanno fare con i ferri del mestiere. Buona tecnica esecutiva. Testi crudi e blasfemi che narrano le gesta del Dio cornuto.

Che dire un ritorno alla grande. Disco consigliato a tutti gli amanti del doom più malato. Affrettatevi a cogliere dall’albero del male questa gemma oscura.

Doom

[Band] Black Capricorn

 

 

 

 

 

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Rrröööaaarrr: My Dying Bride

Rimaniano in terra inglese per incontrare i My Dying Bride precursori, assieme a Paradise Lost e Anathema del death doom metal e doom metal moderni, nonché del gothic metal.

La classe al servizio del Metal – My Dying Bride
by DOOM

attachmentNascono 1990 nello Yorkshire dell’ovest, su iniziativa di Aaron Stainthorpe (cantante) ex-Sailors with Wax Wings, Andrew Craighan (chitarra) ex-Abiosis, Rick Miah (batteria) ex-Abiosis, ex-Khang, Calvin Robertshaw (chitarra), Adrian “Ade” Jackson (basso). Le prime demo sono in pieno death metal tradizionale, anche se con ritmiche più lente ed ossessive Nel 1990 registrano il loro primo demo Towards the Sinister’ al quale seguono altri due demo: ‘God Is Alone’ e ‘Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium.’ Nel 1992 pubblicano il loro album d’esordio ‘As the Flower Withers’ su etichetta ‘Peaceville Records’ il quale vide l’aggiunta di violini e tastiere nel sound della band. Il successivo album ‘Turn Loose the Swans’ uscito nel 1993, prosegue con questo particolare mix di suoni utilizzando, in particolare, sia il “cantato” pulito che quello growl. Quest’album, anche grazie all’entrata nella line up del Martin Powell (tastiere/violino), fece focalizzare l’attenzione di critica e pubblico sulla band. La consacrazione però fu raggiunta con l’album successivo.
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Nel 1995 esce ‘The Angel and the Dark River‘ album il quale a detta di molti, insieme a ‘Turn Loose the Swans’ è il vero capolavoro della band. The Angel and the Dark River, a differenza dei precedenti, presenta un sound meno death e più malinconico, triste e romantico. Nel 1996 esce ‘Like Gods of the Sun’ album che stilisticamente rappresenta la prosecuzione di The Angel And The Dark River; ma che non riuscì a conquistare il consenso del pubblico (eccetto per la straordinaria canzone For My Fallen Angel). Da questo momento il gruppo entra in una fase di stallo e nel 1998, pubblica l’album ’34.788%…Complete’, lavoro altamente sperimentale. Nel 1999, successivamente all’allontanamento di Martin Powell, la band pubblica ‘The Light at the End of the World’ il quale rappresenta un ritorno allo stile iniziale.

Nel 2001 i My Dying Bride riuscirono a riconquistare il pieno consenso di pubblico e critica, con l’album ‘The Dreadful Hours‘, più innovativo di The Light at the End of the World. Nonostante racchiuda tutti gli elementi chiave del loro sound, quest’album è più dark dei precedenti e si riallaccia alle sonorità presentate in Turn Loose The Swans. Nel 2004 esce ‘Songs of Darkness, Words of Light’, il quale mostrò la volontà del gruppo di continuare a sviluppare e raffinare la loro musica, orientandosi anche verso sonorità ancor più tetre, mantenendo però lo stile inconfondibile della band. Nel 2006 esce ‘A Line of Deathless Kings’ il quale presenta un suond meno oscuro del precedente, Nel 2008 entra in formazione la violinista Katie Stone. Nel 2009 esce ‘For Lies I Sire‘. A maggio viene ripubblicato l’album The Dreadful Hours in vinile ed ottobre esce l’EP ‘Bring Me Victory’. Nel 2011 esce l’EP composto da un solo pezzo ‘The Barghest o’ Whitby’, sempre nello stesso anno viene pubblicato ‘Evinta’. Album uscito per celebrare i vent’anni di attività della band. Contenente i pezzi più famosi tutti riarrangiati in chiave sinfonica con l’aggiunta di nuove voci femminile e parte ricantate da Aaron Stainthorpe.
Ad ottobre 2012 è uscito ‘A Map Of All Our Failures‘: la classe non è acqua.

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Out intervista… Andrea Costantini, fotografo

gennaio 21, 2013 4 commenti

Self Portrait by Andrea CostantiniPare che il futuro della fotografia, della pittura e della computer-grafica vadano a congiungersi in un unico sentiero dove passato e futuro dialogano intensamente per aprire nuove finestre sulle cose e sull’uomo. Siamo quindi lieti di ospitare un artista come Andrea Costantini e di scoprirne l’estro e la fulminante abilità visiva e lo ringraziamo per la traduzione in inglese dei testi. A Corredo dell’intervista, presentiamo alcune sue opere tratte da due progetti  ([AntiQueFuture] Project e The [reflective spoon] Anthology) di cui diamo alcune notizie nei commenti al post.

Perché rifiutare il dono del digitale?
Intervista ad Andrea Costantini, fotografo di Claudia Amantini
 (Italiano/English)
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[reflective spoon] The Guitarist | Tribute to Escher 11x14

[reflective spoon] Jesus | Tribute to Escher 11x14

Out. Com’è iniziata la tua storia con la fotografia? Che tipo di formazione hai avuto e in che modo ti sei affacciato nel mondo professionale?  (How did your story begin with photography? What kind of training did you have and how you facing the professional world?)
Andrea Costantini.
La mia formazione in fotografia è iniziata negli anni 90, all’istituto d’arte di Pescara. Allora tutto era analogico e “reale” e l’apprendimento si svolgeva tra pellicole, emulsioni, camere oscure e tavoli luminosi. Dopo un iniziale percorso formativo che mi ha consentito di acquisire e perfezionare le tecniche delle arti grafiche e della fotografia ho alternato negli anni una grande passione da autodidatta alla volontà di impreziosire il mio curriculum con specializzazioni in Photoshop e Illustrator che mi hanno permesso di diventare un “Adobe Certified Expert” nell’utilizzo dei software di fotoritocco e grafica vettoriale. Ho conseguito le specializzazioni a Madrid e Parigi e grazie a queste esperienze sono entrato in contatto con altri professionisti, ne ho assorbito esperienze e consigli e ho trasformato la mia passione in una professione diventando un illustratore e graphic designer. Negli stessi anni ho iniziato ad occuparmi di fotografia. Combinando queste due arti sono nate le mie creazioni e grazie alla rete e ai social network il mondo professionale mi ha definitivamente aperto le sue porte. La mia ultima sfida è stata quella di creare un magazine di fotografia on line: Photographize.org, di cui sono editore e curatore e che ha avuto l’onore di pubblicare lavori di alcuni tra i migliori artisti e fotografi contemporanei.
(My training in photography started in the 90′s at the Art Institute of Pescara. At that time everything was analogic and “real” and the learning process was about photographic films, emulsions, dark rooms and light tables. My training allowed me to acquire the techniques of graphic arts and photography. Over the years I mixed a great passion and the desire to improve my resume. I became an “Adobe Certified Expert” in the use of photo editing software and vector graphics.I have achieved these specializations in Madrid and Paris and through these experiences I got in touch with other professionals. I have absorbed their experiences and advices and I turned my passion into a profession becoming illustrator and graphic designer. In the same years I started working in photography.)

Il Giardino delle Delizie [Hortus Deliciarum] (The Garden of Earthly Delights) Tribute to Hieronymus Bosch

O.Vivi negli Stati Uniti, come mai questa scelta? Come definiresti il tuo percorso professionale? (You live in the US; why this choice? How would you describe your career path?)
A.C. La scelta di vivere negli Stati Uniti è nata inizialmente dal trasferimento, per motivi lavorativi, di mia moglie e dalla voglia di sperimentare e assaporare nuove atmosfere. Vivo e lavoro a Washington DC dal 2009. La multietnicità e i contrasti di questo paese hanno dato una nuova impronta alla mia arte e sono stati finora fonte di nuove ed eccitanti ispirazioni. Questo paese è aperto al mondo dell’arte e a nuove proposte e quest’aspetto è stato determinante nella mia scelta di continuare qui il mio percorso professionale che definirei quello di un autodidatta col vezzo della tecnica e una grande tenacia. I miei traguardi sono stati raggiunti a piccoli passi, alternando estro e metodo ma il mio percorso è ancora in evoluzione.
(Initially, I moved in US because my wife got a new job here. The choice of living in the United States was founded on the desire to taste new atmospheres. I live and work in Washington DC since 2009. The multi-ethnicity and contrasts in this country have given a new imprinting to my art and so far have been a source of new and exciting inspiration. This country is open to the world of art and to new perspectives, this was foundamental for my decision to continue my career here. I think about myself as a self-educated with the habit of the technique and a great tenacity. My goals have been achieved in small steps, alternating inspiration and method, but my journey is still evolving.)

Improvvisamente [Ex abrupto]

Ogni cosa a suo tempoO. Raccontaci che attrezzatura usi, che tipo di rapporto hai con le tecnologie digitali, cosa pensi della fotografia nell’era moderna. (Tell us what equipment you use, what kind of relationship you have with digital technology, what do you think of photography in the modern era.)
A.C. Per la fotografia mi affido alla mia inseparabile Canon Eos 60D, al mio obiettivo zoom grandangolare EF 16-35mm f/2.8L USM (il mio preferito!). Uso anche un fisheye, un teleobiettivo e l’ultima arrivata, una piccola “pancake lens” da 40mm! Un flash e un paio di cavalletti completano la famiglia…fino al prossimo acquisto! Per la postproduzione delle immagini, le illustrazioni e la grafica digitale utilizzo i software Adobe di ultima generazione e una tavola grafica Wacom e mi affido all’hardware del mio MacPro 3. Credo che la fotografia nell’era moderna abbia ricevuto il dono del digitale. Può servirsene per esprimersi al meglio sfruttando le tecnologie più avanzate ma può talvolta scegliere di allontanarsene per tornare all’odore delle emulsioni, alla scelta manuale delle esposizioni e ai fogli e le matite che nel mio caso accompagnano la nascita di un nuovo progetto. Sono bozzetti, appunti, post-it e foglietti vari che trasformano in ispirazione e in immagini ciò che mi circonda. Le tecnologie digitali hanno aperto alla fotografia nuovi orizzonti, senza impedirle di mantenere la sua identità.
(When I shoot I rely on my inseparable Canon Eos 60D and on my wide zoom lens EF 16-35mm f/2.8L USM (my favorite one). I also use a fisheye lens, a telephoto lens and the latest addition, a small “pancake lens” 40mm! I have a flash and a couple of tripods to complete the family… until the next purchase! For post production, illustrations and computer graphics I love the Adobe softwares and the latest generation of graphics tablet Wacom, and I process everything with my MacPro 3. I believe that photography in the modern era has received the gift of digital. You may use it to express yourself and you can take advantage of the most advanced technologies. Then, sometimes, you can choose to go back to the smell of emulsions and to the choice of manual exposure. Papers and pencils accompany the birth of a my projects. Sketches, notes, post-it notes and various leaflets turn into inspiration and images. Digital technologies have opened new horizons to photography without preventing it from maintaining its identity.)

Voce di popolo, voce di Dio (Vox populi, vox Dei)

Fatti, non parole [Facta non verba]O. Qui presentiamo due tuoi progetti, attualmente invece a cosa stai lavorando? (Here we present two of your projects, but what you’re currently working on?)
A.C. Qualcosa di nuovo bolle in pentola! Non vorrei dire molto sul mio prossimo lavoro ma il mio studio dei volti e dei segreti che un viso nasconde sarà il leitmotiv della mia prossima esperienza fotografica. Se restate sintonizzati il prossimo marzo 2013 potrete avere un assaggio delle novità.
(Something new is brewing! I would not say much about my next work, but my study of faces and the curiosity for secrets hidden bihind any face will be the leitmotiv of my next photographic experience. If you stay tuned for the upcoming March 2013 you will get something new.)

 RIMANDIAMO ALLE PAGINE CURATE DA ANDREA COSTANTINI PER UNA PRESENTAZIONE PIU’ AMPIA E DOCUMENTATA DELLE SUE OPERE.

www.constantinarts.com
www.photographize.org
https://www.facebook.com/pages/C-O-N-S-T-A-N-T-I-N-a-r-t-/135264913215665
https://www.facebook.com/pages/Photographizeorg/304966166010

Crazy Diamonds: Incredible String Band – My Name is Death (1967)

novembre 21, 2012 Lascia un commento

Una breve canzone, una finzione drammatica, di sapore più altomedievale che shakespeariano, che dobbiamo al genio di Robin Williamson e all’irripetibile esperienza della Incredible String Band che non finiremo mai di lodare (avevo già provato a tradurre il loro capolavoro tempo fa).

L’album è la loro seconda prova “The 5000 spirits or The layers of the onion”, dove si alternano ballate di folk psichedelico di Mike Heron e i gioielli musicali di Williamson in bilico fra l’immaginario hippie e un Medioevo velato di malinconia e di “contemptus mundi”.
“My name is Death” è uno dei suoi assoli in cui si estrania dal contesto della band, imbraccia la chitarra e chiede per sé la scena, perché la verità della recita  del menestrello richiede un religioso silenzio.

Incredible String Band – My Name is Death (1967)

“Io sono la domanda a cui non puoi dare risposte,

Io sono l’amante che non può essere perduto,

ancora piccoli sono i doni del mio servitore, il soldato

poiché il Tempo è la mia prole:

di grazia, qual è il mio nome?

Il mio nome è Morte, non comprendi? E ora devi venire con me”

“Ti darò l’oro e gioielli rari

tutto i miei beni nei miei forzieri

tutti i più dolci piaceri,

se solo potessi vivere ancora per un po’ d’anni”.

“O mia signora, riponi i tuoi gioielli,

non c’è più splendore nel tuo orgoglio:

non è più impossibile indugiare qui.

È giunto il tempo che tu venga via, nell’argilla”.

Out segnala: Nicoletta Tortone (fotografa), “io e le Donne”

novembre 14, 2012 Lascia un commento

Riceviamo e pubblichiamo una galleria di scatti della fotografa Nicoletta Tortone (www.nicolettatortone.com) della serie “Io e le Donne”, tra pellicola e arte concreta.

Immaginate ognuna delle mie foto come l’ultimo capitolo di una storia dove c’è passato, futuro, emozione, dolore, amore, paura, corpo, gioia e sogno. Le storie prima si vivono, poi si mettono a posto secondo il nostro modo di averle “sentite”, poi si raccontano e infine si scrivono. Ecco, le mie foto hanno dentro tutti questi passaggi. Ognuna è come un libro, solo che al posto delle parole c’è pelle, voce, memoria e amore. (testo di Giulia Capotorto).

L’immagine esprime il desiderio di scendere nelle profondità dell’io aggirando codificate consuetudini critiche, o al contrario, esplorandole a fondo con ragionata coerenza.È una sorta di equazione che si può esprime nella formula FOTOGRAFIA = ARTE = PENSIERO: aspirazione a rintracciare connessivi complessi attraverso un’immersione nel profondo tale da superare ogni contemporaneità. La macchina fotografica per Nicoletta Tortone è strumento di conoscenza e di dialogo con realtà diverse nel rispetto della memoria, condizione fondamentale di umanità. (testo di Francesco Gallea)

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Music Report: Disciplinatha a Bologna, (Moonlight Festival 09-11-12)

novembre 11, 2012 Lascia un commento

 Filo-nessuno: un concerto irripetibile
di Claudia Amantini (foto e testi)

Con i Disciplinatha è stato subito amore. Capita di rado. Simpatia per un gruppo che, pur inserito in una cornice, ha sempre rappresentato il cane sciolto, il figlio sgraziato che mamma e papà non sanno gestire. Gran provocatori i Disciplinatha, ma soprattutto grandi anticipatori. Nella prima metà degli anni ’90 la scena musicale indipendente italiana ha vissuto anni di gloria, gran trascinamento, grazie anche al C.P.I. (Consorzio Produttori Indipendenti).
In Emilia, si sa, le sigle vanno forte come le Coop. I Csi nascono dalle ceneri dei Cccp, parallelamente nasce il CPI che unisce due realtà: Reggio Emilia (I Dischi del Mulo by Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni) e Firenze (Sonica, direzione di Gianni Maroccolo). Due etichette, diversi figli, ogni etichetta i suoi portabandiera: Ustmamo’ per Giovanni Lindo e Massimo, Marlene Kuntz per Gianni.

I Disciplinatha finiscono sotto la guida di Ferretti&Zamboni: all’epoca si disse che i filo-fascisti incontravano i filo-sovietici. In un periodo in cui era ed è più facile fare gli “alternativi di sinistra” i Disciplinatha avevano già dato alla luce quel “abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta!” con voce recitante di un certo Dittatore. E tutti a puntare il dito. Come ben si sa, la provocazione non sempre viene recepita. Un po’ figli abbandonati a se stessi, un po’ cani sciolti, i Disciplinatha per il CPI producono “Un Mondo Nuovo”, il mio primo incontro, il mio personale colpo di fulmine.

Siamo nel 1994 e loro sono già anticipatori. Nell’album compare “Vi ricordate quel 18 aprile”, canzone tradizionale partigiana contro chi li definiva fascisti (salvo poi anticipare quel “Materiale Resistente” dell’anno dopo). Compare anche “Up patriots to arms”, cover di Franco Battiato. Nuovamente anticipatori, dato che solo dopo di loro il mondo cosiddetto “alternativo” (ri)scopre il Maestro: i Csi lo fanno nel 1996 con Linea Gotica, dentro la bellissima “E ti vengo a cercare”. Lo stesso anno, ’96, si accodano tutti gli altri con l’album “Battiato non Battiato” (Carmen Consoli, Bluvertigo, Ustmamò, La Crus, …). Oggi lo stesso brano “Up patriots to arms” è stato oggetto di un’altra cover, ad opera Subsonica, ma mi spiace per Samuel&Casacci, la versione Disciplinatha è di gran lunga migliore. Mi spiace per Pierpaolo Capovilla (Teatro degli Orrori), ma prima di lui/loro c’era già chi aveva chiamato un album “Un Mondo Nuovo” (il/un… non attacchiamoci agli articoli). Anticipare, evidentemente, non paga.
Nel 1995 esce “A Raccolta” perché “Riciclare è tentazione irresistibile”, dentro “Abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta!”, “Nazione-Crisi di valori”, qualche inedito, alcuni pezzi dal vivo. “Fate presto voi a parlare, Europa unita indipendente, cadaveri al risveglio smaniosi di ricominciare: a morte! Già detto, già visto, già fatto e approvato. Razze pure, etnie, frontiere. 80milioni di tedeschi. 80milioni di ricchi tedeschi grassi”. Cosa che, ancor oggi, suona incredibilmente attuale.
Nel 1996 esce “Primigenia”, per certi versi l’apice/baratro. Un disco introverso, melodico, graffiante. Per alcuni un “compromesso”, per altri il decreto della fine. Per me un disco bellissimo.
Nel 1997 Bologna ultimo concerto Disciplinatha, la fine annunciata.

Ora, 2012, sempre Bologna, 15 anni dopo. Esce il cofanetto “Tesori della Patria”, un’edizione limitata, 4cd e 1 dvd; l’occasione, buona, per rimettere tutti sul palco, un concerto, una reunion, serata non ripetibile, così han detto. Sul palco: Cristiano Santini, Dario Parisini, Marco Maiani, Roberta Vicinelli, Valeria Cevolani, Simone Bellotti, Marco Bolognini, eppoi un coro di Alpini e le Mondine di Bentivoglio. Supporti video (immagini di parate militari, tv “spazzatura” e altro), la musica (la loro e la mia), brani che attraversano il repertorio (anche se Primigenia è stata saccheggiata poco, “Esilio”), le voci.

Concerto meraviglioso, il non-ripetibile lo rende ancor più unico. Felice di esser stata lì, felice di essermi (ri)ascoltata un gruppo che meritava sicuramente di più… di più, come cantano loro, del posto che occupi (hanno occupato).

Un tuffo al cuore, trafitto e appagato.

Disciplinatha non è un gruppo filosovietico.

Disciplinatha non è un gruppo filo-americano.

Disciplinatha non è un gruppo filo-cinese.

Disciplinatha non è un gruppo filo-cileno.

Ed infine Disciplinatha non è filo-fascista. Perché Disciplinatha non è filo qualcosa, non appoggia un partito, un’idea, neppure una nostalgia data, precostituita, strutturata, sedimentata.

Disciplinatha critica e nega, e come tale sarà criticata e negata.

 

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