Sono le undici di una notte calma e silenziosa . Trema la mia sedia. Trema il tavolo e l’acqua del caffè. Il pensiero va in Abruzzo: alla scossa che laggiù sarà stata fortissima.
Penso alla gente rinchiusa nelle nuove riserve indiane, guardata a vista ,coi braccialetti di riconoscimento ai polsi, placata e inebetita da inviti al mare e al karaoke ,impasticcata di false promesse su un fantomatico ritorno alla normalità. Massacrata dagli eventi , martoriata negli affetti, ingannata dalle false promesse di un ninfomane in avanzato stato d’andropausa.
Il governo con la “g” minuscola ha varato il decreto Abruzzo. I nani al potere hanno bocciato uno ad uno tutti tutti gli emendamenti della finta opposizione d’ avanspettacolo e si ritengono ampiamente soddisfatti del lavoro svolto.
Nessuna tasca italiana verrà toccata. Nessuna tasca ricca di italiani ricchi. L’Abruzzo lo ricostruiranno coi sogni patetici e stanchi del popolo dei gratta e vinci, col taglio ai bonus famiglia e con la riduzione della spesa farmaceutica. I poveri pagheranno per tutti, lo diceva anche Ettore Petrolini: ” Er denaro bisogna andallo a prende ‘ndo se trova: presso i poveri. C’hanno poco, ma so in tanti”.
Intanto il ducetto Bertolaso tranquillizza la nazione: la zona G8 è sicurissima e in caso di scossa gli elicotteri militari saranno pronti ad evacuare immediatamente i potenti.
Gli abruzzesi guarderanno coi nasi in sù i luccicanti uccelli d’acciaio portare in salvo quelli che contano.