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Beatles: cosa resta alla fine del viaggio

Tutto era partito dai dubbi nati dalla scheda di Scaruffi sui Beatles.

“I Beatles vennero alla luce all’apice della reazione nei confronti del rock and roll, quando innocui “teen idols” (rigorosamente bianchi) prendevano il posto dei selvaggi rocker neri che avevano scosso le radio e le coscienze di mezza America.”

Col caschetto

Col caschetto

Un giudizio aspro e inatteso per uno che vedeva i Beatles come dei classici, intoccabili come Garibaldi o Le Quattro Stagioni; ho sempre pensato, tuttavia, che l’atteggiamento da fanboy ottunde lo spirito critico e che il giudizio richiede tempo per scavare e riflettere su ogni badilata che affonda nel terreno della Storia. La musica dei FabFour si coglie meglio immergendosi nel loro mondo e nel contesto che li ha visti crescere, cercando di coglierne anche gli aspetti più laterali, perciò andava ascoltato tutto tutto per discernere il vero e il verisimile in questo lavoro lento di mola e acqua. I dubbi sollevati dal critico più criticato del web non sono da eludere, anche se incontrare un demolitore ti fa dubitare che lo stesso edificio che ricordavi sia mai esistito, perdendosi quel senso del sacro e dell’intoccabile che il classico evocava e i rischia una débâcle clamorosa della nostra coscienza di ascoltatori.

Alcuni fatti: all’inizio della loro carriera il fenomeno “Beatles” è stato costruito a tavolini, pensato ed edificato come idol band; si puntava sull’immagine e sulla freschezza di quelle quattro facce da schiaffi, prescindendo da qualsiasi discorso di qualità musicale (e non mi chiedete cosa sia la qualità: “Lo zen e l’arte della manutenzione della bicicletta” l’ho letto anche io per non dubitare di chi parla di qualità). Tuttavia, chiediamoci come Lennon e soci, imbottiti di pasticche dal manager per renderli sempre brillanti ed elettrici, finiscano per sviluppare un senso critico e storico della loro opera, rifiutino di suonare per ragazzine urlanti in concerti dove non riescono ad ascoltare se stessi, scoprano nuove vie al pop e rendano universali e diffusissime le forme rock (“Helter Skelter” non è rock forse? La rabbia di “Twist and Shout” non è forza espressiva rock?). Da pupazzi ad artefici del proprio destino. Questa loro liberazione ed autocoscienza è un altro fatto innegabile.

Col pigiamino della nonna

Col pigiamino della nonna

Musicalmente parlando, raffinarono il già esistente (dai Beach Boys alla musica sperimentale con i loop e la manipolazione dei suoni), ma riuscirono anche a comporre pezzi incredibilmente efficaci e talmente sfaccettati da stupirsene ad ogni ascolto e volsero il loro sguardo ad Oriente inglobando nella loro esperienza la musica indiana, senza però avere un atteggiamento da bwana coloniale, ma introducendo semi di dubbio ed autocoscienza in un’Europa ancora totalmente chiusa in se stessa. Figli della borghesia, diedero alla vecchia Britannia una scossa tutt’altro che tranquillizzante, ispirarono generazioni di sperimentatori . Non hanno giocato alla Rivoluzione come certi menestrelli poi divenuti parodie di se stessi con la chitarra elettrica. Si sono suicidati nel momento in cui il sogno lisergico della Primavera dell’Amore si sfaldava sotto il peso delle troppe droghe, anche perché avevano portato al limite il loro discorso che andava consegnato alla storia della musica.

L’unico rammarico sono gli stracci volati dopo fra il Macca e Lennon, che dolcemente gli disse ce ormai Paul scriveva musica per ascensori. Il bello è che McCartney, oscurato dal mito lennoniano più che dalle sue canzoni (risparmiatemi “Imagine”, vi prego), da questi acolti esce fuori come il Demiurgo del gruppo, il compositore più bravo e l’anima rock, il genio manipolatore dei nastri, colui che ha provato fino alla fine a tenere insieme i suoi amici fino a quando l’amicizia ha retto. Ringo si è rivelato un batterista bravo e istintivo, poco accademico, ma duttile e preciso. George, invece, sfornava gioielli rari di rarissima bellezza, perle rare. Grande merito di questa carrellata di ascolti è stata anche rivalutare in pieno il periodo degli esordi e ridimensionare ampiamente l’elemento beat che credevo predominante: già regnava il RnR, Chuck Berry e tanta bella America nera e bluesy.

I Beatles mi si sono rivelati come portatori di tensioni ed idee non solo musicali, humus prezioso per chi ha voluto coglierne il dono. Musica totale, che oscilla tra semplicità assoluta e psichedelia nel suo vero senso letterale: Beatles come ricerca dell’anima.

Versione hipster

Versione hipster

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Raffica bis di Luglio ’14 (ovvero i labirinti)

Sergeant Hamster - stSergeant Hamster (LP Omonimo, 2014)

È cosa nota che nelle aree laterali si sia più conservativi. Nella provincia dell’Impero, dove le cose arrivano con il loro tempo, esse stesse attecchiscono però con piglio tenace, mantenendo l’impronta di ogni fenomeno in maniera tenace. Il rock anni ’70-80 è stato un bacino di suoni e sogni in cui la provincia si rifugiava per scappare dai neomelodici e dalla new wave di Mister Fantasy: i dischi passavano di mano in mano con piglio carbonaro, a diffondere la musica “vera”, i pensieri “vivi”, mentre già in America si cambiava (l’hard rock anni ’80) e in Inghilterra si contestava (il punk del ’77.
L’album dei Sergeant Hammer, palermitani, è un’immersione filologica in quei suoni, in tutto l’immaginario rock di tnto tempo fa. Consigliamo a chi vuole un disco di rock solido e ben suonato, anche per dvertirsi a creare paralleli e ponti con un’epoca che fu, ma che ancora ci nutre profondamente, specie quaggiù nelle aree laterali.

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Lenz1Lenz, “De Fault” (2013)

Curioso disco homemade che a capo al polistrumentista Damiano Lenzi, Rock ed elettronica povera, a volte troppo, ma che cresce con gli ascolti, mixando testi in inglese e stralci di realtà televisiva. Ad un primo ascolto pare una sorta di concept, ma riesco a coglierlo solo a sprazzi, specie nei suoi aspetti più satirici (fulminante “Murder in a small town” condito di cronaca nera televisiva). Diisco labirintico, non amichevole, discontinuo, non mirato, forse da affinare, ma un lavoro con germi interessanti.

 

 

 

KISSES FROM MARS_1440Kisses from Mars, “Not Yet” (2014)

Sempre detto che la musica ambientale è una frontiera, piena ancora di spazi, ma ancora da riempire con gli spettatori: difficile, perché non puoi contare sul pogo facile, sul paraculismo messaggioso del pop. La ricezione del messaggio Ambient rende indispensabile la registrazione, la fruizione solitaria, e il disco dei Kisses from Mars si fa ascoltare languidamente, senza particolari picchi, ma con molto piacere. Manca il guizzo sperimentale, è tutto affidato a tessuti di chitarre e ritmica, mentre le canzoni scivolano via traccia dopo traccia. Interessante, ma ci vuole più coraggio.

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Recensione: Redline Season, “Invictvs” (2014)

REDLINE SEASON AGNELLO OROby GALA

Un vortice che raggiunge il centro della terra composto da fango, lava, filo spinato e chilometri di fili di chitarra. INVICTVS ti schiaccia con tutta la sua potenza. Batteria presente e con un posto d’onore in tutti i brani eccetto :”Phoneix First light” in cui si ha un attimo di pace durante la discesa negli inferi. I Redline Season escono con questo loro secondo album che scotta come una patata bollente e il suo nome è INVICTVS, parola che proviene dal latino e significa “mai sconfitto” e rende bene l’idea del mood che questi artisti volevano e sono riusciti a ricreare.
Le scelte che si possono fare dopo essere stati piegati dalla vita sono due: una è gettare la spugna e l’altra scelta è quella di continuare imperterriti anche se si sta’ sputando sangue e i Redline Season non indietreggiano mai e vanno avanti pieni di graffi e lividi, ma carichi e forti anche nei pezzi più lenti.
Il filo scarlatto che lega la prima all’ultima canzone è un alone mistico e quasi sciamannino fatto di pozioni, sortilegi e trance divinatorie.
Un viaggio dalle note psichedeliche dai toni dark che mi fanno sentire come una cavia da laboratorio senza via di scampo. Copertina da sballo.

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Rrröööaaarrr: Tristania

Tristania

by DOOM


I
Tristania sono una gothic metal band norvegese, fondata nel 1996 dal chitarrista e cantante Morten Veland, dal tastierista Einar Moen e dal batterista Kenneth Olsson in seguito si aggiungono al gruppo i due chitarristi Anders Høvyvik Hidle e Vibeke Stene e il bassista Rune Østerhus. La band registra nel 1997 il demo EP ‘Tristania’. Il lavoro è molto apprezzato dagli addetti ai lavori mentre la furba etichetta austriaca Napalm Records, fiutato le potenzialità della band, batte la concorrenza sul tempo e li mette sotto contratto. L’anno successivo debuttano con ‘Widow’s Weeds’.
I
Tristania, già con l’album d’esordio, rivelano una notevole maturità artistica e uno stile musicale perfettamente delineato, anche grazie alla partecipazione di artisti con maggiore esperienza come il violinista Pete Johansen dei The Sins of Thy Beloved. Il secondo full-lenght, ‘Beyond the Veil’, viene pubblicato nel 1999. Il nuovo lavoro si discosta molto dalle sonorità, doom, che avevano caratterizzato il sound della band. Beyond the Veil presenta infatti un’impostazione più death metal in chiave melodico-sperimentale. Dopo l’uscita Beyond the Veil, Morten Veland, fondatore e il principale compositore della band, a causa di una profonda divergenza musicale e sociale con gli altri membri decide di lasciare. Formando successivamente i Sirenia. Il nuovo album, ‘World of Glass’ esce nel 2001. Lavoro che combina elementi tipicamente ‘tristaniani’ con cori, violini, pianoforti, componenti elettroniche ed industrial. Anche nei i testi il nuovo album si distanzia dai temi romantici delle prime due uscite, incentrandosi principalmente su argomenti religiosi ed onirici. Il quarto album, Ashes, viene pubblicato nel 2005, dalla tedesca Steamhammer Records, che li ha assunti subito dopo la scadenza del loro contratto con la Napalm Records. Questo lavoro vede una decisa diminuzione delle componenti gotiche con sonorità molto più essenziali vicine al doom metal tradizionale. La presenza di cori è nettamente ridotta rispetto ai lavori precedenti; scompaiono anche i violini di Pete Johansen rimpiazzati dalle melodie al violoncello di Hans Josef Groh.

Il 27 febbraio 2007 esce ‘Illumination’ ultimo lavoro targato Steamhammer Records. La band dopo i molteplici problemi di line-up approda di nuovo alla Napalm Records pubblicando nel 2010 Rubicon’ e nel 2013 Darkest White. Lavori che si discostano profondamente dal sound che li aveva resi famosi nei primi dischi. Proponendo un sound molto leggero ed orecchiabile. Il sound dei Tristania fino al terzo album si è quasi sempre focalizzato su elementi tipicamente classici, primo fra tutti la voce lirica femminile, che accompagna le parti più spiccatamente metal spezzandone la ripetitività e dando loro una maggiore profondità ed incisività. Le melodie create attraverso cori e strumenti classici come il violino, il pianoforte e il flauto sono spesso molto ricercate e complesse e si intrecciano perfettamente con i pesanti riff di chitarra e le voci death caratteristici del symphonic black metal(in Widow’s Weeds), del death metal (in Beyond the Veil) e del doom metal (in World of Glass). Diffuso è anche l’utilizzo di tastiere e sintetizzatori. La vena sinfonica viene persa nel quarto album, Ashes. Con Illumination, segna una svolta radicale nel sound della band verso il gothic rock.

Out segnala… Festival estivi

Settima luna festival

di Claudia Amantini

SETTIMA LUNA FESTIVAL – 18/19/20 Luglio, Donnini/Reggello (FI)

Nuovo festival musicale organizzato dall’Associazione Culturale La Mezzaluna, che si svolgerà a Donnini, paesino alle pendici di Vallombrosa nel comune di Reggello (FI). Presenti grandi nomi del panorama Jazz italiano e internazionale che si esibiranno su due palchi naturali: la Pieve a Pitiana e i prati de La Mezzana.

18 luglio con “Jacopo Martini Quartet”; 19 luglio “Musica Nuda”; 20 luglio Enrico Pieranunzi e il duo Marco Poggiolesi-Ferdinando Romano

Info e biglietti:

www.settimalunafestival.cominfo@settimalunafestival.cominfoline: 347 3322638 

Boxoffice: www.boxofficetoscana.itTel: 055-210804

Boxol: www.boxol.it/Toscana/IT/

Ufficio Stampa: Sara Buselli press@settimalunafestival.com

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indievisibile-festival

INDIeVISIBILE festival – 7/8/9 Agosto 2014, Largo Hengs, Ancarano (TE)

Dal 7 al 9 agosto 2014 torna con la II° edizione l’INDIeVISIBILE festival, la rassegna musicale ad ingresso gratuito, promossa dalla Associazione Culturale Valerio Capponi. Il programma prevede artisti diversi che ogni sera si divideranno il palco:

7 agosto. “il Triangolo”, band piemontese che da poco ha dato alla luce il secondo disco “Un’America”; a seguire la cantautrice catanese “Levante”, reduce dalle aperture del tour dei Negramaro. Durante la serata l’esibizione “Live painting” dell’artista Nima Tayebian.

8 agosto. “Etruschi From Lakota”, band “caricata a Chianina e Led Zeppelin”; “Progetto Panico”, umbri dall’attitudine punk con alle spalle “Vivere Stanca”, album prodotto da Karim degli Zen Circus; i “Gazebo Penguins”, band emiliana di matrice postpunk, che vantano un album dal suono diretto ed esplosivo, “Raduno”, e un nuovo split con Jhonny Mox.

9 agosto. A chiudere la II° edizione tocca a “Noir Tesla”, uscito da poco il primo Ep omonimo, un trio dal rock moderno, e ai “Bud Spencer Blues Explosion”, duo romano ormai di certa “notorietà” nell’ambito indie. Flebo, Keope e Mons sono invece artisti della “street art” che si esibiranno in performance dal vivo.

Recensione: La Madonna di MezzaStrada, “Lebenswelt (il mondo della vita)” (2014)

di CLAUDIA AMANTINI

Copertina+LEBENSWELTLa Madonna di MezzaStrada nasce a Perugia nel 2008, come duo acustico. Dopo cambi di line-up e un disco alle spalle (“Cantiche”, 2011), esce in questo 2014 “Lebenswelt (il mondo della vita)”, targato La Fame Dischi. Un album interessante, testi di spessore, musica “alternata”, il cantautorato che abbraccia il rock indipendente.

Ombre e luci, chitarre e piano, delirio e melodia. Nove tracce che si contraddistinguono, creando un quadro emozionale ricco di sfumature: introspezione (“Il mondo della vita”, “Io”, “Le vite degli altri”), malinconia (“Nostalgia”, ”Tunisia”, “Mosche”), attualità (“Vietato pensare”, “Piccoli drammi”,“Regione”). Postrock, new-wave, progressive… un gruppo che rivendica il diritto ad una musica che non sia puro intrattenimento, una canzone d’autore di nuova generazione che risvegli le coscienze. E scuote, e si rilassa e ironizza. Figli dei Cccp/Csi, nipoti dei Disciplinatha.

“I piccoli drammi borghesi non mi interessano come quel tipo che ci rimprovera che la colpa è nostra se il paese è una merda” (Piccoli Drammi)

“Dormo mi sveglio lavoro poi di nuovo dormo (…) e adesso tornate a morire in ufficio stronzi” (Regione)

Il sottobosco italico si arricchisce di una perla in più.

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Recensione: Party in a Forest, “Ashes” (2014)

by GALA

 

COVER-PIAF_smllMe lo prendi papà? Sì.
Quell’album con in copertina un occhio in un ala di farfalla??
Lo prendi papà? …. Papà??
Siamo in ritardo per la festa del papà o vogliamo festeggiare Gianni Morandi? Nessuna delle due cose. E’ la festa dei “Party in a Forest”, appunto sempre di festa stiamo parlando, ma qui Gianni Morandi e mio papà non li inviterei mai.
In questo gruppo Made in Italy di italiano c’è ben poco, potrebbero benissimo suonare in qualche locale londinese e nessuno si accorgerebbe della loro nazionalità, visti i brani cantati in inglese impeccabile, ma se vogliamo essere patriottici e vogliamo trovare del sangue italiano nelle loro canzoni, allora io direi che la loro autenticità, precisione e cura nei suoni e nelle varie sfumature dei brani, a partire dalla scelta dei titoli alle varie tonalità date dagli strumenti, allora sì…  allora ci troviamo davanti ad un prodotto che non solo varrebbe la pena di esportare in tutto il mondo, ma che soprattutto andrebbe fatto ascoltare nelle scuole!? Sto forse esagerando? Forse un pochino, ma è solo perché quando mi sono trovata ad ascoltare questo album, mi sono emozionata, perché era parecchio tempo che non sentivo questa genuinità in un gruppo musicale e soprattutto perché la voce di Ferdinando Montone merita un bel 10 e lode.
Ashes è il nome del loro album d’esordio; “Going Nowhere” il singolo estratto.
In effetti, dove potremmo andare? Andiamo a perderci in questo fiume denso e polveroso.
I testi sono perfetti nella struttura linguistica e dipingono un paesaggio caldo, ma nello stesso tempo non c’è tempo per controllare se fuori splende il sole, perché dentro piove, si sente la vita per quella che è, per quella vita che in questo momento stiamo vivendo un pò tutti, visti i tempi cupi e incerti che ci avvolgono.
Un album composto da 10 tracce da ascoltare mentre si crea, si fa l’amore e mentre si vive.
Allora, me lo prendi papà? Beh, se non me lo prendi tu faccio da sola, I’m tired!

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