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Retrospettive 01 – Ottobre ’14

Ritorna Gustavo Tagliaferri sui post del blogdiout con una rubrica fissa di retrospettive musicali delle uscite italiane più interessanti degli ultimi anni. A te la linea, Gus…

di Gustavo Tagliaferri

Marlat – Ruvidacenere

10718418_10204890557374462_573728688_oStrana e contemporaneamente affascinante l’Emilia Romagna. Affascinante nell’avere in Bologna uno dei punti centrali di riferimento in fatto di proposte musicali e non, strana nel non aver mai vantato una simile produttività in quel di Parma, da sempre una città particolarmente sottovalutata, per quanto abbia dalla sua parte le opere di Giuseppe Verdi. E forse è proprio per questo che il team SFEM, oltre agli ottimi Nokeys, ha deciso di scommettere anche sui ragazzi che compongono i Marlat. Le sei tracce che compongono il mini-album “Ruvidacenere”, rispetto al passaggio tra post-punk e new wave che ha caratterizzato i primi, sono animate da un rock sanguigno ed immediato, che non tralascia di certo le sfumature di cui sopra. Un contrasto tra luce ed oscurità che risulta evidente ascoltando il cantato possente e cupo di Filippo Galleani, da considerare come il lato furente dell’opera omnia, come lasciano intendere il singolo “Lady Anne”, la misteriosa “Nessuna Forma” ed una lieve pacatezza come quella di “Lasciami Qui”, ma tale da far emergere tra le proprie influenze anche certi Matia Bazar, come dimostra la voce di Francesca Mora, il cui potere seduttivo fa da contraltare all’interno di brani come l’eterea e trascinante titletrack e le dolci note di “Triora”. Il duetto di “DSL” chiude un cerchio molto godibile, quello in cui si ritrova un gruppo le cui potenzialità possono andare a formare un futuro full length altrettanto rilevante.

Gronge – Dolci Ricordi

10723598_10204643449236589_299326781_nMantenere saldo uno stile di vita basato sull’autoproduzione non è una scelta così utopica, alla fin fine, per quel che riguarda quei gruppi che, dai tempi degli esordi, hanno saputo districarsi fino ai giorni nostri, uscendo, pur non senza difficoltà, a testa alta. Volgendo lo sguardo verso Roma, i Gronge non fanno affatto eccezione, e possono essere considerati tra i principali esponenti del modello in esame, con quasi 30 anni di carriera alle spalle. Ed è per questo che, ascoltando un album come “Dolci Ricordi”, già dalla scelta della claustrofobica e sconnessa ripresa della straabusata “Anima Mia” come introduzione si sottolineano le ottime intenzioni di cui questo apparente inferno è lastricato, assodate definitivamente con l’hard rock di “Divento Protagonista”, che applica lo stesso trattamento a “Impressioni Di Settembre” della P.F.M.. Il resto viene da solo, sia che quel rock trovi le sue ramificazioni art nella delirante “The Teacher”, se non addirittura una sinergia con un ambiguo trip hop, come in “Defilippis Dead”, dove il citazionismo bauhausiano lascia maggiore spazio ad un refrain a metà tra esultazione folk e retrogusto à la Television, sia che a venire fuori siano il punk dissacrante di “Forza Lavoro”, la cavalcata tra reggae e noise “Graffiti 3″, la duttilità vocale del deus ex machina Marco Bedini, tra electro-stornelli (“Pischelli”) e prove di crooning maccheronici e minimal-wave (“My Brain”), se non addirittura la pittura intesa come jazz espressionista (“Hitler Naturale”) e no wave dadaista (“Man Ray Lo Sai”). Un magma sonoro dove si evince la natura di un gruppo che, al passare degli anni, sa sempre come stupire, ed altrettanto si può dire di questo disco. Da assumere in adeguate, se non massicce, dosi quando si ha bisogno di un’evasione fuori dagli schemi.

Luca Faggella & Giorgio Baldi – Tradizione Elettrica

IMG_185897979537035C’è un legame indissolubile tra Livorno e Roma, tale da far sembrare quella distanza che apparentemente le separa praticamente nulla, perché entrambe fanno da espressione di una continua ricerca nel suono, nelle liriche, nell’arte, anche per quel che riguarda le cose semplici. Qualcosa che può portare voci intense e spontanee che sono passate dalla musica klezmer a Sergio Bardotti e chitarristi che, oltre che a ricoprire il ruolo di “altra faccia” di cantanti di spicco, mostrano un bagaglio culturale che tocca molteplici generi ad incrociarsi. Luca Faggella e Giorgio Baldi non fanno certamente eccezione, e quanto accennato in un disco come “Ghisola” non poteva non concretizzarsi definitivamente in un album a doppio nome. La dimensione rappresentata in questo “Tradizione Elettrica” è priva di barriere: ballate sospese che fungono da manifesto del proprio io, non solo musicale, un diverso tra i diversi (la titletrack, “King Wah”), momenti rock (“L’Attore E’ Vivo”), lievemente hard blues (“Nelle Acque Del Porto”) e folk (“Montecristo”), composizioni che pescano a piene mani dall’insegnamento di Morrissey, con e senza Smiths (“Quattro Giorni Quattro”), la rilettura della “Va” ciampiana sembra imbevuta di un lieve mood alla My Bloody Valentine. E nel momento in cui c’è spazio anche per quei sopracitati colleghi, si chiamino Max Gazzè, al basso in “Vipere”, o Gimmi Santucci, la cui voce nella cadenzata “Olimpia”, in concomitanza con un nome d’oltreoceano come Stan Ridgway, dai Wall Of Voodoo, dà ulteriore verve al risultato finale, è chiaro come l’amalgama risultante vada a favore dei nostri, facendo di “Tradizione Elettrica” un’opera di tutto rispetto, una perla destinata, con gli anni, a brillare sempre di più. Sempre dalla parte dei randagi.

Rrröööaaarrr: Atheist

logoGli Atheist sono una band death metal della Florida, (USA) fondata dal chitarrista Kelly Shaefer. Nati prima come Oblivion poi con l’entrata in formazione del batterista Steve Flynn, del talentuoso bassista Roger Patterson e del un cantante Scrappy la band cambia nome in R.A.V.A.G.E. Il cantante viene subito allontanato e Shaefer decide di occuparsi lui stesso delle parti vocali. Nel 1985 la band entra in studio per registrare ‘Kill or Be Killed’ in seguito incluso nella demo ‘Rotting In Hell’. Al trio sia affianca un secondo chitarrista Mark Sczawtsberg e nel 1986 il quartetto incide la demo ‘On The Slay’ che attira l’attenzione di Borivoj Krgin, editore di Violent Noize, che include nella compilation della Godly Records, ‘Raging Death’ del 1987 i pezzi ‘Brain Damage’ e ‘On The Slay’. La terza demo, Hell Hath No Mercy esce nel 1987.

Nel 1988 il chitarrista Randy Burkey prende il posto del licenziato Sczawtsberg, nello stesso anno la band è costretta a cambiare nome per problemi di omonimia, in Atheist. Sempre nel 1988 esce la quarta demo ‘Beyond’ con il nuovo nome. Gli Atheist grazie al successo di Beyond stipulano un contratto con la Mean Machine Records e nel 1989 il gruppo debutta con ‘Piece of Time’, ma le pessime condizioni finanziarie della casa discografica portano l’etichetta alla chiusura, fermando temporaneamente l’attività della band. Poi sotto etichetta Metal Blade Records riescono a distribuire l’album e a partire per un tour promozionale. Piece of Time è sostanzialmente un album di death metal con alcune tentazioni sperimentali. Un lavoro audace rispetto all’epoca, in virtù di canzoni dotate di strutture più articolate e contorte nonostante un suono diretto e di impatto. Il 12 febbraio 1991, nei sobborghi di New Orleans, un incidente coinvolge il van del gruppo e il bassista Roger Patterson muore nell’incidente a soli ventidue anni. La band non decide di sciogliersi e viene scelto come sostituto Tony Choy, bassista dei Cynic, reclutato come turnista. Atheist

Nel 1991 esce Unquestionable Presence, il risultato sconvolge i fan per le marcate influenze jazz fusion mescolate alla aggressività sonora del death metal. Nel luglio del 1992 la band si scioglie per problemi sorti all’interno della band e per l’abbandono definitivo di Tony Choy. Ma gli obblighi contrattuali vanno rispettati, e quindi la nuova etichetta Active Records deve far registrare agli Atheist un terzo disco e nel 1993 esce ‘Elements’, con influenze ancora più marcatamente jazz fusion. Lavoro dal sapore più epico, pur conservando, una certa aggressività di fondo dovute alle reminiscenze death metal della band. Dopo alcune date per gli States la band si scioglie definitivamente. Lo split è dovuto oltre ai problemi economici anche ai molteplici dissidi interni che tormentano la band dagli esordi.

All’inizio del 2006 gli Atheist annunciano la loro ‘reunion’ e solo nel 2010 esce l’attesissimo quarto album in studio, ‘Jupiter’, dopo 17 anni di inattività. All’epoca nessuna band death metal aveva osato contaminare il proprio sound col jazz e il fusion. La scena pullula di gruppi brutali, legati agli stilemi più tradizionali, ma nulla che si ponesse al di fuori dei soliti schemi. Sicuramente, tra le tante, vi erano formazioni valide, tuttavia la capacità di creare un suono così organico, distruttivo ricco di cambi di tempo e riff differenti che distingue profondamente la band dalle altre. Peculiarità che, ben presto, si scontra con l’orientamento musicale del pubblico, il quale palesa una notevole difficoltà ad assimilare un suono così avanguardistico poiché la scena è profondamente legata al death metal più canonico. Ad oggi sono considerati tra gli inventori e principali sviluppatori, insieme a Death, Cynic e Pestilence del technical death.

Doom

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Music Report: Marlene Kuntz e i ventennali

di Claudia Amantini

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10259277_771789782888946_2682464260544839873_oMarlene Kuntz, Rimini, 11 Ottobre 2014

Questo sembra decisamente  l’anno dei tuffi nel passato. Il trentennale di “Ortodossia” dei Cccp fedeli alla linea, il ventennale (anticipato… l’album di fatto è uscito nel 1997) di “Hai paura del buio?” per gli Afterhours e ora altro ventennale: “Catartica” dei Marlene Kuntz. Celebrazioni, tour, dischi. Canzoni-album che hanno lasciato segni indelebili nella storia della musica indipendente italiana.
1492197_771792282888696_7435726192914917684_oI Marlene festeggiano “Catartica” con un tour celebrativo: MK Catartica Tour 994/014. Brani risuonati, riarrangiati, modulazione della voce lievemente (?) differente rispetto all’originale, chitarre sempre potenti, gioventù sonica che rivive. E con la scusa esce “Pansonica”, nuovo album, sette tracce di cui sei inediti concepite nei ’90.
I concerti sono sempre un viaggio, qualcosa di intimo, eventi speciali. Con i Marlene si è rivissuto un periodo, angoli smussati, maturità che sostituisce camicine “sgargioline” con il nero della sobrietà (anche se era il beige che toglieva dai guai), il suono rievoca i fasti del passato. Non sarebbe stato male ritrovare al basso Dan Solo.
Sicuramente bello riascoltare live che ti impregnano i ricordi di altri live, di canzoni ormai impresse nella memoria, almeno la mia.1965494_771791092888815_7219490066553542251_o

Raffica di Ottobre ’14: …eh Calabria caina!

Il tempo ci tritura come farina fina senza curarsi particolarmente di dare coerenza alla Storia del mondo, creando pieni e vuoti, riflussi e progressi figli del genio dei popoli. C’è chi è riuscito a rendersi cool e chi non ha mai potuto liberarsi da un immanente senso di sconfitta.
La razza maledetta, i Calabresi, leggendari uccisori di Cristo e eterne vittime di se stessi, non hanno avuto meno disgrazie degli Scozzesi, né meno cornamuse, ma nel Bruzio non è mai nato uno Stivell, dei Tannahill Weavers, dei Chieftains che nobilitassero la musica popolare e la portassero su un livello di fruibilità pop. La Calabria ha perso il treno del folk revival ’60-70 anche perché periferia delle periferie, gli anni ’80 li ha passati a guardare Canale Cinque, la musica tradizionale è stata tenuta su dalle vecchie glorie, dai menestrelli come Otello Profazio ai geniali giullari come Micu u Pulici.

E poi… e poi un’esplosione di meta-folk, para-folk, folk-folk, root-folk, tarante a destra e a manca, festival dove sfoggiare gonne a fiori e barbe impomatate da birra cheap e tavernello. La discesa del campano Eugenio Bennato a Caulonia (RC) ci ha perlomeno fatto rispolverare l’organetto e i balli a ruota, ma il power-folk del suo Taranta Power ha fatto notevoli danni, appiattendo e trasformando molte cose in un insopportabile tunz tunz. Stendo un velo pietoso su certi tentativi folk-pop degni della benedizione di Morfeo, rimuovo anche i tentativi malriusciti in cui mi sono imbattuto in passato e ho recensito e non linko (per carità). Però, almeno un pizzico di autocoscienza ha giovato, qualcosa è emerso.

Ritornano due nomi degni di rispetto, come quello degli Omerthà di Domenico Sisto e quello di Mimmo Crudo.

1458559_465206333596892_89806787_nDomenico Sisto & Omerthà Music Clan, “U tempu rallenta” (2014)

Gli Omerthà sono stati uno dei più interessanti esperimenti rock nel sud Italia figlio della nascita dell’Indie anni ’90, sono circolati per alcuni anni per poi sparire e riemergere con un progetto rock venato di nostalgica calabresità (“Da dove vengo io”), con un uso del vernacolo tagliente e saporito, che non cede mai all’oleografia, alla nostalgia dei bei tempi andati, ma getta uno sguardo lucido e profondo sugli anni Zero e li guarda da Sud. Un team solido, una bella voce e chitarre soniche alla ricerca di un brillante wall of sound (“Bella comu na stella”).
Un disco doppiamente figo (consentitemi il giovanilismo) che ricorda le lunghe notti sulla Ionica a scambiarsi nastri e alzare il volume perché a casa non si poteva amare il rock’n’roll.
Nostalgia a parte, direi che è un disco che mi resterà sulla pelle e nelle orecchie.

Mimmo Crudo e Lady U, “Acikof Dance” (singolo, 2014)

Spiazza ed elettrizza il nuovo progetto di Mimmo Crudo, ex componente de Il Parto delle Nuvole Pesanti; un cambio di rotta sull’electro, una sorta di taranta acida e psichedelica in cui si innestano venature trance e jazzistiche. World music? no, direi ricerca di nuovi impasti musicali, destrutturazione della tradizione e ricomposizione nel moderno.
Dimenticate l’approccio scanzonato, perché la sterzata è decisa e netta. A sto punto attendiamo l’album, felici che Mimmo ci provochi e ci riempia del senso dell’attesa.

Out segnala: pillole di Ottobre ’14

di Claudia Amantini

Un po’ di segnalazioni sparse ulle ultime uscite autunnali, anche per aver la scusa di alzare il volume delle casse.

Rudhen – Rudhen (ep, 2014)

Band veneta attiva dal 2013 concretizza l’attività live dando alla luce un ep omonimo di quattro brani nel 2014. Testi visionari e musica stoner la base, con strizzata d’occhi a Queen Of The Stone Age e Kyuss. Un mix evocativo ed energico che porta alla luce due videoclip: Black Spirit e My soul on fire. Buona partenza, in attesa di un album a più ampio respiro.

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Il Rondine – Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno

La Fame Dischi è etichetta attenta alle nuove proposte e sotto il suo marchio debutta Claudio Rossetti in arte Il Rondine, cantautore romano dall’ironia tagliente. Il suo album d’esordio, Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno, un pop-indie grottesco, racchiude undici tracce di storie quotidiane e “comuni”.

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Captain Mantell – Bliss

Quinto album per il trio capitanato da Tommaso Mantelli in uscita a Novembre. Le radici del rock (King Crimson, Beatles, Nirvana,…) incontrano nuovi orizzonti, sposano il sassofono, ballad evocative e ritmiche potenti. Di ottimo auspicio gli ospiti coinvolti nel disco: Liam McKahey (Cousteau), Nicola Manzan, Bleeding Eyes, DJ Muto.

Cupezza e disincanto, beatitudine ed evasione.

Teaser trailer:

MetalRece: Cox + Seneron

settembre 28, 2014 Lascia un commento

by DOOM

CoverCOX, “Come Here Alive” (EP – 2014)

Dopo la pausa estiva si ritorna a litigare con i vicini e i genitori per via del volume troppo alto del mio fedele hi fi. Rischio grosso! Perché per ritorsione, loro, possono rivolgersi alla NATO e vedermi arrivare sotto casa un battaglione di neomelodici incazzattissimi oppure per farmi delimitare il volume, installare una base NATO sul balcone. Comunque a testa bassa dichiaro guerra e vado avanti nei miei ascolti metal e non solo!

Dalla pimpante etichetta israeliana GlobMetal Promotions, mi arriva, attraverso la mediazione diplomatica del prof, questo EP di quattro pezzi dei moscoviti COX dal titolo Come Here Alive uscito a marzo di quest’anno. Nostri baldi giovani sono dediti ad alternative metal molto godibile (anche se trovo questo genere artificiale e di massa). Già innalzati al soglio della gloria grazie al singolo uscito l’anno scorso ‘Save Me’. Singolo cliccattissimo sui social network. I quattro ragazzi hanno tutte le carte in regole per proporre al pubblico songs ben strutturate, ben confezionate ed eseguite. Cattiveria, melodia, malinconia, non manca anche qualche puntatina nel pop d’annata e qualche pescatina nell’elettronica d’autore, pose seducenti e trucco ad hoc. Riff tosti, potenti, assoli ammiccanti, sezione ritmica trita ossa, voce potente ed accattivante, produzione cristallina che mette in evidenza l’abilità strumentistica dei giovani virgulti. Consigliato agli amanti del genere!

PARASITES AND POETSSENERONParasite and Poets”

I Seneron sono un trio ed arrivano da Derry Nord Irlanda. Nati nel 2011 e molto acclamanti in patria con all’attivo parecchi live anche all’estero ed interviste sui magazine specializzati e suonano uno sporco e grezzo Grunge/Rock/Punk sullo stile dei più famosi Nirvana/Foo Fighters/Green Day /Rage Against The Machine/Ramones èParasite and Poets’ è il debutto (almeno credo perché da una mia ricerca sulla striminzita biografia della band e sulle poche note allegate al promo non risulta nessun precedente lavoro od altro) che uscirà il 27 settembre con il supporto promozionale della GlobMetal Promotions. Allora in anteprima mi accingo ad ascoltare mettendo a disposizione i miei martoriati timpani e la pazienza in esaurimento dei dirimpettai. I nostri ruvidi amici ci propongo come dicevo in alto un rock grezzo, ruvido e lercio con inserti grunge e punk. Coniugando riffs vetriolitici e taglienti con la velocità ed aggressività del punk e le armonie sudice del grunge. Otto brani al fulmicotone, sanguigni e pregni di sudore che dal vivo innescarono un pogo indiavolato. …no mamma, stai tranquilla non è una scossa tellurica ma sono i Seneron!… chi sono? Meglio non conoscerli questi cialtroni spacca timpani. I nostri martellano che è una goduria divina mi metto a ballare a saltellare per la camera… ragazzi consigliatissimi!

Music Report: Emilia Parabolica (FestaReggio, Reggio Emilia, 11 Settembre 2014)

settembre 28, 2014 Lascia un commento

Fedelissima alla linea,la nostra Claudia ci dà conto di uno splendido concerto degli ex CCCP/CSI. Parola al nostro MegaDirettore Galattico!

di Claudia Amantini

10699098_757589490975642_514058286_nL’Emilia dei Cccp, l’Emilia fucina di molti gruppi musicali, L’Emilia del porco e del formaggio, L’Emilia Parabolica del libro di Massimo Zamboni…

10708579_757588577642400_8243624530300348865_oUn’Emilia che si auto festeggia, un concerto intimo, una chiamata che mette su palco volti diversi, ma comunque noti, comunque legati da sottili fili (rossi). Non si tratta solo della storia Cccp, ma di fusione tra persone-musicisti, storie diverse, stessa terra in comune. Questione di radici, questione di qualità. Canzoni Cccp e proprie dei gruppi, omaggio agli Skiantos e a Freak Antoni. Sul palco si alternano personalità diverse, particolarità che Zamboni ha saputo legare: Angela Baraldi, carismatica e travolgente come sempre; Danilo Fatur, “artista del popolo” che re-interpreta se stesso, trent’anni dopo; Max Collini e Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax; Modena City Ramblers e Cisco, storia passata in comune, nuove strade per entrambi; Marina Parente, soprano dalla voce sublime già presente nel primo album solista di Zamboni.

10706531_757590480975543_1413280675_nEppoi lei, un graditissimo ritorno: Mara Redeghieri degli Ustmamò. Ritorno già avvenuto col suo progetto Dio Valzer, ma riascoltare la sua voce a distanza di anni è colpo al cuore. Come rivederla sul palco, con l’amico-Ustmamò Simone Filippi alla batteria e Zamboni lì vicino con chitarra. Storia Cccp-Csi/Ustmamò/Consorzio, tanto tempo fa… Eppure ci sono intrecci imprescindibili, storie che finiscono, rinascono, si evolvono.

L’Emilia blandamente isterica, paranoica, continua a pulsare.

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