Betty Poison Japan Tour (6) – Le mille luci di Shibuya e Shinjuku, yakitori e il crocifisso-souvenir
Betty Poison Japan Tour (6) -
Le mille luci di Shibuya e Shinjuku, yakitori e il crocifisso-souvenir
di Lucia Rehab
Puntate precedenti: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta.
Day off. Ce ne andiamo a Shibuya e a Shinjuku e osservo tutto quello che abbiamo intorno. Peraltro incontro il transessuale più bello che abbia mai visto, una donna stupenda con appena qualcosa di maschile nello sguardo e un’aria vagamente truce che trovo meravigliosa. Tante anche le nonnine curve e fragilissime, le pettinature sagomate, le calze sopra il ginocchio, i lavoratori distrutti che si addormentano pesantemente in treno o in metro e che vediamo persino addormentarsi mentre camminano e andare a sbattere contro i muri. È palese che lavorino in modo indefesso. In entrambi i quartieri si alternano case da gioco, megastore di elettronica, ristoranti di ogni tipo, outlet europei e americani. Mia ed Annika dei Pandora’s Bliss cercano invano un abito “tipico” per la loro madre ed io sono felice di aver comprato il servizio da sakè per i miei in uno dei negozietti della Nakamise, a ridosso del tempio Sensoji.
Al ritorno chiacchieriamo ancora del più e del meno con Uchida e mangiando dei saporitissimi spiedini di pollo chiamati “yaki tori” parliamo della pratica della cremazione, che in Giappone è la regola e che Uchida lega a un’epidemia di colera avvenuta più di 2000 anni fa. Mi dice anche che nei cimiteri ci sono solo le urne e che le ceneri di alcuni sono inviate a pagamento nei templi in modo che i sacerdoti possano coinvolgerle nei loro riti.
Parliamo anche dell’imbalsamazione dei monaci buddisti, della “Soka Gakkai” e in generale delle istituzioni religiose come fenomeno strutturato e politico e alla fine scopriamo con divertimento che il grosso crocifisso appeso in bella vista sul muro di Uchida, ateo e materialista, sebbene in senso molto giapponese, è un semplice souvenir portato dall’Italia, in pratica l’equivalente di tutti quegli oggetti orientali che alle nostre latitudini percepiamo come esotici. Vado a dormire piena di informazioni, con un paio di nuove frasi da memorizzare e con un libro della Fallaci che Ale Luminal mi ha prestato prima di partire, “Intervista con il potere”, aperto al capitolo “Ayatollah Khomeini”…

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gentile redazione di blog-out,faccio appello a tutta la vostra sensibilita’ per denunciare,tramite voi,l’indicibile vergogna che si continua a perpetuare in nome di quell’olocausto pseudo-scientifico chiamato vivisezione! una realta’ che continua da molto,troppo tempo,e che in italia prende il nome di greenhill.un lager dove una multinazionale continua ad abusare dei nostri amici a 2 o 4 zampe,sottoponendoli a torture dolorose e spietate,in nome del bieco profitto!per favore,diramate appelli contro cio’!grazie di cuore!!
Ciao,
della vicenda green hill e del problema siamo consci e non certo insensibili. Vorremmo però immaginare come poter scrivere di questo tema senza una preparazione adeguata per sensibilizzare l’opinione pubblica a spingere verso una ricerca scientifica che faccia a meno della vivisezione. Chiediamo a chi, persona preparata in campo medico, giornalistico o altro, di inviare un breve articolo che ci permetta di comprendere e rilanci il messaggio in favore di una ricerca che non infligga dolore.
Altrimenti mettiamo una foto di impatto, un proclama che tocchi i cuori e ce la sbrighiamo noi in 5 minuti. Senza aver capito, senza aver fatto capire.