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Soffici sorrisi

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Il capitalismo lo preferivamo senza vergogna, una forza brutale senza sorrisi.

Quando i padroni avevano il volto avaro di Scrooge e nell’Inghilterra vittoriana, sfruttavano il lavoro minorile per quindici ore di seguito senza che nessuno ne avvertisse lo scandalo (ora come minimo bisogna delocalizzare in Pakistan, dato che restiamo indifferenti al destino dei figli altrui).
Preferivamo quando il potere economico aveva un volto più becero e rugoso, ma almeno produceva beni, distribuendo infime briciole di benessere dal suo piatto.

In epoca postfordista, invece, i più non creano beni solidi, ma cifre, speculazioni finanziarie, etereo e impalpabile software. Questa leggerezza della merce si è tradotta in un restyling di immagine profondo e inquietante. Basta guardare le foto che corredano il post.

Su Feisbuk abbiamo detto anche troppo: altro che benefattori, il social network ha più l’aspetto di un casellario nazista dove tutti si schedano e si segnalano  da soli, divenendo oggetto di scambio, riserva di caccia per pubblicitari e manipolatori disposti a pagare fior di milioni per pacchi di utenti come una massaia davanti a un mazzo di carciofi. Utenti come incauti polli di allevamento, altro che network filantropico dell’amicizia, come il creatore si ostina a propagandarlo con un’ipocrisia senza pari.

Steve Jobs, CEO di Apple

Su Apple, produttrice di iPod e iPhone, nonché dei celebrati Macintosh, il discorso è analogo. Dopo aver dipinto i concorrenti di Microsoft come i monopolisti cattivi contro cui opporre un modo diverso e più umano di vivere l’informatica (il “Think Different”), hanno creato macchine sempre più eterodirette, in cui quello che puoi fare non lo decidi tu, ma la casa madre. L’iPhone non può che usare il software vagliato e approvato da Steve Jobs, il futuro iPad sarà solo un modo per sviluppare l’editoria elettronica che sarà controllata monopolisticamente da Apple.Insomma: l’informatica ha trovato i suoi nuovi padroni, sorridenti e cool.

Page e Brin, creatori di Google

Google è in cima alla lista nera. Dopo aver venduto l’anima alle peggiori dittature, ora ha iniziato a fare il poliziotto elettronico, censurando gli utenti della sua piattaforma Blogger, da cui siamo migrati benvolentieri qui su WordPress, per i motivi più disparati, soprattutto per combattere episodi di pirateria musicale più presunti che reali. Anche Google nacque con l’idea di dare una visione diversa del mondo, da cambiare un utente per volta: un utopico manifesto di libertà e simpatia ormai carta straccia.

Francamente, preferivamo lo Scrooge dickensiano o il Paperone di Carl Barks. Di fronte ai buoni sorrisi dei nuovi padroni proviamo solo inquietudine, sorrisi che, come le proverbiali carezze del gatto diabolico, vogliono la nostra anima.

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