Recensione: Sonatin for a Jazz Funeral, “Monochrome Sunset” (EP in free download)
E come quelli che dovevano suonare i synth non avevano alcun synth, il funerale jazz non ha alcun jazz ed è tutt’altro che funerale.
Lo ammetto, anche per questo disco partivo da un titolo labirintico e polisemico e, connettendo “Jazz” a “funeral” (Cetto la Qualunque docet), mi aspettavo degli stanchi emuli di Enrico Rava che avrebbero strombettato dissonanze sghembe nel mio stereo agonizzante per il caldo di Icaro.
E invece mi trovo davanti un bel disco di quello che oserei chiamare quasi prog se altre categorie (post rock? dream-pop?) non avessero offuscato la ricerca intellettuale e musicale della grande musica italiana anni settanta. Dalla Napoli che ha visto nascere e prosperare gli immensi Osanna, a cui li legano anche l’uso della lingua inglese, le sonorità del traverso, una sottile tensione concertistica e la costruzione geometrica del suono, nasce una delle formazioni più interessanti in cui ci siamo imbattuti quest’anno. Il tutto è immerso in un sound fresco di sottile psichedelia (come in “Hurricane”) e che paga giusto dazio a influenze moderne (Radiohead), antiche (i Genesis torturati da Brian Eno in “The Lamb lies on Broadway”, nel brano “Erostratus”) e addirittura a certa dance italica (Planet Funk in “Fifty Mimi”).
Spledidi tutti i pezzi (menzione speciale per “Martin’ Syndrome”), purtroppo presenti solo in un esiguo numero di cinque, che vanno a comporre un EP incantevole. Non aggiungo altro.
Il disco è in free download (SCARICATELO DA QUESTO LINK): fatene una playlist e poi ditemi se non avevo ragione.
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Qui in versione acustica:
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Il ragazzo ci crede…fa bene!
Nella musica bisogna crederci!!!! molto!