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Gommalacca 06 – Strade dell’Est

“Strade dell’Est, immensi orizzonti… città nascoste di lingua persiana: da qui la Fine”… Finis Mundi, Balcani e altro nella sesta puntata di Gommalacca… magari non ci spingiamo lontano come dice Battiato in questi versi, ma le strade sono ugualmente immense. Decidete voi se è musica di m… (cit. Elio) oppure se è musica per le vostre orecchie: io una possibilità gliela darei.

Playlist
Davy Spillane, Andy Irvine, Márta Sebestyén, “Vo Krusevo gusta magl a”
3 Mustaphas 3: “Anapse to Tsigaro”
Muzsikas, “Legenyes From Kaloteszeg”
Márta Sebestyén, “Szeress Egyet, S Legyen Szép”
Jova Stojiljkovic Duvacki Orkestar, “Sumadensko Kolo”
Le Mystère des Voix Bulgares, “Polegnala e Todora”
3 Mustaphas 3, “Tikino Sa Sa”

CLICCA QUI PER ASCOLTARE LA TRASMISSIONE

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Recensione: Whales and Aurora (EP omonimo 2014)

by DOOM

Whales and AuroraGenere: Psichedelica/Shoegaze/Downtempo

Etichetta: Red Sound Records

Anno: 2014

Immerso nel pieno delle feste pasquali, a casa, tranquillamente seduto in poltrona, con un bel libro in mano da leggere, con le mie comode cuffie Sony d’annata, immancabili come copri orecchie, mentre fuori piove, mi accingo a recensire il nuovo EP omonimo dei post-metalares vicentini Whales And Aurora licenziato dalla Red Sound Records. L’EP contenente due pezzi è uscito dopo due anni dal debutto intitolato ‘Shipwreck’ pubblicato dai tizi della Slow Burn Records. Un quarto d’ora di musica di altissima qualità atmosferico/emozionale. Si parte con Haunted Coyotes, con ilsuo incedere lento – sognante ed onirico – riflessivo che prepara il campo per una esplosione di feroce rabbia in stile Isis/Tool che carica l’aria di brutalità inumana e le urla del cantato squarciano il velo di ipocrisia che ci ammanta! Albatros, il secondo pezzo del lotto, è molto più tribal – meditativa – evocativa. Dall’incedere malinconico, arioso ed ipnotico che ti sembra per davvero di volare sulle ali un mastodontico albatros ed il passaggio alla scarica sonora non è forzata, ma lenta e impetuosa. La band sa ben giuocare su sfumature, tinte e stili diversi da creare un sound sublime e magico. Capaci di sformare suoni estremi, devastanti, psichedelici, capaci di creare suoni letali ma anche suoni spiritual – introspettivi e spaziali viaggi psichici. Un ottima uscita. Aspettiamo il secondo album completo. Non ci basta solo il bicchiere d’acqua per dissetarci ma vogliamo la fonte!

Categorie: Musica, Recensioni

Recensione: Carlo Conti Trio, “Restrizioni Ingiustificate”

di Gustavo Tagliaferri

carlo-conti-trioAlta fedeltà. Una parola chiave che gioca un ruolo importante in quella che è la dimensione musicale vista a tutto tondo, ma assume ancora più un ruolo prioritario una volta entrati nell’ottica del jazz. Il sassofonista Carlo Conti, già parte integrante del forsennato trio che risponde al nome di Neo, deve averlo ben presente, specie se dà vita a sua volta ad un altro trio, dove ad accompagnarlo sono il contrabbassista Vincenzo Florio e il batterista Armando Sciommeri. E’ così che prendono forma le “Restrizioni Ingiustificate”, e non è un caso che ad agganciarcisi ci sia nientemeno che un “moderno” veterano del genere, tale George Garzone: un incontro tra Roma e New York che non si riduce certamente ad un mero confronto, anzi, fa sì che possa esserci un filo conduttore tra le ispirazioni coltraneane tanto care a Conti ed un’apertura verso una dimensione free, tale da dar luogo a composizioni quasi cervellotiche (Cassandra), ma anche prossime ad un passaggio dall’andante (Forza centripeta, Blues For Garz) al pacato (Neptuno), se non tali da esprimere, pur in un tempo ridotto, la loro grande sintonia con il concetto di ritmo (Moscione). E rimaneggiare l’accoppiata Ira Gershwin/Vernon Duke, per I Can’t Get Started, è pratica più che gradita, quando a darsi il cambio sono un sax tenore ed un flauto traverso nel giro di quasi dieci minuti. Parte di un disco le cui “Restrizioni” non possono che, a mano a mano, conquistare i puristi del genere, e forse anche una fetta di restii ad esso.

Rrröööaaarrr: Nihilist + Entombed

by DOOM

Nihilisband

I Nihilist sono stati una band di Thrash/Death metal svedese. Nati nel 1987 come Brainwarp, ma con l’arrivo in formazione del batterista Nicke Andersson e di suoi due compagni di armi, Alex Hellid alla chitarra e Leif Cuzner al basso, la band muta il nome in Nihilist. Cominciano come band hardcore/crossover ma poi iniziano ad inserire nel proprio sound influenze Thrash/Death metal ispirandosi ai primi Death, Kreator e Slayer. Nel marzo dell’88 entrano in studio per registrare la demo Premature Autopsy contenente tre pezzi: come sessions vengono reclutati il chitarrista dei Morbid Ulf Uffe Cederlund e Lars Goran Petrov alla voce. Sempre con la stessa formazione registrano presso i Sunlight Studios di Tomas Skogsberg, la seconda demo dal titolo Only Shreds Remains. I tre pezzi contenuti in esso mostrano un’evoluzione nel sound dei Nihilist, oltre le veloci sfuriate spacca tamburi cominciano a farsi sentire dei tempi più lenti e pesanti. La demo è accolta nell’underground come un capolavoro e il nome della band comincia a varcare i patri confini. La Svezia a l’epoca ha una grande tradizione di band estreme, i Bathory su tutti, ma nessuna di esse era mai riuscita a far della propria musica qualcosa di più di un semplice hobby. I Nihilist vengono contattati da Jon Metallion Kristiansen (autore di Slayer magazine) per la partecipazione ad un EP insieme ai Carcass, Bolt Thrower e Paradise Lost. I Nihilist per l’occasione registrano il brano Morbid Devourment, che non viene incluso nell’EP. Nel 1989 viene registrata la demo Drowned. Il lavoro mostra un solido progresso senza perdere niente della brutalità degli inizi, includendo influenze doom nella carneficina del proprio sound. Oltre ai due pezzi che comprende la demo vengono registrati altre due canzoni, una nuova versione di Face of Evil pezzo contenuto nella demo Only Shreds Remains e la cover di Radiation Sickness degli americani Repulsion. In seguito i due pezzi vengono raccolti in un 7′ pollici intitolato Radiation Sickness. Subito dopo la realizzazione del demo il bassista Hedlund abbandona la band per formare gli Unleashed e i Nihilist si sciolgono, solo per riformarsi alcuni giorni dopo con il nome: Entombed.

entombedband

Dopo appena un mese dalla registrazione di Drowned, gli Entombed ritornano ai Sunlight Studios per registrare la demo But Life Goes On (1989). Il basso è suonato da David Blomquist in veste di session-man che non si unisce agli Entombed perché non vuole abbandonare la sua band, i Dismember. Il nastro consacra la band come superiore alla media e tutto l’underground mondiale dovette ammettere che gli Entombed erano da considerarsi al pari di nomi come Death, Obituary, Napalm Death e Carcass. Inoltre con questa demo-tape nasce ciò che in seguito verrà etichettato come Sunlight sound, ovvero un muro sonoro fatto di monumentali chitarre dal suono “a motosega”. Sarà il loro marchio di riconoscimento e quello di tutta la scena death metal svedese di cui fanno parte band come Dismember, Grave e Unleashed. Dopo l’uscita della demo la band firma con la più importante etichetta estrema di quel periodo, la Earache Records, alla fine del 1989 viene registrato quello che tuttora rimane un caposaldo del death metal: Left Hand Path 1990 (che include sette songs epoca Nihilist). Clandestine del 1991, segue la strada del predecessore con alcune accortezze tecniche in più (si parla anche di 10-12 riff per canzone) e brani più cadenzati che dal vivo scuotono il pubblico. Ma il vero cambiamento ed il grande successo arriva con il terzo disco: Wolverine Blues del 1993. Il suono perde la componente “cadaverica” ma guadagna in ruvidezza ed impatto grazie anche alle rocciose pentatoniche di Uffe Cederlund ed Alex Hellid. La velocità non è quella dei lavori precedenti, ma l’intensità di ogni singolo pezzo è davvero coinvolgente. Il cambiamento stilistico degli Entombed prende il nome di death and roll. Da ricordare: To Ride, Shoot Straight and Speak the Truth 1997, Same Difference 1998, Uprising 2000. Invece con Morning Star 2001, Inferno 2003 e Serpent Saints – The Ten Amendments 2007 si ritorna o quasi al sound terremotante degli esordi. Mentre Back to the Front il decimo album in studio della band uscirà nell’anno in corso.

Pillole di Aprile ’14

di Claudia Amantini

Too Much Ado Foto

Abbiamo già recensito l’Ep degli Too Much Ado, quattro ragazzi rumorosi dalle camice colorate e dai calzini a righe. Un mix di blues, rock, noise. Nell’epoca della musica digitale e della crisi di questo settore, dato che hanno scelto di autoprodursi, hanno reso anche scaricabile gratuitamente il loro Ep qui:

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Il 28 marzo è uscita la ristampa di “L’educazione delle rockstar” , l’album d’esordio di Borghese, cantautore post-ideologico. Le undici tracce che compongono l’album sono state riviste, riadattate e riarrangiate, ma conservano quella traccia di rock e cantautorato che le ha contraddistinte. Nella ristampa sono inclusi tre brani inediti. Uscito a gennaio il videoclip di “Bella ciao”, un singolo che riadatta un caposaldo della canzone politica italiana riadattandola ai “tempi moderni”. Partita anche la tournée di cui riportiamo alcune date:

6 giugno | Arci Camalli – Imperia

7 giugno | Nuovo Camarillo – Prato

Uno Bianca” è il quarto album di Bologna Violenta, uscito il 24 febbraio grazie a Woodworm, Wallace Record e Dischi Bervisti e distribuito da Audioglobe. Il disco è un concept album basato sui crimini della banda della Uno Bianca, un gruppo di banditi composto da cinque poliziotti ed un civile, attivo a Bologna e dintorni (dal 1987 al 1994), che ha compiuto più di cento colpi, uccidendo ventiquattro persone e ferendone più di cento. Il disco ripercorre in ventisette tappe la sua storia criminale, una sorta di colonna sonora immaginaria dei suoi colpi peggiori, perpetrati ai danni di distributori di benzina, caselli autostradali, banche e supermercati. L’album è caratterizzato dalle sonorità tipicamente estreme del progetto, rese ancor più drammatiche dall’uso massiccio delle orchestre d’archi. La “forma canzone” è definitivamente abbandonata a favore di strutture che ricalcano lo svolgersi degli avvenimenti, così come viene riportato dagli atti processuali. BOLOGNA VIOLENTA vuole omaggiare la città di Bologna raccontando in musica una delle pagine più violente della sua storia e lo fa con un disco oscuro, dove le campane a morto risuonano pesanti per ricordare la tragedia e la follia di quei momenti. Ottimo lavoro di Nicola Manzan, one man band.

MetalRece: Cynic + Behemot

BY DOOM

Cynic-Kindly-Bent-To-Free-UsCYNIC – Kindly Bent To Free Us
Genere: Fusion/Jazz /Ambient/Progressive Metal/Alternative Metal
Etichetta: Season Of Mist
Anno: 2014

Kindly Bent To Free Us, arriva sei anni dopo Traced In Air e 21 anni dopo il capolavoro Focus. I Cynic più maturi e meditativi hanno definitivamente abbandonato la matrice death metal degli esordi. Le prime premonizioni si sono avute con il precedente Traced In Air. Il nuovo disco vira su suoni di matrice progressive sperimentale ricamando il tessuto sonoro con suoni jazzati ornandoli con il fusion e decorandoli con partiture post ambient ipnotico. Kindly Bent To Free Us è un viaggio, interstellare, con aperture celestiali, verso nuove terre inesplorate. Abbandonata, dunque, l’immagine di gruppo tecnical-death, i Cynic sperimentano, facendolo con un gusto ed una maestria. Suoni iper-curati e arrangiamenti intricati, variegati, ma, a loro modo, digeribilissimi. Un’orgia di riffs vorticosi e streganti, a volte genuinamente deliziosi, a volte inquietanti.Comunque, non mancano, le aperture più distorte, ma la matrice dei pezzi è, tuttavia, tendente ad un progressive poco aggressivo. In tutto questo, poi, prendono spesso piede dei riffs alquanto onirici, costituiti da arpeggi di poche note, ma sapientemente comunicativi e gustosi. Non mancano i momenti schiettamente tosti come ad esempio Gitanjali. Che dire, Kindly Bent To Free Us, rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto a Traced In Air, con pezzi più lunghi, esemplificati per alcuni soluzioni, più intricati per altre. Se vi aspettavate, growl e riffing persistente e maligno, il consiglio è di cambiare proprio aria. Chi invece ha apprezzato e apprezza questa seconda vita dei Cynic, rimarrà piacevolmente colpito da quest’ultimo album. Consigliato!

Behemoth-TheSatanist

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BEHEMOTH – The Satanist
Genere: Black Metal/Death Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2014

I Behemoth si ripresentano, dopo cinque anni con il nuovo The Satanist. I nostri belluini amici si trovano a proseguire il proprio cammino lasciando nei ricordi più remoti quello Sventevith ormai alla soglia dei venti anni, e allo stesso tempo quell’Evangelion, penultimo capitolo dell’evidente cambio di rotta dal black metal degli anni ‘90 al death metal del nuovo millennio. In questo lasso di tempo e nel passaggio di testimone tra i generi, la band non ha mai tradito le attese, proponendo sempre e comunque dischi di altissima qualità. La produzione è superba, dove i background e le parti sinfoniche che permeano il nuovo stile della band vengono fuori in maniera massiccia ed evidente; neanche una virgola risulta messa fuori posto, tutto gira alla perfezione. The Satanist riesce ad essere anche violento e muscolare, forte di una tecnica esecutiva ulteriormente affinata. Si parte con il brano Blow Your Trumpets Gabriel, singolo apripista che preannunciava la bellicosità del disco completo. Pezzo epico dall’incipit vagamente doom che successivamente guadagna in velocità e spessore, abbellito da un mood sinfonico carico di pathos. Con Furor Divinus e Ora Pro Nobis Lucifer si cambia marcia. Vere e schiette sprangate di death metal tecnico ed aggressivo nel tipico stile dei polacchi. Il meglio, arriva dai brani più ragionati e ricchi di pathos. The Satanist, episodio arcigno e compresso nei tappeti di riff ma altrettanto epico nel suo incedere. Ben Sahar, cattura subito l’ascoltatore soprattutto grazie alle intriganti atmosfere, capaci di condurre la mente a esplorare nuovi ambiti sonori e timbrici, che raggiungono l’apice nella successiva In the Absence ov Light, la migliore del lotto. A chiusura di scaletta troviamo l’epica Father O Satan O Sun! con il suo andamento scorrevole che si alterna alla sezione tritura ossa, prima di placarsi nuovamente e condurci a quello che è l’epilogo di questa nuova fatica dei Behemoth, dove Nergal declama la sua rabbia a mò di litania. Il ritorno dei Behemoth si pone in perfetto equilibrio tra il passato e il futuro di questa grandissima band con oltre vent’anni di carriera sul groppone. Una delle voci più interessanti dell’immenso e complesso universo estremo. Un must del genere!

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Gommalacca 05 – Oh My God!

obrotherTrascendenza e altri mondi, monodie celesti e preghiere all’Avversario. La musica è attraversata dal divino e dal demoniaco in lungo e in largo. Diamone conto anche noi. Gommalacca continua (se nessuno ci fulmina) a parlare di Dio in musica. Folk, più o meno…

Playlist

Alison Krauss – Down to the River to Pray
The Cox Family – I’m Weary, Let Me Rest
Robert Johnson – Kind Hearted Woman
Jocelyn Pook – Masked Ball
The Chieftains: Dum Paterfamilias
The Incredible String Band – Job’s Tears
The Stanley Brothers – Angel Band

QUESTO IL LINK PER ASCOLTARE LA TRASMISSIONE

Gommalacca

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