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Out intervista… Alessandra Perna

Alessandra Perna, colonna dei Luminal e scrittrice. Intervista di una nostra nuova firma all’esordio, Maria Maddalena, foto di Luca Giorietto.

Vivere è scegliere: intervista ad Alessandra Perna
di Maria Maddalena


Out. Partiamo dalla notizia più recente: hai scritto un nuovo libro, non ancora uscito. Ce ne parli? Quando uscirà?
Alessandra Perna. “Il Papa che visse un giorno” è la storia di un uomo che rinuncia al soglio pontificio, dopo aver passato in rassegna tutti i motivi per i quali la religione è uno dei peggiori mali dell’umanità. Lo sto proponendo proprio in questo periodo a case editrici a cui penso possa interessare il soggetto… ad ogni modo non ho ancora raggiunto un accordo preciso con nessuno, quindi, editori, fatevi avanti!

O. Un approccio eretico, personaggi inquietanti, Chiesa e Natura che sembrano coalizzarsi contro l’Umanità… sei consapevole di vivere nell’Italia del Concordato e dei reality shows?
AP. “Ciao, mi chiamo Alessandra e di marketing non ho mai capito nulla.” “Ciao Alessandra!”

O. Qual è il tuo rapporto con il senso del sacro? E cosa sono per te, il bene e il male?
AP. Le persone si comportano bene e le persone si comportano male. Scelgono. Si può sempre scegliere. Chiaro e semplice. E’ un concetto talmente stupido che tutti fanno sempre un gran casino. Tutto è sacro. La propria vita, i propri sentimenti, e soprattutto la ragione, la razionalità.

O. A quali dei personaggi del tuo “Il Papa che visse un giorno” sei più legata? E ce n’è uno che ti rappresenti?
AP. Li amo profondamente, tutti e quattro. Sono talmente candidi e sinceri che vorrei tanto poterli conoscere nella realtà e abbracciarli. In ognuno di loro c’è qualcosa che mi appartiene. La paura del giardiniere del Papa, per esempio. Quando ero piccola ero come lui. Ogni volta che mi comportavo male pensavo sarei andata a finire all’inferno (quello con il fumo, il diavolo con le corna e tutti gli altri personaggi). Lo credevo sul serio. Oppure il Papa, i suoi silenzi, il suo modo di osservare tutto da lontano, la sua disperazione castrato in un ruolo che non gli appartiene. E i due fratelli, Corda e Madame, innamorati della vita, della ragione, della carne.

O. Che rapporto hai avuto con la Chiesa, nella vita?
AP. Perdonami, c’è una tizia con la pelle verde sul letto che urla bestemmie e cose strane e vomita verso il soffitto. Secondo te che vuol dire? Si è risentita per questa domanda? Vado a vedere, torno subito.

O. Leggendo il tuo libro sembra che tu non riesca a fidarti della gente, ma solo degli individui: ci parli del tuo rapporto con gli altri?
AP. Scusa? C’è qualcuno nella stanza? Chi ha parlato?

O. Alessandra, cos’è per te la famiglia?
AP. La famiglia è un nucleo di persone che si amano e si supportano, e che di solito non vivono sotto lo stesso tetto.

O. Parliamo della letteratura in Italia? Quando è stata grande e trovi che sia ancora grande? E ci sono scrittori italiani viventi che apprezzi?
AP. Non c’è posto per la grandezza in questo paese, non più. Siamo noi i primi a non volerla. Siamo diventati talmente bravi a lamentarci e a cercare di difendere il nostro orticello che non ci rendiamo conto di quello che sta succedendo. Un paese alla deriva, che non sa più riconoscere la bellezza, che non sa più combattere per la bellezza. Troppa gente ai vertici dell’industria culturale che deve pagare il mutuo alla figlia, all’amante, alla sorella, alla nonna.  Recentemente ho letto il libro che ha vinto l’ultimo Premio Strega. Un libro brutto, noioso, pretenzioso, che cerca di analizzare la situazione di una Prato invasa dai cinesi, sconfinando a tratti nel razzismo con una prosa fatta di pensierini ai limiti dell’imbarazzante e qualche citazione sparsa per alzare il livello. D’interessante invece ho letto un libro di Michele Vaccari, “Giovani, nazisti, disoccupati”, un libro contro l’ideologia, contro l’ipocrisia, una piacevole sorpresa. Consigliatissimo.

O. Hai la possibilità di sparare a zero contro tutti i bersagli che se lo meritano: procedi pure
AP. Ho letto un’intervista in cui Fabio Volo dice di ispirarsi ad Hemingway, Bukowski e Fante. Nicole Minetti è una fan di Fabio Volo. Devo aggiungere altro?

O. Grazie della tua disponibilità, Alessandra… ora guarda in camera e dicci chi sei
AP. Un panino al tonno, un bicchiere di succo di limone e un hot dog piccante.

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