Recensione: April Fools, album omonimo (2012)
Il pop-funky della generazione Facebook. Che si tagga, si stagga, si lovva, si annusa telematicamente e non si accoccola nella maliconia, ma va più tecnologicamente in standby.
La ricetta degli April Fools è aprirsi alla modernità dei rapporti sociali esprimento la leggerezza “barbara” (per dirla come il celebre saggio di Alessandro Baricco) e importando con una certa efficacia le soluzioni ritmico musicali dei Maroon 5. che altrove hanno sbancato classifiche giocando a rubamazzo con Billboard e Top of the Pops.
Una leggerezza “barbara”, dicevamo, adatta ai tempi, con qualche strizzata d’occhio al pop internazionale. Nasce così il disco omonimo di questo gruppo campano; nato per farsi ascoltare, sforna ritornelli catchy che non te li scolli dalle orecchie nemmeno a cannonate, con quel sapore di Jamiroquai che male non fa.
Ebbene, il disco impone una scelta: la terra dei cantautori, della “locomotiva”, degli eroi “giovani e belli” e della “libellula in un prato”, viene ignorata per irrorarci di stimoli “moderni” che noi possiamo accogliere o meno.
Gli April Fools scelgono una strada radicale, un reboot del patrimonio pop italiano che, invece, altri gruppi stanno faticosamente recuperando (penso alla meravigliosa “Prospettiva Nevski” rifatta dai Runa Raido o alla “Vedrai Vedrai” da brividi riproposta dai Piccoli Omicidi).
Un disco piacevole, specchio dei tempi e che, forse inconsapevolmente, aiuta a fare il punto sul sentiero biforcato che appare davanti ai giovani artisti del 2012.
Se quella degli April Fools sia stata una scelta coraggiosa o astuta lo scopriremo solo vivendo (tiè!).
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Reblogged this on AG CommunicationS and commented:
Una delle recensioni agli April Fools ^_^